Umberto Calzolari, ricordi

Foto di Franco Ludovisi
Foto di Franco Ludovisi

di Franco Ludovisi

Luogo: Bitburg, Germania, Base aerea USA

Anno: 1959

Protagonista: Nazionale di Baseball Seniores. 

La federazione ha scelto questo luogo perché qui si trovano tecnici, giocatori, campi ed avversari che possono farci migliorare molto come squadra. Ed è vero. Facciamo un lavoro incredibile, grandi esperienze e una preparazione mai vista prima. Con me, quell’anno, ci sono parecchi bolognesi convocati per il raduno e qui vorrei raccontarvi qualcosa di uno di questi, Umberto Calzolari, un amico da sempre.

 

La base aveva tantissimi vantaggi per noi, ma restava sempre una caserma e noi dormivamo in una camerata con i letti a castello (io sotto e Umberto sopra) con le docce e i water senza protezione, ma soprattutto con una mensa inospitale per noi buongustai bolognesi perché il piano cottura dei cibi era una grandissima lastra riscaldata dove ci veniva cotto sopra dalla carne al pesce in un intingolo uniforme. Si saltavano i pasti e ci si nutriva quasi esclusivamente con banane e gelati.

 

In questo contesto, preso dalla disperazione, entrai nel supermercato della base e quasi per caso trovai una scatoletta di carne argentina “Exeter” molto grande e costosa, ma la comperai lo stesso, la portai in camerata e, sedutomi sul mio letto, cominciai a mangiarla.

 

A metà scatoletta cominciai a sentirmi pieno e mi fermai a deglutire, ma dal letto di sopra Calzolari mi chiese:

Ludo, non la mangi più?”

Gli allungai la scatoletta che in pochi bocconi venne esaurita.

 

Credo che quella sera, nelle consuete preghiere che Umberto era solito bisbigliare prima di dormire ce ne fosse anche una per me in particolare.

 

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Una sera al circolo degli Ufficiali dove noi potevamo accedere liberamente, in nostro onore ci prepararono una spaghettata: immangiabile anche questa.

 

Per fortuna che il nostro interbase De Medio detto Tigellino riuscì ad introdursi nelle cucine, dirigere la cottura e il condimento, soddisfare la nostra fame e offrire ai militari presenti un buon piatto all’italiana.

Umberto, accanto a me, gradiva.

 

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Poi sul campo grandi battaglie a suon di legnate.

Lanciai anch’io in una partita e ad un enorme battitore mancino (seppi poi che era un professionista in servizio obbligatorio di leva) lanciai una palla a vite che entrò in strike guardato.

 

Il militare americano si girò verso la sua panchina per avvertire i compagni che lanciavo anche la vite:

 

inorgoglito da questa considerazione gli rilancia la stessa palla che venne trasformata in un fuoricampo immenso.

 

Calzolari andrà a recuperare la palla fuori dal campo….. per vedere quanto lontano mi avevano spedito il lancio. 

E rideva sotto i baffi.

 

Franco Ludovisi

 

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