La prima palla...

di Michele Dodde

Quella pallina da baseball dalle 108 cuciture divenuta quasi grigia ed in ben due punti anche spelacchiata era sempre rimasta lì su quella scrivania piena di pratiche da evadere. Ma non ha mai dato fastidio, quella pallina lì all’angolo sinistro, ben tenuta da un artigianale supporto in legno. Tuttavia essa era depositaria di ricordi che, se resi vivi, potevano portare al pianto o al sorriso di un periodo in cui molto spesso si gradivano i colori del tramonto al grigiore di un’alba senza sole. Quell’anno ormai lontano era il 1945 e Giovanni Delneri, divenuto in seguito uno stimato umpire per squisita scelta culturale sportiva, ad ogni precisa domanda sull’acquisizione di quel cimelio era solito glissare con risposte smozzicate o sfumare il tutto cambiando i risvolti della domanda stessa. 

La curiosità su quel cimelio però era ben reale poiché non recava la firma di un famoso giocatore del passato sia esso irlandese o di un paisà italo americano o la data di un particolare evento quale l’ultima pallina battuta valida nella rocambolesca World Series del 1944, ovvero quella 41^ edizione disputata tra i campioni della National League, i St. Louis Cardinals, e quelli dell’American League, i St. Louis Browns, e ricordata per essere stata giocata interamente in un solo stadio, l’antiquato Sportsman’s Park o meglio se riferita alla prima o ultima gara da lui diretta. In effetti la pallina recava incise solo due iniziali: F.C.

 

Fu solo dopo un graduale giro di parole che Giovanni alla fine volle concretizzare i suoi pensieri ora da adulto allora appena quindicenne. Ed ecco che insieme alla pallina venne messo in risalto anche un chiodo vuoto che lì, accanto al camino, sosteneva un guantone da baseball da prima base ed una mazza punzonata 34, cimeli malauguratamente rubati poi nel 2012. I cimeli allora, divenuti tre, aumentarono un’amichevole curiosità che di fatto, ed in sintesi, diventavano una storia a latere di baseball, quel baseball invernale che attende la primavera tra un aneddoto, un brano di vita vissuta ed una disquisizione sul regolamento a prescindere.                                                           

In quel 1945 dunque vicino Como, dove si stava consumando quell’onda lunga della seconda guerra mondiale, l’efficiente organizzazione logistica statunitense aveva costituito un ospedale da campo, molto spartano ma ben gestito, che soccorreva sia i militari sia i civili ed accanto aveva realizzato anche un confortevole spiazzo dove i soldati liberi da impegni giocavano a baseball.

 

Questo nuovo sport affascinò sia Giovanni sia l’amico Emilio e che poi, seduti sull’erba, cercarono di individuarne lo svolgimento e la sua filosofia. Furono notati da un soldato americano che stava giocando, come appresero poi, in una posizione detta prima base e che indossava curiosamente sia un guantone a protezione della mano sinistra sia una fondina contenente una lucentissima colt 45 oltre ad un paio di stivaletti decisamente fuori ordinanza. Ciò gli era consentito, come spiegò loro dopo, perché era un ufficiale medico e per giunta…“texano”. Nacque una piacevole simpatia ed egli un giorno in un comprensibile italiano raccontò un po’ della sua storia bellica personale trascorsa in zone ad alto rischio e che, in attesa di una prossima destinazione, stare lì ora era come sentirsi in una tanto attesa oasi di pace. Poi, spiegando per sommi capi come si gioca a baseball, affermare che riprenderlo a giocare lo faceva sentirsi a casa.

 

Alla parola casa a Giovanni, il giorno dopo, venne l’idea di “prendere in prestito” una bottiglia di vino Sanfermino, vista nella cantina di casa, e quando nel pomeriggio insieme ad Emilio incontrarono nuovamente l’ufficiale medico gliela consegnarono per fargli sentire, come gli dissero, un ulteriore calore di casa. Il giovane Tenente, questo il grado rivestito, si commosse e voleva pagare in dollari la bottiglia ma Giovanni precisò che era un regalo. “Allora, regalo per regalo – disse il Tenente -  voglio darvi anch’io in regalo questa pallina da baseball, una mazza 34 ed il mio guanto di prima base. So per certo che per voi il baseball è ancora inconcepibile ma siccome avete assistito a più incontri amichevoli giocati tra noi militari può darsi che in seguito questo meraviglioso gioco vi coinvolgerà”. Si abbracciarono confusamente felici.

 

Due giorni dopo, mentre con Emilio si recava a pescare, Giovanni fu sconvolto leggendo la notizia sul quotidiano “La Provincia”, edito a Como: “Lutto tra le Forze Alleate: ieri verso le 18 il responsabile dell’ospedaletto da campo americano, il Tenente medico Frank Corriger è stato coinvolto in un incidente mortale”.

 

Questo il segreto di quella pallina, innocente testimone della nascita di un’amicizia che solo un freddo destino poteva troncare ma non oscurare poiché il baseball l’ha tenuta sempre in vita. E scovare dai ricordi di Giovanni Delneri questi attimi di vita è una preziosa ricerca che dà un affettuoso senso alla causalità e fa meditare.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 4
  • #1

    rroberto.divittorio@virgilio.it (sabato, 28 aprile 2018 18:31)

    complimenti bellissima storia di vita di amicizia e perche no di nascita del gioco del baseball.....

  • #2

    eziocardea@hotmail.it (domenica, 29 aprile 2018 09:39)

    Quando si è piccoli, fino agli otto o nove anni di età, non ci si ricorda di quanto si era felici; poi c'è un periodo, dai dieci anni alla maturità, in cui ci si ricorda tutto o quasi, ma non le emozioni, che però restano chiuse e ben custodite dentro di noi. Queste fortunatamente (quando sono belle!) riaffiorano nella terza età per merito di persone, incontri occasionali, oggetti e reliquie varie ...
    Riaffiorano con forza e ce ne stupiamo, quasi non ci fossimo accorti di averle veramente vissute!
    E' bastata una semplice vecchia pallina usata, quasi grigia e un po' spelacchiata, a far tornare tutti noi alle nostre antiche emozioni, grazie ai sempre bellissimi racconti di Michele.


  • #3

    Stefano (lunedì, 30 aprile 2018 13:48)

    Grazie per la condivisione di questa bellissima storia ....

  • #4

    Marcella De Rubertis (martedì, 01 maggio 2018 15:10)

    Racconto di uomini nel cui cuore gentile albergano ancora i sentimenti genuini della fanciullezza