E se anche noi imitassimo Jeff Bernstein?

Nella foto Ilaria Casarotto primatista italiana di specialità U18 proveniente da baseball prima e softball poi e attualmente in California con la UCLA University chiamata con una borsa di studio come giavellottista
Nella foto Ilaria Casarotto primatista italiana di specialità U18 proveniente da baseball prima e softball poi e attualmente in California con la UCLA University chiamata con una borsa di studio come giavellottista

Riceviamo da Ezio Cardea e con piacere pubblichiamo.

1^ Parte

Carissimo Michele Dodde, 

le tue escursioni nel mondo U.S.A. della celluloide sono sempre mirabilmente raccontate dalla tua penna che, sciolta e scorrevole, ci offre non solo piacevoli curiosità ma, come nel caso dell'articolo "Million dollar arm", spunti per interessanti riflessioni. Infatti, l'idea di Jeff Bernstein di poter trovare nel mondo  del cricket e dei lanciatori di giavellotto atleti con caratteristiche idonee a ricoprire il ruolo di lanciatore nel baseball non è per nulla peregrina e tantomeno da sottovalutare, soprattutto se ci riferiamo al nostro baseball il cui livello è decisamente alla portata di Rinku Singh e  Dinesh Patel che, lasciata l'India assieme al  giavellotto e al cricket, sono riusciti ad affermarsi nel baseball  U.S.A., seppure senza raggiungere la Major League. 

Vi parrà strano, ma anche nel nostro mondo sportivo molti anni fa c'è stata una intuizione analoga a quella del citato procuratore sportivo americano, anche se non si è trattato di un'operazione studiata e programmata ma assolutamente casuale, ad opera del direttore sportivo di una società calabrese di atletica. Naturalmente nell'episodio che racconterò,  che ha visto il sottoscritto come "cavia", c'è l'inversione dei ruoli degli sport giacché in questo caso era  il baseball, ed in particolare i suoi  lanciatori, la fonte cui attingere per trovare atleti idonei a perseguire ottime performance nel lancio del giavellotto.

 

Siamo nel lontano 1957 ed io, già nel baseball da qualche stagione,  quell'anno giocavo in prima serie nella Pirelli. Nella pausa ferragostana del campionato ero andato come al solito a Reggio Calabria dai  miei parenti che rivedevo con piacere assieme ai tanti amici con cui passavo intere giornate sulle spiagge dello splendido mare dello "Stretto".

 

Alcuni di loro praticavano atletica ed un giorno sono andato al campo sportivo a vedere gli  allenamenti in vista degli imminenti campionati regionali. Vedendo un volto nuovo, un dirigente (di cui non ricordo il nome) della società sportiva Vigor mi si avvicinò per chiedermi quale specialità di atletica praticassi, invitandomi ad iscrivermi alla sua società. Gli risposi che risiedevo a Milano e che non avevo praticato altro sport che non fosse il baseball.

 

"Baseball?" ha ripetuto il mio interlocutore il cui sguardo sbalordito mi faceva immaginare che non sapesse  nemmeno cosa fosse quello sport. Mi sbagliavo. "Che fortuna!" ha esclamato "magari fai il lanciatore!".

 

Incredibile, conosceva il baseball! Risposi che facevo anche quel ruolo e che la mia "palla" era giudicata "veloce". "Perfetto, ti cartellino subito e ti alleni già da oggi perché ai primi di settembre farai le gare di lancio del giavellotto per la mia società!"

 

Non gli era parso vero di potermi "arruolare" al volo perché in quella specialità sapeva che nessuno dei suoi atleti poteva competere con la società cittadina rivale, la Polimeni, cui sicuramente non avrebbe strappato il titolo nella specialità detenuto da tale Cuzzocrea: si sarebbe accontentato di non lasciare alla rivale anche la medaglia d'argento come, evidentemente, succedeva in passato.

Benché scettico sulla possibilità di ottenere un risultato positivo, aderii e cominciai ad allenarmi trovando non semplice la coordinazione del lancio con gli ultimi passi, quelli "incrociati",  della rincorsa e fermarmi senza superare la linea dello stop, ma anche senza rimanerne troppo distante! Morale, malgrado la rincorsa ... lanciavo da fermo!

 

Ovviamente la gara è stata vinta dall'atleta della Polimeni che ha scagliato il giavelllotto a 48,04 metri, ma ho tolto di mezzo gli altri concorrenti aggiudicandomi il posto d'onore con un lancio di 40,43 metri che, a detta del dirigente della Vigor, entusiasta,  era comunque un ottimo risultato per un principiante! Avrebbe voluto che continuassi ad allenarmi a Milano alla Pirelli la cui sezione sportiva contemplava, oltre al baseball, diverse specialità di atletica. Sebbene fosse l'epoca dei grandi lanciatori di disco e giavellotto con  campioni di levatura internazionale come Consolini (che tra l'altro si allenava proprio nella Pirelli) e Lievore,  che esercitavano un grande fascino, sia pure  a malincuore non ho seguito quell'invito:  ero troppo legato al baseball!

 

Ezio Cardea

 

Segue

 

Sotto il ritaglio del giornale con l'articolo sulla gara di giavellotto, con il secondo posto di Ezio Cardea

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