Coach dietro le quinte

Nella foto Jose Oquendo a sx con Mike Matheny (Getty images)
Nella foto Jose Oquendo a sx con Mike Matheny (Getty images)

di Frankie Russo

Coloro che seguono con un certo interesse la MLB sicuramente avranno notato una caduta di stile nel modo di giocare di una squadra che ha vinto due World Series negli ultimi 12 anni e che ha fatto sempre parlare di sé per il modo di affrontare il gioco. Mi riferisco ai St Louis Cardinals che quest’anno sembrano aver perso  il consueto smalto sollevando molti punti interrogativi da parte di tifosi ed esperti. Inaspettatamente i Cardinals lottano tra la terza e quarta posizione nella NL Central oggi,  con un record sotto 500, 4 gare dietro la capolista Milaukee Brewers e 9 dietro nella corsa per un posto nella Wild Card. La domanda che si pongono in molti è: Dipende dagli infortuni? Dipende dal trasferimento di alcuni giocatori chiave? È cambiato qualcosa negli spogliatoi? È colpa del manager? 

Ma non è solo una questione di sconfitte. Chi conosce bene la franchigia sa che i Cards hanno avuto sempre un loro modo quasi perfetto di interpretare il gioco. Adesso si osserva una difesa distratta, un degrado nell’applicazione dei fondamentali e una squadra che non mostra più entusiasmo in campo. Mentre gli esperti hanno cercato di dare una spiegazione, forse il motivo più plausibile è arrivato da alcuni giocatori, ancora nel sistema e alcuni ormai fuori, poiché hanno attribuito la causa a un comune denominatore. La perdita di Jose Oquendo alla fine della scorsa stagione.

foto da vivaelbirdos.com
foto da vivaelbirdos.com

Jose era il coach di terza base fino a quando non è stato costretto al ritiro per motivi di salute. I giocatori hanno dichiarato che era lui il collante che teneva insieme la squadra.

 

Jose spendeva molto tempo parlando di baseball con i suoi giocatori, li portava fuori a cena, insegnava ai rookies come comportarsi e si teneva in contatto con loro anche durante la off-season e non perdeva mai l’occasione di insegnare gli aspetti nascosti del gioco; ogni opportunità era buona, anche quando erano in trasferta sull’aereo. Era anche lui che stabiliva le regole ed era suo il compito di farle rispettare. E i giocatori le rispettavano, prestando attenzione anche ai più piccoli dettagli  perché sapevano che, in caso contrario, li aspettava la panchina. Ad oggi nessuno nell’organizzazione ha preso il suo posto, e questo potrebbe essere il vero motivo della deludente stagione. 

 

Per insegnare a giocare nel modo giusto è necessario affrontare tutti gli aspetti del gioco a cominciare dalla concentrazione e impegno durante gli allenamenti. Sapere a quale base tirare nelle varie situazioni, il modo giusto e anche aggressivo di correre sulle basi non può essere ignorato. Quando assistiamo a una squadra che gioca senza entusiasmo, una squadra che si rifiuta di rispettare le regole la prima domanda da porci è quando è stata l’ultima volta che un giocatore è stato messo in panchina?

 

Da fuori non sapremo mai qual è il rapporto che intercorre tra giocatori e coach ed è impossibile giudicare fino a che punto lo staff si  dedica a questi insegnamenti e a far rispettare le regole. Ma è importante che vengano stabilite delle regole e che esse vengano rispettate, non importa se giuste o sbagliate, e affinché questo avvenga, è altrettanto importante che ci sia collaborazione e armonia tra il coaching staff supportato dal benestare della società.

 

Frankie Russo

 

 

 

 

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