E se anche noi imitassimo Jeff Bernstein? - 2^ parte

Riceviamo da Ezio Cardea e con piacere pubblichiamo. 2^ Parte  -

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Così quella mia avventura è terminata ma non dimenticata e, anzi, posso dire di aver anticipato l'intuizione di Jeff Bernstein quando, diversi anni dopo, mi sono trovato a dare un simile suggerimento ai dirigenti della società di baseball di Reggio Calabria.  Era il 2002 e il baseball reggino viveva un momento felice per l'intraprendenza dei dirigenti locali tra cui su tutti emergeva un carissimo amico, l'avvocato Maurizio Condipodero, personaggio di spicco del baseball calabrese come Presidente della locale società di baseball e componente del team del settore legale della Fibs.  Non più nel baseball da quando l'effervescenza di quegli anni è stata lasciata sfumare dalla dirigenza federale subentrata a Notari, Condipodero è comunque rimasto nell'ambiente sportivo sempre come attore primario e con grandi capacità, dato che recentemente è stato nominato Presidente del Comitato Regionale Calabrese del Coni! Mi ha confidato di essere molto occupato ma ... il cuore batte sempre per il baseball! Una bella pedina d'appoggio se solo la Federazione provasse a riaccendere la miccia in meridione!

Il forte impulso dato all'epoca al baseball cittadino è gran parte merito suo, compresa la costruzione in un popoloso quartiere cittadino  di un bellissimo campo da baseball (ora in completo abbandono), dotato persino di impianto di illuminazione.  Una grande conquista propiziata dall'iniziativa della dirigenza federale di allora che, intuendo la forte possibilità di crescita del baseball nel meridione, ha creato le condizioni che la favorissero. Nel Sud, infatti, era stato localizzato un girone dei Mondiali del '98 (Palermo e Messina) e nel 2002 il Primo Campionato Mondiale Universitario (Reggio Calabria e Messina).

 

Tali manifestazioni, entrambe riconducibili al Presidente Notari sebbene nel 2002 la Fibs fosse guidata da Fraccari,  avevano colto nel segno riscuotendo un grande successo di pubblico e di media grazie anche alla impeccabile organizzazione, frutto soprattutto dell'impegno dei dirigenti locali di baseball.

 

Nella foto Maurizio Condipodero
Nella foto Maurizio Condipodero

Condipodero vedeva finalmente aprirsi la porta del successo anche per la sua squadra, come già era avvenuto per il softball reggino sotto la guida di una persona altrettanto appassionata e dedita alle nostre discipline: sua moglie Cristina.  Per sfruttare appieno la spinta  delle predette manifestazioni e poter aspirare a salire in modo più rapido nelle serie superiori,  il Club reggino aveva bisogno di rinforzare il monte di lancio.  Si era anche presentata l'opportunità di utilizzare un lanciatore cubano ... che, invece, stranamente sembra sia finito a Reggio Emilia! Siamo nel 2003, anno che, sempre stranamente, coincide con l’apparizione della società emiliana nel campionato di prima serie!  

 

La cosa aveva innervosito non poco i dirigenti della società calabrese ed io, memore della "incursione" nel baseball da parte del dirigente della Vigor, suggerii loro di fare altrettanto rivolgendosi all'atletica ed in particolare agli atleti del lancio del giavellotto: pur trattandosi  di giovani già troppo "adulti" per pretendere di vederli giocare a livelli agonistici sia pure in serie C, l'età non doveva per nulla essere considerata un handicap per il ruolo di lanciatore; anzi, il loro braccio è sicuramente meno sfruttato e quindi più "fresco" delle braccia di chi inizia a giocare a baseball giovanissimo e magari da giovanissimo viene iniziato a quel ruolo:  credo infatti che il numero di lanci a tutta forza cui si sottopone, tra allenamenti e gare, il giavellottista sia nettamente inferiore a quello del lanciatore di baseball che, tra l'altro, deve allenarsi anche sui lanci con effetto (curve, slider, drop, etc.) alcuni dei quali sono più logoranti della   fastball, unica a richiedere una tecnica di lancio molto naturale. Accertata la potenza del lancio, si tratta di curarne il "controllo", ammesso che qualcuno non ne sia già naturalmente dotato. Nel giro di un paio di stagioni gli atleti selezionati sarebbero pronti ed utilizzabili sul mount delle nostre serie minori (ma penso sicuramente fino all'attuale A Federale) e la loro velocità di lancio sarebbe   sufficiente, pur in assenza di "effetti", a dominare le mazze avversarie.

 

Nella foto i "veri" Rinku Singh e  Dinesh Patel
Nella foto i "veri" Rinku Singh e Dinesh Patel

Non ricordo con chi ne avessi parlato, forse con lo stesso Condipodero: probabilmente il mio consiglio è stato ritenuto  una semplice "boutade" ... D'altra parte il mio è rimasto un semplice "pour parler" non essendoci stata altra occasione per parlarne più approfonditamente. 

 

Ciò non toglie che avessi visto giusto:  l'esperimento di Jeff Bernstein coronato dal successo dei due indiani ventenni approdati  come lanciatori alle leghe americane minori (non certo minori del baseball nostrano) senza aver mai giocato prima a baseball, è l'inaspettata conferma giuntami grazie a Dodde col suo racconto della trama del film "Million dollar arm".

 

Trama che, come dice lo stesso Dodde, "apparentemente sembra una cervellotica favola moderna, di fatto invece è una storia vera accaduta nel 2007"!

 

E se non ci credete, cliccate su internet i nomi dei due eroi di  Bernstein, Rinku SinghDinesh Patel: ve lo confermerà Wikipedia!

 

Ezio Cardea

 

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