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JD Martinez, dalla stalla alle stelle

di Frankie Russo

da ESPN

Dopo tre strikeout  subiti nell’ultima gara della stagione 2013, JD Martinez tornò mestamente negli spogliatori, testa bassa, mazza in una mano, cappello nell’altra. Non incontrò Craig Wallenbrock e Robert Van Scoyoc, ma li conosceva di fama, e se JD voleva risolvere i suoi problemi di battuta, sapeva che era con loro che si doveva mettere in contatto. Era una situazione disperata e Martinez era disposto a tutto. A 26 anni, con tre anni nelle majors JD era a un bivio. Una MB in carriera di 251, 24 fuoricampo in 252 gare, non era poi così male se non fosse che aveva anche una percentuale del 25% di strikeout in 899 turni in battuta. Gli Houston Astros non avevano intenzione di inserirlo tra gli esterni titolari, e dopo essere stato mandato giù in AAA e rimosso dal roster dei 40, Martinez poteva solo aspettarsi di essere scambiato se non addirittura rilasciato.    

Decise allora di rivolgersi a Wallenbrock e Van Scoyoc, una coppia di istruttori di battuta i quali enfatizzavano sulla filosofia di battere la palla in aria anziché a terra (launch angle), e questo ancor prima che l’ossessione dell’angolazione (BOTR del 12-06-17) diventasse di moda. Essi non riuscirono ad evitare il rilascio di Martinez durante lo Spring Training del 2014 dopo solo 18 turni in battuta, ma con il tempo sono riusciti a trasformarlo in uno dei più potenti battitori degli ultimi anni, tanto da guadagnarsi dal suo agente il sopranome di King Kong.

 

Nelle ultime quattro stagioni , JD e Mike Trout sono stati gli unici a realizzare una MB di 300 con 125 fuoricampo, 350 RBI e un 140 di +OPS. Dal 2014 JD ha battuto mediamente 32 fuoricampo per stagione con una media SLG di 574. Dopo essere stato ceduto ai Diamondbacks lo scorso luglio ha battuto 31 fuoricampo trascinando Arizona ai playoff. Ora è free agent in attesa di firmare un contratto da almeno 9 cifre.

 

La sua trasformazione, però, non è avvenuta dalla mattina alla sera. E’ stata frutto di duro lavoro per almeno un mese in California con Wallenbrock e Scoyoc  che lo ha reso uno dei più potenti slugger. 

Già dai suoi primi anni nelle minors Martinez si era messo in evidenza per il suo duro lavoro e anche per la sua potenza, ma esperti scout avevano notato dei difetti nello swing che prima o dopo avrebbero limitato la sua carriera. Aveva un non convenzionale doppio caricamento, iniziava, si fermava per poi ripartire, un difetto che non avrebbe potuto superare le dure prove delle majors.

 

Il problema era come eliminarlo. Grazie alla sua potenza, gli Astros, che lo avevano selezionato nel 2009, lo inserirono in squadra nel luglio 2011. Ma gli scout avevano visto giusto, il suo swing era un problema e non ci volle molto che gli avversari scoprissero la sua debolezza. Martinez trascorse i successivi due anni andando su e giù dalle minors. A complicare ancor di più la situazione subentrarono diversi infortuni che lo tennero lontano dal campo.

 

Impossibilitato a giocare, JD cominciò a trascorrere molto tempo studiando i video e notò qualcosa nello swing di Jason Castro, suo compagno di squadra, che quell’anno stava battendo molto meglio del solito. Chiesto il motivo del suo successo, Castro lo indirizzò a Wallenborck e Van Scoyoc. Martinez iniziò con loro un lavoro quotidiano quasi ossessionante intenzionato a ritornare nelle majors. Si cominciava alle 10 del mattino per 2/3 ore studiando video. Il duo Wallenbrock e Van Scoyoc gli spiegarono la loro filosofia e cambiarono completamento il suo swing. Corressero il movimento delle mani, ed essendo troppo statico nel box di battuta,  gli consigliarono di essere più rilassato e più di tutto, gli insegnarono  come tenere la mazza orizzontale al terreno e tenerla nella zona dello strike il maggior tempo possibile consentendo maggiori possibilità per un duro contatto. La differenza fu come dalla notte al giorno.

Ma non era sufficiente per Martinez cambiare solo la meccanica, doveva cambiare anche l’approccio mentale. Wallenbrock e Van Scoyoc gli mostrarono le statistiche che rivelavano come i battitori avevano maggiore successo battendo la palla in aria. Gli parlarono dell’angolazione della mazza e della traiettoria verticale che assumeva la palla al contatto e gli consigliarono di applicare la nuova tecnica.  

