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La storia nella mente, il baseball nel cuore

Molti sono tuttora i giocatori di baseball nativi americani. Nella foto Kyle Lohse, pitcher nativo americano con 15 anni di MLB
Molti sono tuttora i giocatori di baseball nativi americani. Nella foto Kyle Lohse, pitcher nativo americano con 15 anni di MLB

di Giovanni Delneri e Michele Dodde

Il 7 aprile del 1995, designato quale Opening Day della regular season, resterà negli annali anche come il giorno della condivisione e benevolenza. Nella cittadina di Tacoma era in cartello la gara tra la locale franchigia ed i Phillars di Pine Ridge ma soprattutto, ben ampliato dalla stampa, si era in attesa del debutto di Geacronk Atawar, talentuoso diciottenne valorizzato dal talent scout Dree Brown ed ora in forza ai blasonati Choppers che in quella contrada erano amati ed idolatrati. Inaspettatamente però accadde che quattro ore prima che Stanton Mason, corpulento sindaco di Tacoma, salisse sul monte di lancio per frombolare la pallina inaugurale, Geacronk in apparenza già pronto di tutto punto richiamasse l’attenzione del pitching coach Berry Woodly per comunicargli che, essendo in attesa della notizia inerente un’importante sentenza, non se la sentiva di entrare sul diamante poiché emotivamente quel pomeriggio la sua mente era altrove e molto distante dal suo impegno di lanciatore in quella che da tutti era considerata una partita di particolare interesse.

Berry rimase molto sorpreso da questa dichiarazione anche perché non riusciva a focalizzare la causa ed i reconditi motivi del perentorio atteggiamento e lo fulminò con lo sguardo. Poi, da navigato interprete della volubilità dei giocatori, cercò tra le pieghe della sua esperienza le pronte lusinghiere sollecitazioni che potessero incidere sul morale del giovane debuttante. Per la prima volta però si sentì cortocircuitato perché non si trattava di una fidanzata acquisita e/o persa qua e là; Geacronk tra le lacrime gli stava dicendo che era in affannosa attesa del verdetto che il Presidente Bill Clinton avrebbe di lì a poco promulgato sulla sorte di ben trenta pellerossa della sua tribù Cherokee che la Corte Marziale dell’esercito degli Stati Uniti nel lontano 1947 aveva condannato all’ergastolo per alto tradimento. Tra questi vi erano alcuni suoi parenti stretti tra cui il prozio Mintescal Brenticors, Volpe Dorata nel loro idioma, a suo tempo giovane promessa proprio dei Choppers nel ruolo di prima base.

 

Per Berry la notizia fu disarmante quanto incredula poiché mai era stato a conoscenza di questa sentenza. Sì, sapeva con orgoglio della partecipazione dei Navajo nel teatro operativo del Pacifico contro i Giapponesi per via dell’utilizzo nelle comunicazioni tra i vari reparti del loro incomprensibile dialetto che pertanto non era in grado di essere intercettato, ma nulla dei Cherokee, dei Sioux e dei Cheyenne. Questa storia infatti quando si verificò fu subito secretata dal Governo Statunitense e solo alcuni quotidiani di periferia dell’Illinois ne riportarono varie tracce subito però censurate.

I soldati Nativi Americani (Navajo)  aiutarono le truppe alleate comunicando attraverso il loro linguaggio (Getty images)
I soldati Nativi Americani (Navajo) aiutarono le truppe alleate comunicando attraverso il loro linguaggio (Getty images)

Successe che molti giovani Cheyenne, Sioux e Cherokee nel lontano 1940 furono forzatamente arruolati nei ranghi dell’esercito americano ed inviati a combattere in Europa.

 

Alcuni di loro, fatti prigionieri durante le battaglie di Kasserine in Africa settentrionale, di Monte Cassino in Italia e durante lo sbarco in Normandia, nei campi di concentramento subirono un inaspettato indottrinamento che li persuase a combattere contro gli Stati Uniti sia per riscattare l’onore per le tristi vicissitudini della guerra contro gli indiani, durata ben trent’anni dal 1860-1890, sia per fare rientro in America con il capo cinto dall’alloro dei vincitori e, deridendo il governo di Theo Roosevelt, avere la certezza di poter delineare i confini di una nuova nazione autonoma relativa solo alle tribù degli indiani d’America.

 

Pertanto sotto la guida di Standing Bull, capo della tribù dei Cherokee e diretto discendente di Toro Seduto, fu costituto nell’ambito delle Waffen SS un reparto di cavalleria da esplorazione con l’aperto beneplacito di Himmler in persona. Questa unità ebbe modo di distinguersi durante l’offensiva delle Ardenne e soprattutto nella battaglia di Berlino quando gli unici trenta sopravvissuti furono catturati dai sovietici. Il presidente Truman successivamente, nell’ambito di intese ed accordi, chiese a Stalin di farli rimpatriare negli Stati Uniti dove però nel 1947 la Corte Marziale li condannò senza appello.

 

Questa storia segreta dunque veniva solo raccontata e tramandata per via orale nelle assisi delle tribù durante le lunghe serate invernali quando però anche i giovani, smussate le antiche rivalità ed insabbiati i negativi prodromi involutivi, con il passare degli anni si erano di gran lunga integrati nella vita operosa attraverso lo studio ed il baseball quale unico linguaggio selettivo ed elettivo della nazione.

 

Alle ore 13.00 di quel 7 aprile del 1995 comunque le televisioni irradiarono il messaggio del presidente Bill Clinton che sanciva, nell’ambito di una condivisione e benevolenza nazionale, il perdono ai trenta Cherokee sopravvissuti alle sorti della 2^ Guerra Mondiale.

 

Geacronk Atawair, Aquila che Colpisce, prese allora la pallina, sorrise a Berry Woodly, salì sul monte di lancio e tra un ricordo di fatti spiacevoli da lasciare solo nella memoria della mente ed una piacevole sensazione intimamente sentita nelle pulsazioni del suo cuore, andò a realizzare la sua prima partita no hit.

 

Sono fatti realmente accaduti, possono anche essere fatti puramente di fantasia…

 

Giovanni Delneri e Michele Dodde

 

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