Sulla strada per le major

di Frankie Russo

Tratto dal sito baseball excellence.com

E’ facile immaginare che chiunque abbia mai indossato una casacca da baseball abbia sognato di giocare un giorno nelle majors. E’ il sogno di tutti e non si può proibire a nessuno di sognare.  Ciò di cui vogliamo parlare in questo articolo non è un sogno, ma la realtà, l’esperienza di vivere quotidianamente per il baseball.  E’ un strada obbligatoria, lunga e tortuosa. Di seguito vedremo come si svolge un giorno ordinario sul un campo delle minors in occasione di una gara casalinga. Molti non possono nemmeno immaginare  quanti sacrifici devono affrontare questi sognatori. Prenderemo in esame un programma di Singolo A.

Dopo l’emozione iniziale dell’arrivo, c’è l’impatto con la realtà  del baseball professionistico e il suo quotidiano lavoro faticoso, sia mentale che fisico. Giorno dopo giorno in principio tutto sembra procedere normalmente, ma molti giocatori sono impreparati ad affrontare le tante ore e giorni dedicati  all’apprendimento,  all’allenamento e a giocare, e soprattutto a fallire.

 

 Molti di questi giocatori erano superstelle nelle loro leghe, abituati a battere 400. I lanciatori lasciavano decine di avversari al piatto, il loro PGL era inferiore a uno. Ora riescono a battere non più di 270 e i lanciatori vengono bastonati. E non c’è nemmeno il tempo di riposarsi, di riflettere o riprendersi. Le giornate sono interminabili e il duro lavoro continua.

 

I battitori ora affrontano quotidianamente lanciatori di livello, i lanci viaggiano a 90mph e le curve sono devastanti, e le mazze non sono più di alluminio ma di legno.  Questo ci porta alla simpatica barzelletta: “Cara mamma, mi diverto tanto e sto battendo molto bene. Dopo un mese la madre riceve un’altra lettera:  Cara mamma,  tirano tante curve, tornerò a casa molto presto”. I lanciatori devono affrontare i migliori battitori della lega, nessuna eliminazione è facile e nessuna gara è facile. Non ci sono più squadre materasso, ogni squadra ha un roster di prim’ordine.

 

Si giocano circa 140 gare da aprile a settembre e molti non sono abituati a tali ritmi. Adesso giocano più gare in una sola stagione rispetto a quante ne giocavano in 2/3 stagioni al liceo. E mentre questi novelli stanno imparando il mestiere,  devono confrontarsi anche con i fallimenti quotidiani. E questo può facilmente distruggerti mentalmente, non è cosa facile adattarsi.  A questo si deve aggiungere la tensione derivante dall’impegno di cercare di fare sempre meglio ben sapendo che dietro la porta c’è chi vuole prendere il tuo posto. 

 

Quando si dice “Il baseball è come la vita, lo si affronta ogni giorno” si asserisce una sacra santa verità.

 

 Questo è il momento in cui bisogna fare ricorso all’approccio mentale, il momento in cui si scopre se si è veramente intenzionati a proseguire, è  il momento di tirar fuori il meglio di sé.  Saranno sufficienti i sogni? Saranno sufficienti i campi ben tenuti, l’odore dell’erba e l’eccitazione del gioco per sostenerli? Per alcuni lo sarà, ma bisogna tener presente che nelle majors giocano solo 750 giocatori.  E bisogna anche avere un infinito rispetto e ammirazione per quei giovani che cercano di trasformare in realtà il loro sogno pur sapendo che non sarà facile.

 

Una  giornata di ordinario lavoro sul campo

Ogni organizzazione ha la propria programmazione. Noi prenderemo in esame quello dei Vero Beach Dodgers, squadra di Singolo A dell’organizzazione dei LA Dodgers.

Ciò che colpisce immediatamente è il comportamento dei giocatori. E’ una procedura prefissata che segue la stessa routine giorno dopo giorno in occasione delle gare in casa.

 

La preparazione inizia alle 13;35 significando che i giocatori alle 13:00 già devono essere negli spogliatoi.  All’ora fissata, ad ogni giocatore sono riservati 5 minuti d’istruzione individuale, denominata dai Dodgers: Hitting Maintenance. Un coach lavora con ogni giocatore al tee prestando particolare attenzione ai punti deboli. Uno avrà il problema dell’equilibrio, uno tenderà a muoversi in avanti su lanci esterni e qualcuno incontrerà difficoltà a battere con la mazza di legno. Questo esercizio si tiene nel tunnel di battuta mentre gli altri giocatori effettuano sventolate dal tee. I 5 minuti sono dedicati esclusivamente a correggere un determinato errore. Potrebbero sembrare pochi, ma la ripetizione quotidiana conduce a buoni risultati e richiede molto impegno anche da parte del coach.  Il tutto dura circa un’ora e mezza.

 

Alle 15:00 inizia lo stretching che dura 15 minuti, ed anche questo è di routine, è lo stesso ogni giorno. Lo stretching viene condotto da un preparatore atletico.

