Il giorno di gloria di un bat boy

di Giovanni Delneri

Era una giornata torrida del lontano luglio 1970 e fui designato per una gara di baseball in provincia di Torino. Mi misi in auto da Milano già con la divisa da arbitro che era allora in uso: pantaloni di colore nero, camicia bianca e cravatta nera. Le apposite scarpe, gli schinieri e la materassina li avrei aggiunti all'arrivo sul campo dove giunsi in ritardo causa un incidente in autostrada tra due autovetture che mi precedevano. La partita stava già per iniziare, con a capo il collega designato di base. Mi inserii nella gara, ma non ebbi il tempo di indossare gli schinieri, ne di cambiare le scarpe. Vidi che accanto al dugout della squadra ospitante avevano posto un grosso fusto di lamiera e all'interno in circa 50 litri di acqua un parallelepipedo di ghiaccio attorniato da una trentina di bottiglie di birra. Dissi al coach che l’acqua e il ghiaccio erano permessi, ma le birre assolutamente no.

Mi rispose che l’avevano già fatto altre volte e che era una tradizione  introdotta dal loro giovane lanciatore italo-americano. Tutto si risolse, con il disappunto dei giocatori della società ospitante, con la rimozione delle bottiglie di birra.

 

Tanto era il caldo che non usai nemmeno la materassina di protezione e tutti credettero che indossassi il giubbetto protettivo sotto la camicia. Il caldo era insopportabile e al terzo inning permisi ai giocatori di rinfrescarsi. Vidi il piccolo bat boy letteralmente stravolto dal caldo, Chiamai il coach  e gli dissi:  ‘’ io sto per svenire dal caldo e non risolvo il mio problema bevendo acqua ghiacciata. Diamo una possibilità al piccolo bat boy di diventare l’eroe della giornata". 

 

Sapevo che era un'idea molto, ma molto bizzarra (il caldo stava per dare i primi risultati), Il coach mi guardò e pensai che si preoccupasse di chiamare la Croce Rossa ed invece mi stette a sentire. "Tra poco durante una pausa del gioco io inviterò il suo bat boy a gettarmi letteralmente addosso un secchio d'acqua, Lui certamente non lo vorrà fare senza la sua autorizzazione e lei dal dogout, senza farsi vedere dal pubblico, lo esorterà a compiere quel gesto". E così fui letteralmente annacquato.  Allora presi il piccolo bat boy tra le mie braccia e tutti gli spettatori presenti applaudirono a quella inconsueta scena.

 

La gara proseguì con la vittoria della squadra di casa, per merito di un fuori campo a basi piene battuto dal lanciatore, in quel caso battitore, italo-americano. Non posso rivelare il nome della Società il luogo ne i nomi dei vari personaggi, ma posso solo dire che il coach non è più fra noi, e il piccolo bat boy è ora in pensione, trasferitosi ancor giovane a Roma, divenne un Ufficiale del Corpo dei Vigili del Fuoco in quella città.

 

Il campo dove si svolsero i fatti non aveva il palo del foul sulla linea sinistra e per determinare se una battuta fosse fuori campo o foul ci si avvaleva della posizione di un palo dell’ENEL. Se la palla usciva a sinistra era foul se batteva sul palo o era sulla destra era fuori campo, Eppure c’era tanta passione.

 

La squadra ospite di quel giorno, apparteneva a una città Lombarda e il loro coach si venne a lamentare perché gli ospitanti ad ogni ripresa, quando andavano in difesa, con un rudimentale impianto stereo, diffondevano l’inno Americano all'entrata in campo dei loro atleti, mentre non veniva fatto per loro. Dissi al coach che se avessero vinto avrei chiesto agli ospiti di dedicargli la stessa musica, ma non fu necessario.

 

TERZABASE

 

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Commenti: 1
  • #1

    nordhal1947@gmail.com (lunedì, 09 luglio 2018 09:41)

    mi sono dimenticato che indossavo anche la maschera e il cappellino,
    Ironia della sorte,nel mese di settembre mi fu affidata una gara cat,juniores a San Nazzaro dei Burgundi (PV) tra la squadra locale e il Milano B.C e nonostante fossi completamente bardato con la massìma sicurezza fui colpito con violenza da una palla lanciata dal lanciatore che per una mia disattenzione nel aver posizionato la materassina non bene,nella zona della carotide e questo violento impatto mi fece svenire,raggiungendo a pochi centimetri la carotide,Fui risvegliato dal coach del San Nazzaro con una secchiata di acqua gelata e vi assicuro che la temperatura esterna non superava i 10 gradi C, Comunque un grosso ematoma mi rimase per alcuni giorni,-
    Tanto fu lo spavento da parte dei giocatori,ma tutto si risolse in positivo,