Playing with the Enemy, Giocare con il nemico

di Michele Dodde

Quando nel settembre del 2006 il libro “Playing with the Enemy” fu visionato nelle librerie statunitensi, il suo successo di critica (vinse quell’anno, quale Book of the Year, il prestigioso Ordine Militare sancito dalla Military Writers Society of America) e di pubblico fu particolarmente interessante per via di certe intrinseche peculiarità ben evidenziate nell’occhiello del titolo: A Baseball Prodigy, a World at War and a Field of Broken Dreams. Dunque, è Playing with the enemy un libro sul gioco del baseball? Sì. Un libro su scabrose vicende della Seconda Guerra Mondiale? Sì. Un libro ontologico su sogni distrutti? Sì, e tutto questo venne sintetizzato bene da Theodore P. Savas, Amministratore Delegato della casa editrice, la Savas Beatie LLC., che licenziò il libro: “il contenuto riguarda la vita, il destino, l’opportunità, la famiglia e quanto un uomo fa con una seconda opportunità.”  Scritto  da Gary Warren Moore, Playing with the Enemy, è l’affascinante biografia del padre Gene la cui vita si è svolta come una consequenziale storia di un romanzo d’appendice.

Gene viveva con i propri genitori e fratelli e lavorava insieme al padre nei campi della fattoria di famiglia nel piccolo paese di Sesser nell’Illinois ma quando nei momenti liberi giocava a baseball la sua innata predisposizione per questa disciplina sportiva lo rendeva unico e sia i coetanei sia gli adulti giocavano con piacere con lui su quel polveroso campo chiamato “The Lumberyard”. Anzi, si diceva che il piccolo Gene Moore era un ragazzo che giocava come un uomo in un gioco in cui gli uomini giocavano come ragazzi. 

L'autore del libro Gary Warren Moore figlio di Gene
L'autore del libro Gary Warren Moore figlio di Gene

Il suo prodigioso talento incominciò così a librarsi di bocca in bocca sino a quando gli scout dei Dodgers di Brooklyn, dopo averlo visionato, lo posero nel 1940 sotto contratto all’incredibile età di 15 anni.

 

Il destino di Gene sembrava aver avuto il tempo di ritagliarsi uno spaccato della storia del baseball che avrebbe fatto annoverare l’uomo venuto dalla campagna come una futura prestigiosa icona della Hall of Fame ma ancor più aveva inorgoglito gli abitanti di Sesser per quell’intrinseco messaggio sublimale che ognuno avrebbe potuto avere o ottenere una possibilità alternativa di successo.

 

Invece il proditorio attacco giapponese del 7 dicembre 1941 alla base di Pearl Harbour troncò di netto la carriera di professionista a Gene poiché venne arruolato in Marina e comunque, date le sue qualità, chiamato nella squadra di baseball della Team Navy per intrattenere le truppe nelle Azzorre e nel Nord Africa. Il suo sogno comunque restava quello di, finita la guerra, ritornare a giocare nella Major League. Tuttavia ancora una volta il destino presentò a Gene un altro aspetto.

Successe che, per un caso fortuito, il 4 giugno del 1944, a circa 150 miglia a ovest di Capo Blanco, il cacciatorpediniere USS Chatelain e la sua scorta riuscissero a realizzare una delle azioni più fortunate della guerra nel mare Atlantico: individuare e catturare l’U-Boot tedesco 505 pressocchè intatto.

 

L’errata valutazione dei danni causati dalle bombe di profondità, e che convinse il comandante tedesco ad emergere e mettere in salvo l’equipaggio, permise alla Task Group statunitense di catturare l’U-Boot 505 e rimorchiarlo fino alle Bermude dove fu completamente analizzato per scoprire tutti i segreti tecnici degli U-Boot. Il cartaceo: codici, coordinate speciali, messaggi criptati e quant’altro pervenne invece a Bletchley Park il 20 giugno dando il via ad una particolare guerra di “intelligence”. A tal fine questa eclatante azione non fu evidenziata dal Comando Marina USA ed anzi l’intero equipaggio tedesco, affinchè non potesse avere fortuiti contatti, fu internato in una località segreta in Louisiana: Camp Ruston.

 

Incaricati a sorvegliare questi particolari prigionieri furono i componenti del Baseball Team Navy, tra cui Gene Moore. Qui l’ormai ex prodigio del baseball sviluppò una sua teoria di comprensione: insegnare al suo nemico in guerra come giocare a baseball dando a questo insegnamento i valori più alti nel rispetto e nella dignità della persona e nella piena consapevolezza di suscitare sentimenti di pace attraverso la pratica sportiva.

Nella foto le illustrazioni di Val J. Laolagi sui fatti raccontati
Nella foto le illustrazioni di Val J. Laolagi sui fatti raccontati

Scrive nell’introduzione del libro John Skipper “E’ importante non leggere frettolosamente questo libro, ma anzi assorbire le parole come le immagini di un film, o qualcosa di simile. Cioè voglio dire che questa esperienza ha cambiato in modo permanente il corso della vita di Gene e può aver cambiato anche la filosofia del nostro passatempo nazionale”. Parole taglienti e da meditare se è vero che Gene, dopo quel periodo, attraverso l’insegnamento del baseball, ha scoperto il vero significato della vita, dell’amore, dei rapporti familiari e della perseveranza.

Questa eccezionale biografia, o come ha detto William McDonald, Presidente della Società Militare di Scrittori d’America nel conferire la palma di Book dell’Anno, “…è una grande storia raccontata con sensibilità poiché Gary Moore ha catturato lo spirito ed il cuore delle vicissitudini di suo padre attraverso l’uso di un dialogo approfondito dalla vera comprensione delle esperienze di vita cui il padre è stato testimone”.

 

Nell'immagine l'U-Boot 505 in mostra al Museum of Sience and Industry di Chicago
Nell'immagine l'U-Boot 505 in mostra al Museum of Sience and Industry di Chicago

Dalle pagine del libro alla scelta di sceneggiarlo per produrre un grande film che rispecchiasse e proponesse ad un più vasto pubblico i temi di questa singolare storia il passo è stato breve. I diritti sono stati acquisiti dalla Whitelight Entertaiment e dal produttore Gerald Molen con il regista Jim Sheridan dietro la cinepresa ed una singolare quanto incredibile particolarità: ad impersonare Gene Moore sullo schermo è stato chiamato il nipote Toby Moore la cui somiglianza giovanile con il nonno è veramente impressionante.

Il film, che doveva essere licenziato già nel 2016, è ancora in via di lavorazione causa una sceneggiatura che nulla ha voluto lasciare al caso. Sarà incanalato nelle sale entro quest’anno.

 

Per gli esegeti della Storia Militare, l’U-Boot 505 è oggi esposto presso il Museum of Science and Industry in Chicago.  

 

Michele Dodde

 

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Fabio Mogini (lunedì, 04 settembre 2017 08:38)

    Caro Michele,
    ogni tuo pezzo seguita (e non potrebbe essere altrimenti) a stupirmi ed interessarmi tantissimo. La conoscenza che hai del vecchio gioco è impressionante, ma oltre a ciò, riesci ad unire a questa altri scorci di vita che non possono mancare di attirare la mia attenzione. Sai bene che ho grande interesse sulla storia del 2° conflitto Mondiale e seguo con passione ciò che è stato l'impiego in quei tempi della Kriegsmarine, la Marina da Guerra Germanica, e sinceramente, mai avrei pensato che il baseball avrebbe potuto entrarci in qualche modo. Veramente spettacolare, e certo non mancherò di andare a vedere il film appena sarà nelle sale.
    A presto

    Fabio