 

Era una filosofia fino ad allora contraria alle vecchie credenze tradizionali. Wallenborck insegnava questa tecnica già da decenni, ma fu solo dopo l’introduzione del drug test, quando cioè l’attacco toccò i minimi storici, che la rivoluzione finalmente prese piede. Marlon Byrd, Josh Donaldson e Justin Turner ne furono i pionieri e la coppia di istruttori, grazie al loro metodo d’insegnamento, fu assunta dai LA Dodgers come consulenti esterni e il loro effetto su Chris Taylor è sotto gli occhi di tutti. 

 

Anche i progressi di JD Martinez erano molto evidenti, aveva finalmente trovato la stanza del tesoro, restava solo da aprirla. Dopo aver trascorso l’estate allenandosi in California con Wallenbrock e Van Scoyoc, Martinez si trasferì in Venezuela per partecipare al campionato invernale dove realizzò 6 fuoricampo in 93 turni in battuta.  I tempi duri erano finiti, o almeno così credeva, gli Astros non gli diedero il tempo di dimostrarlo e in quel famoso ST del 2014  lo rilasciarono. Ciononostante, JD era convinto che qualsiasi altra squadra che lo avrebbe messo sotto contratto ne avrebbe tratto i benefici e gli Astros si sarebbero pentiti per non avergli offerto sufficienti possibilità.

Fortunati furono i Detroit Tigers che gli offrirono un contratto di minor league dove iniziò in AAA nella stagione 2014 realizzando 10 fuoricampo in 65 turni alla battuta. Fu convocato in prima squadra a fine aprile divenendo un valido membro del potente attacco formato da Miguel Cabrera, Victor Martinez e Ian Kinsler.

 

Era facile notare la differenza, in tre anni con gli Astros aveva battuto una percentuale di 33,8% di volate, nelle ultime quattro stagioni la percentuale era salita al 40%. Non è una coincidenza se Martinez è uno dei soli 4 giocatori (Trout, Anthiony Rizzo e Nelson Cruz  sono gli altri) con almeno 20 fuoricampo e un +OPS di 130 in ognuna della ultime quattro stagioni.

 

 

A Martinez era stato insegnato che lo swing perfetto era un line drive, diretto verso il lanciatore, ma pur colpendo perfettamente e con potenza la battuta si limitava ad un singolo. Oggi ha cambiato idea e i numeri non mentiscono, le volate portano a migliori risultati.

Getty images
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Martinez rimane in costante contatto con Van Scoyoc, specialmente dopo le gare per esaminare i suoi turni e per studiare il lanciatore della gara successiva. Van Scoyoc gli è stato vicino anche dopo il suo trasferimento ai Diamondbacks  e sono divenuti tanto amici che JD è stato invitato al suo matrimonio.  Questo significa che la squadra che lo metterà sotto contratto quasi certamente dovrà prendere anche Van Scoyoc.

 

Come ogni altro giocatore, JD lavora con gli hitting coach della squadra ma non ha intenzione di abbandonare i consigli dell’amico che gli ha trasformato la carriera. Sembrerebbe che questo modo di fare entri in contrasto con la squadra, ma se un giocatore ha avuto successo con un istruttore, è normale che rimanga un rapporto di collaborazione esterna e di fiducia.

 

La domanda è: Seppure firmando un contratto multimilionario, potrà JD Martinez mantenere questo standard? La risposta è positiva. Martinez ha acquisito ormai un giro di mazza che gli permette di controllare la zona in tutte le sue parti anche quando i lanciatori tirano alto cercando di costringerlo a girare sopra la palla. Martinez ha imparato a fare le dovute correzioni e lo studio del lanciatore gli è di gran aiuto (JD è probabilmente l’unico giocatore nelle majors che dopo ogni turno in battuta torna nel dugout e prende appunti manualmente sul quaderno, ndt).

 

Con il passare degli anni lo swing perderà di velocità ma la diligenza nello studiare l’avversario  e la capacità di apportare le correzioni lo renderà ancora uno capace di battere tante valide e rimanere un importante RBI man. Tutto ciò è la conseguenza del gran lavoro che ha avuto origine dai suoi giorni in California e che ha portato a risultati che nemmeno lui poteva mai immaginare. 

 

NDT: Come è facile notare,  l’approccio è diverso da quanto abbiamo visto con Rose e Gwynn poiché essi erano battitori di contatto.  Pertanto questo “launch angle”  che tanto va di moda oggi nelle majors, rapportandolo a noi in Italia,  sarebbe il caso di limitarlo alle categorie senior, in particolare a coloro che hanno la capacità di spedire la palla oltre la recinzione.

 

Frankie Russo

 

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