Costruire una squadra vincente

Nella foto Theo Epstein con i loghi delle sue due squadre vincenti (Foto da Business Insider)
Nella foto Theo Epstein con i loghi delle sue due squadre vincenti (Foto da Business Insider)

di Frankie Russo

libera traduzione da: totallytigers

Prendendo spunto dall’articolo I Cubs e il colore giallo”  pubblicato su queste pagine da Allegra Giuffredi il 24 maggio, sono andato alla ricerca di qualcosa che spiegasse questo cambio di direzione e questo è il risultato. Il 3 novembre 2016 si è interrotta la più lunga striscia negativa nella storia di ogni sport per una squadra che non aveva conquistato un titolo mondiale. La squadra? I Chicago Cubs. La ragione? Theo Epstein. Epstein ha appena superato i 40 anni ed è  divenuto GM all’età di 28. Nei suoi primi anni ha portato la sua squadra, i Boston Red Sox, ai playoff 6 volte in 9 anni e ha conquistato due World Series. 

Questo da uno che non ha mai giocato a baseball e che è laureato in Giurisprudenza. Un signore che fu immediatamente messo sotto contratto appena lasciò i Red Sox perché la sua nuova società aveva deciso di cambiare il modo di operare, a cominciare da come si sarebbe dovuta muovere sul mercato per acquisire nuovi giocatori.

 

I proprietari dei Chicago Cubs nominarono Theo Epstein Presidente e con l’assunzione di Jed Hoyer, anch’egli 40enne, con l’incarico di GM, iniziò un nuova era. Fu sostituita una dirigenza tra le più antiquate con una completamente rinnovata dalla testa ai piedi. Una delle più vecchie, peggiori e costose squadre (nella loro divisione), fu trasformata in una delle migliori nel mondo del baseball.

 

Se si vuole veramente conoscere in che direzione una società si muoverà per raggiungere il successo, non ci si deve fermare ad osservare in superficie, bisogna grattare il fondo della pentola. Si investe molto  denaro per acquisire giocatori con lauti stipendi, o si spende per rinnovare le strutture che supportano i giocatori? Quelle strutture, cioè, che noi appassionati non possiamo vedere. Quelle strutture che non appaiono e che non portano tifosi allo stadio. In altre parole, questa società si dedica solamente a curare i fiori sull’albero, o s’interessa alle radici che nutrono, mantengono e fanno nascere i fiori?

 

I Cubs hanno iniziato da quest’ultimo concetto incrementando e migliorando i vari settori della dirigenza a cominciare dal programma di condizionamento e del training inserendo anche il reparto di psicologia. È stata data maggiore importanza al settore delle analisi, statistiche e strategie che implica anche la formazione degli impiegati e degli scout. Si è prestato anche particolare attenzione nell’assumere impiegati con lauree in matematica e scienze.

Epstein ha introdotto tanti nuovi concetti, tra cui i più rilevanti sono stati:

  • La creazione di un settore specifico che si prenda cura dei giocatori latino-americani per facilitare il loro inserimento sia linguistico che culturale;
  • L’introduzione della neuroscienza che va ben oltre le statistiche e che tiene maggior conto dell’intangibile;
  • L’utilizzo delle più avanzate tecnologie e strumenti di cui tutti devono usufruire, ivi compresi gli scout;
  • I’istituzione di The Cubs Way, un manuale di 100 pagine che viene consegnato ad ogni giocatore al suo primo giorno ed enfatizza sulla “Bibbia” della squadra dove è indicato come ogni giocatore si dovrà orientare per la battuta, la difesa, l’approccio mentale e il gioco di squadra.
Theo Epstein e Joe Maddon alzano il Trofeo (USA TODAY / VIA REUTERS)
Theo Epstein e Joe Maddon alzano il Trofeo (USA TODAY / VIA REUTERS)

Come si può facilmente osservare, non è sufficiente semplicemente spendere denaro e aggiungere superstelle all’organizzazione. Per vincere ci vuole molto di più. Vincere va ben oltre  le sole statistiche e vanno considerati altri fattori. Gli intangibili.  Ed è questo che i Cubs hanno fatto meglio di ogni altra organizzazione. Hanno grattato il fondo della pentola e portato fuori ciò che ne era nascosto e che doveva venire alla luce. Una solida organizzazione, il giusto gruppo di persone e la giusta mentalità per creare un vincitore.

 

A differenza di quanto succede in molte organizzazioni, Epstein non ha dato priorità alle statistiche, bensì il revisionare la filosofia di squadra, l’approccio mentale e ciò che potremmo definire la cultura cooperativa. A lui non piacque nulla di quanto aveva visto.

