Il tabellone

di Allegra Giuffredi

Da un po’ di tempo lamento in maniera più o meno scherzosa il fatto che allo Stadio Falchi di Bologna il tabellone non ne vuol proprio sapere di funzionare per bene. L’anomalia più evidente sta nel fatto che fin dall’installazione, le valide sono state invertite con gli errori e sono le une al posto degli altri e ciò non va bene per niente. In ogni parte del globo, dove si giochi a baseball, chiunque vada a vedere la partita e ne sappia anche solo un pochino di baseball, sa che leggerà: punti, valide ed errori, mentre al Falchi, unico caso al mondo, troviamo punti, errori e valide. Ma ciò non basta, perché da qualche tempo anche l’andamento degli innings è quanto mai faticoso da seguire, poiché la semplice manutenzione (gap italico!?) delle lampadine dei numeri che sanciscono il punteggio, nella parte bassa e alta della ripresa è piuttosto aleatoria e spesso e volentieri ci sono dei problemi anche solo per visionare “a modo”, come dicono a Modena, gli strike, i ball e gli out.

Pare che, per risolvere buona parte del problema, basterebbero delle ventole, perché sembra che all’interno del tabellone faccia un caldo infernale, ma in fondo si potrebbe tornare al buon vecchio tabellone umano e qualche buon ventilatore, con qualche valente e volenteroso tifoso a cambiare il risultato ed aggiornare l’andamento della partita.

 

Negli USA dove di tabelloni ne sanno “a pacchi” e dove li usano per raccontare la partita, attraverso filmati d’epoca, statistiche, foto dei giocatori, interviste in presa diretta e coinvolgendo i tifosi addirittura nella godereccia “Kisscam” che immortala le coppia di tifosi, costringendoli a baciarsi con voluttà, talvolta hanno anche i tabelloni con all’interno un team di addetti che segue la partita in ogni sua sfumatura.

Al Wrigley Field di Chicago e al Fenway Park di Boston, ossia negli stadi più antichi ed iconici della storia del baseball statunitense e direi mondiale, vi sono almeno tre persone che narrano la partita cambiando numeri e lettere, sia dell’incontro che stanno giocando i Red Sox o i Cubs che di quelle che contemporaneamente si stanno giocando sia nella National che nell’American League.

 

La cosa più bella di queste strutture è che al loro interno troviamo molti graffiti e molte firme, tra le quali quella di Mariano Rivera (1969), uno dei più grandi closer di sempre.

 

In questi posti, dove chiunque di noi vorrebbe andare e da cui, a Chicago spunta e viene issata anche la “W” che sancisce ogni vittoria dei Cubs, si sta un po’ stretti e si suda parecchio, si è circondati da numeri, lettere, nomi di squadre e di giocatori, ma la vista è impareggiabile e la sensazione di essere al centro del gioco, pure.

 

Ecco, siccome in Italia ormai siamo al ridicolo nella narrazione della partita sul campo, poter avere un tabellone in stile Wrigley o Fenway, potrebbe aiutare.

 

Del resto il nostro è uno sport romantico e un po’ retrò, quindi in fondo l’idea di dotare i nostri stadi di tabelloni umani, non è poi un’idea così campata in aria: pensiamoci!

 

Allegra Giuffredi

 

 

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