The Base Ball Fever

di Michele Dodde

Il connubio tra il baseball e le ballate a lui inerenti è ormai acclarato che ha un’origine antica. Anzi si racconta che già a partire dall’organizzazione dei primi campionati, quando le squadre si recavano verso i campi di gioco a bordo di omnibus trainati da cavalli, passando per i centri cittadini si era solito cantare, da parte dei giocatori, una ballata affinchè si richiamasse tra la gente sia l’attenzione al futuro evento della gara sia per stimolare l’interesse al gioco da parte di probabili spettatori. Molte di queste ballate, per amore ed affinità di un aristocratico nascente fandom, ebbero l’onore di essere trascritte su spartiti già intorno al 1840 e tutte evidenziavano i locali baseballclubs in tutte le città dove il baseball incominciava ad avere voce in capitolo. 

Così le ballate di cui parleremo, da ora in seguito, offrono tutte un completo sguardo alla passione ed all’entusiasmo che questa disciplina riusciva a catalizzare ed anzi, alcune di esse, in modo umoristico e/o canzonatorio, si divertivano anche ad evidenziare i cosiddetti danni collaterali come si evince in “The Base Ball Fever” (clicca sul titolo per vedere lo spartito) con i versi di H. Angelo e musica composta da James W. Porter.

 

Si era nell’anno 1867 e subito la ballata affrontava una problematica situazione poiché nell’aria tutt’intorno si incominciavano a vedere strani comportamenti ed a sentire goffi lamenti che sicuramente avevano bisogno dell’intervento di un capace Dottore che potesse lenire questo impalpabile stato generalizzato dei tanti poiché il tutto si era certi proveniva sicuramente da momenti di pazzia che contagiavano sia chi era vicino sia chi viveva lontano. L’autore però, accertato il nesso di queste fuorviate di testa, decisamente e con competenza vuole spiegare lo scabroso mistero in quanto non desidera ingannare nessuno: queste stranezze comportamentali avevano tutte una comune origine, ovvero non era altro che la Febbre del Baseball. 

 

E continua precisando che quando saliva la tensione, allora tutti i commercianti erano costretti a chiudere i loro negozi perché i loro impiegati e commessi andavano tutti via ma così anche gli industriali che erano costretti a chiudere le fabbriche perché anche i loro operai si assentavano dal loro posto di lavoro. Poi la ballata si dilunga evidenziando gli atteggiamenti sia degli adulti sia degli adolescenti ma soprattutto, chiosando con la voluta e dovuta eleganza, anche quelli interessanti le signore prese anche loro dal turbinio contagioso della Febbre del Baseball potendo sugli spalti esibire le ultime risorse della moda. Infine da ultimi vengono citati i quotidiani che per aumentare le vendite e quindi soddisfare le richieste dei lettori erano sempre pronti sui banchi delle rotative a riservare per la cronaca ed i commenti sulla gara ben quattro colonne e più ed in prima pagina. E tutto quanto citato nella ballata aveva la consapevolezza dell’unico senso della verità perché poi in sintesi anche gli stessi autori avevano la Febbre del Baseball come puntualizzava a più riprese il ritornello del coro “O mio Dio, o mio Dio, o mio Dio, che si possa avere almeno un sicuro sollievo che rinsavisca tutti, grandi e piccini, poiché ognuno di loro è stato contagiato dalla Febbre del Baseball”.

Nel 1892 Thomas H. West licenzia una ballata che egli stesso definisce come l’ultima grande comica canzone: The Base Ball Fan”. Contenuti, passione e sentimenti del tifoso di allora non hanno perso, col passare degli anni, alcuna sbriciolatura di smalto poichè gli stessi contenuti, l’intima passione ed i travolgenti sentimenti li troviamo quale irriducibile e perfetto abito confezionato su misura per il fan di oggi.

 

E nel presentare l’eroe del momento, l’irlandese McCann, che è un suo amico ma che è anche un fan professionista, West delinea i vari aspetti di questo personaggio tutto dedicato a riempire i personali score, a conoscere le sfumature del regolamento, ad aggiornare continuamente tutte le statistiche staccando poi i fatti con la chiarezza del ritornello: “Dicono forse che è un po’ pazzo perché quando arriva l’estate cerca di dimostrare che lavorare sia un peccato…poiché è meglio andare a vedere una partita di baseball. Ed è lì sugli spalti ch’egli è felice ed incita la sua squadra per tutto il tempo inveendo però contro gli umpire se essa perde. E tutto questo perché egli è un fan professionista.”

Indiscutibilmente le ballate inerenti il baseball hanno contribuito non poco a smorzare i reflui della guerra civile facilitando una coesione sociale ad ampio respiro e rendendo il batti e corri lo sport nazionale per eccellenza avendo aiutato, quale gioco che si era evoluto in un fenomeno unico ma gradito alle diverse etnie, a guarire ed a unificare il paese. 

 

Anzi va pur detto che le ballate hanno spesso caratterizzato in modo singolare alcune immagini di copertina come quella del Grande Sigillo degli Stati Uniti dove l’aquila tra i suoi artigli tiene sempre il ramo di olivo ma poi, invece delle frecce, stringe alcune mazze da baseball così come appare sulla copertina dello spartito scritto da Walter Neville nel 1868 :Hurrah for Our National Game”.

A spolverare poi l’elenco dell’archivio, si ritrova che nel 1912 ancora un’altra ballata puntualizzava sempre la Febbre del Baseball con lo stesso titolo: The Base Ball Fever”. Con versi scritti da Ed McAvoy e spartito di Charles Jw. Jerreld, questa ballata affronta sì la Febbre del Baseball ma con il tema dell’estrema dedizione dei tifosi per la squadra di casa.

 

Il ritornello, devoluto poi al coro, sancisce che se ognuno è preso da questa febbre, essa passa da padre in figlio. E la febbre si può constatare nei giovani per i cori e per i comportamenti, negli anziani gentiluomini per il modo in cui leggono i rendiconti sui giornali, nelle donne per le loro continue assenze agli incontri pomeridiani del thé. Ed in effetti è noto che basta un guanto, una mazza ed una pallina ad invitare gli uomini, i giovani a le donne a recarsi sulle tribune del diamante e non ci sarà alcuna differenza se il cielo sarà piovoso o ci sarà un po’ di pioggia: essi saranno lì per incitare la squadra a vincere un’altra partita. E poi via via cantando i punti salienti dei comportamenti durante la gara per chiosare alla fine che se poi l’umpire, su un gioco stretto,  ha emesso un giudizio a favore dell’altra franchigia, allora egli ha un occhio di vetro o che non ha visto quanto accaduto.

 

 

Da allora in poi la tecnica del gioco ha avuto più di qualche evoluzione, ma il giudizio dei fan sugli umpire sono rimasti sempre gli stessi. Ma questa è un’altra storia perché quella delle ballate invece continua… 

 

Michele Dodde

 

n.d.r. Altri articoli sulle ballate del baseball:

Il baseball e le ballate

All the way – Eddie Vedder-Cubs song

 

 Nel video qui sotto "Hurrah For Our National" Game per piano

Scrivi commento

Commenti: 0