 

Generalmente a noi tifosi viene passata l’idea che i giocatori giochino per arrivare ai playoff.  E rimarreste alquanto sorpresi nell’apprendere che ciò non corrisponde a verità. Epstein scoprì subito che vi erano giocatori a cui poco interessava giocare a ottobre. E il motivo era principalmente basato sul principio che non erano pagati per giocare extra partite, che la stagione era troppo lunga e desideravano trascorrere più tempo a casa con la famiglia.

 

Eliminando questa mentalità l’obiettivo prioritario introdotto da Theo divenne “Carattere e Armonia di squadra”, una filosofia dove il carattere e leadership di un giocatore aveva una significativa rilevanza per scegliere coloro che dovevano rimanere o lasciati andare.

 

Fu consegnata una checklist a tutti gli scout e dirigenti che elencava i punti da esaminare per ogni giocatore: come affrontavano le difficoltà fuori dal campo, come si comportavano in famiglia, come interagivano con le persone quotidianamente e le ragioni per cui avevano scelto di giocare a baseball. Furono intervistati amici, nemici, genitori, compagni di squadra e fidanzate. Non è dato sapere, invece, se furono intervistate anche le ex fidanzate :-)

Per Epstein era una questione di un insieme tra statistiche e carattere che avrebbe determinato il roster, e non solo le statistiche.

 

Ma furono messi sotto esame anche tutti coloro che lavoravano per conto dei Cubs. Scout e coach furono monitorati più volte nel corso dell’anno e fu preso anche in considerazione lo sforzo impiegato per fare il proprio lavoro,  furono utilizzate nuove filosofie, tecnologie e test per valutare il loro operato. Tutto ciò portò a un grosso rinnovamento.

 

Fu messo sotto esame anche lo staff medico, training e condizionamento. Furono immediatamente incaricati di sovrintendere sulla salute e sicurezza dei giocatori in campo e fuori dal campo. Il lavoro si doveva svolgere per 365 giorni e non solo durante il campionato. Una delle maggiori priorità pretese da Theo fu che ogni settore doveva assicurarsi che ciascun giocatore arrivasse allo spring training in perfetta forma. I giocatori capirono che dovevano adattarsi se volevano essere parte della squadra.

 

È interessante anche sapere che Esptien non fu avaro di elogi verso coloro che avevano fatto il loro dovere. Essi ricevettero riconoscimenti pubblici da parte del Presidente, il che ci porta ad un’altra idea fissa di Epstein: Connessione.

 

Theo era convinto che se tutti i facenti parte dell’organizzazione fossero  connessi tra loro, indipendentemente se giocatori o meno, questo avrebbe creato in ognuno una sensazione di appartenenza, un concetto troppo spesso sottovalutato nello sport. Studi approfonditi nel merito dimostrano come le persone che si sentono veramente parte del gruppo s’impegnino oltre le aspettative e si diano da fare per migliorare.

 

Ma per realizzare questo programma, Epstein aveva bisogno di una “voce” per trasmettere il messaggio, specialmente ai giocatori. Aveva bisogno di qualcuno che credeva negli stessi principi e che fosse in grado di farli accettare. La scelta poteva cadere solo su Joe Maddon, ma questo lo sapevate già.

 

Maddon abbracciò la tesi del suo boss ed iniziò insegnando ai giocatori come crearsi le aspettative per vincere e come affrontare la pressione che ne sarebbe conseguita. Gli insegnò a non mollare mai e li aiutò a capire come dare priorità alla vittoria. Seppe come conquistare il rispetto dei giocatori e questo aiutò a formare atleti migliori e più disciplinati. Maddon crede che le statistiche siano importanti e da tenere di conto, ma che alla fine sarà la passione a portare alla vittoria.

 

La passione che ebbe il suo culmine nell’ultima gara delle World Series 2016, una gara in cui gli Indians rimontarono uno svantaggio di tre punti  e pareggiando nel nono eliminarono quasi ogni velleità dei Cubs. Almeno temporaneamente, fino a quando un giocatore convocò un meeting con i compagni durante una sospensione per la pioggia ricordando loro quale era la posta in palio.

 

Il resto è storia, e questo lo sapevate già. 

 

Frankie Russo

 

 

Scrivi commento

Commenti: 2
  • #1

    Alex (lunedì, 29 maggio 2017 13:56)

    Molto interessante!!!
    Un approccio valido non solo in ambito sportivo.
    Grazie a Frankie e a Paolo.
    ciao.

  • #2

    Leo marchi (martedì, 30 maggio 2017 11:48)

    Ho letto volentieri, come sempre, il pezzo.
    Ci terrei a sottolineare che oramai tutte le squadre hanno uno staff di psicologi che esaminano, oltre i giocatori, anche il resto della squadra: tecnici, assistenti, impiegati, ecc.
    Hanno l'obbligo di un interprete ufficiale per i giocatori di altre lingue (spagnolo, giapponese, ecc.)
    Ciao