 

A seguire vengono eseguiti tiri di long toss. I giocatori di posizione si sistemano su una linea di foul e i lanciatori sull’altra ed è eseguito in modo molto organizzato. Invece di contare il numero di tiri, il coach fissa la durata.

 

S’inizia a tirare da 18mt per 4 minuti. Poi 3 minuti da 27mt ed altri 3 minuti da 36mt. L’esercizio  non viene eseguito con forza ma imprimendo un tiro ad arco prestando particolare attenzione alla meccanica. Ed è per questo che poi nelle majors raramente si vedono giocatori che tirano con una meccanica sbagliata.

 

Trascorsi i 10 minuti gli interni tornano a tirare dai 18mt vivacemente con movimento rapido dei piedi estraendo la palla dal guanto il più velocemente possibile. Gli esterni restano a 36mt e tirano al compagno con rimbalzo. Questo esercizio insegna a rimanere dietro la palla evitando di tirare lateralmente. Se ciò non avviene e non s’impugna attraverso le 4 cuciture, la palla non avrà una traiettoria precisa.

 

I lanciatori iniziano dai 18mt tirando tra di loro senza ricevitori. Si lavora sulla meccanica e sui vari tipi di lanci. E’ sempre la stessa routine: 5 veloci dal caricamento, 5 curve/slider, 5 cambi. Si ripete dalla posizione fissa. Uno dei lanciatori funge da ricevitore e si danno il cambio ogni 5 lanci. I lanci devono essere effettuati a circa il 50/60% della massima velocità. Questa routine si esegue ogni giorno, anche se hanno lanciato il giorno prima e sotto attenta osservazione del pitching coach il quale interviene quando necessario per correggere eventuali imperfezioni. Considerato che i lanciatori impiegheranno più tempo, nell’attesa gli altri giocatori possono giocare a pepper.

 

I coach sono sempre presenti con i giocatori intervenendo ogni volta che lo ritengono necessario. E’ come quando si andava a scuola con i tuoi migliori insegnanti, erano sempre disponibili per ogni spiegazione cercando di motivare e aiutare gli alunni a migliorare.

 

Alle 15:45 si passa all’infield/outfield.  I Dodgers lo definiscono “ball maintenance” e serve a tenere i giocatori in costante allenamento sia fisico che mentale. L’esercizio viene eseguito a ritmo di partita e se fatta bene diventa anche divertente. Gli esterni tirano direttamente sulle basi, e a giorni alternati effettuano i giochi di taglio.

 

Terminata con gli esterni, si passa agli interni mentre i lanciatori si posizionano dietro alla terza e alla prima. Il modo di eseguire può essere vario ma a volte ci si sofferma su alcuni aspetti che vanno migliorati. Anche in questo caso i giocatori eseguono a ritmo di gara cercando di tirare sempre velocemente e con precisione.

 

I successivi 15 minuti sono dedicati ai fondamentali relativi alla corsa sulle basi tipo doppio vantaggio, corsa dalla prima alla terza e come comportarsi sulla trappola.

 

Alle 16:30 inizia il batting practice. Si formano i gruppi iniziando con i ricevitori in modo che poi si possono dedicare ai lanciatori. Si procede con la solita routine: 2 smorzate, batti&corri, battere dietro al corridore, volata di sacrificio seguita da 5 battute in campo opposto.  Poi il battitore diventa corridore prima di fare il secondo e terzo turno in battuta.

 

Gli esterni si esercitano sul lavoro dei piedi. Per loro non deve essere inteso solo come una raccolta di palle battute ma devono sempre fare 2/3 passi verso la palla battuta in loro direzione indipendentemente se la prendono al volo o meno. E’ questo il vero allenamento degli esterni, imparano a leggere la sventolata e come muovere i primi passi. 

 

Gli interni raccolgono le palle fungate dal coach: interbase e prima base dal coach sulla linea di terza, seconda  base e terza base dalla linea di prima per simulare il più possibile la direzione della battuta dal box e far si che il movimento dei piedi e gli angoli di tiro siano simili alla gara. I lanciatori che non fanno bullpen si posizionano alle spalle degli esterni o vicino ai fungatori. 

 

Alle 18:15 tutti negli spogliatoi per indossare la divisa da gioco e di nuovo sul campo per un leggero stretching individuale per chi ne ha bisogno o a sventolare dal tee. Il lanciatore partente fa la sua routine pre-game sotto attenta osservazione del coach.

 

Alle 19:00 inizia la gara che dura fino alle 21:30/21:45, ma non è ancora finita. Si va dal preparatore atletico per il condizionamento e si lavora con i pesi. 

 

I ricevitori hanno bisogno di allenarsi su specifici esercizi quali il blocco di palle a terra ecc. ed alcuni giocatori necessitano di più tempo per gli esercizi di battuta. Queste fasi non rientrano nella routine quotidiana, ma è pur vero che devono trovare il tempo extra per praticarle. 

 

 

Come si può costatare non è tutto semplice come sembra. Quindi, quando vediamo questi giovani sul campo cerchiamo di essere un po’ più tolleranti anche se commettono qualche errore, d’altronde si sa, sbagliare fa parte della fase di apprendimento.

 

Frankie Russo

 

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