L'Odditorium di Robert Ripley

 di Allegra Giuffredi 

Di recente, a Bergamo sono nate due gemelline siamesi, alle quali ovviamente diamo il benvenuto in questo mondo già così difficile.

Come sempre in queste occasioni, si sono sprecate le reminiscenze su tutti i casi analoghi capitati negli anni e tra questi l’occhio mi è cascato sulla vicenda di Betty Lou Williams, perché la stessa si è intrecciata per qualche tempo con quella di un ex Giocatore di baseball, ossia Robert Ripley.

Robert Le Roy Ripley (1890 – 1949) ha avuto una vita quanto mai avventurosa e siccome era particolarmente eclettico, nel 1912 raccolse l’invito del New York Globe a seguire i Giants, che all’epoca erano ancora a New York, durante lo spring training, raccontandone le cronache.

Siccome il Nostro era piuttosto bravo, amava il baseball ed aveva una curve ball interessante, finì davvero per aspirare ad un posto nella squadra di NY, ma nel 1913 un infortunio al braccio decretò la fine della sua possibile carriera nel baseball.

 

Ma Ripley era un uomo di successo e quindi non si perse d’animo, infatti nello stesso anno si riciclò, sempre nel giornalismo, come caricaturista e cominciò a viaggiare tantissimo, specie per quegli anni.

 

Da novello Marco Polo, come fu ribattezzato, viaggiò per ben 198 paesi, riportando da ognuno di essi i costumi, le usanze e i ricordi più strambi ed eccentrici, che riportava nelle cronache della rubrica "Believe or not" sul New York Globe, dove aveva continuato a lavorare.

  

Tra queste, in un eccesso  di filantropia e voyerismo, accolse anche Betty Lou Williams (1932 – 1955).

 

La Williams aveva una gemella parassita, all’interno del suo corpo e siccome i genitori erano poveri contadini e con molti figli, decisero di “monetizzare” questa disabilità della figlia ed iniziarono a esporla a New York grazie a un uomo di spettacolo chiamato Dick Best.

 

All’età di due anni poi, fu scoperta da Robert Ripley, che la espose nel suo Odditorium, vale a dire in un luogo dove venivano esposte tutte le stramberie e le eccentricità raccolte da Ripley durante i suoi viaggi.

 

Betty Lou, che riuscì letteralmente a far di necessità virtù, con le sue esibizioni, fece pure un bel po’ di soldi e con questi acquistò un grande ranch e riuscì anche a far studiare tutti i suoi 11 fratelli e sorelle all’università; purtroppo, Betty Lou, morì molto giovane, per il peggioramento della sua situazione e a 23 anni lasciò questo Mondo terreno per un attacco d’asma.

 

Robert Ripley e Betty Lou Williams anche se sembrano usciti da un film trash alla Tarantino, in fondo ci insegnano che non bisogna mollare mai e che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare la partita della vita.

 

E allora alle gemelline bergamasche diciamo: Go Twins!

 

Allegra Giuffredi