Willie e il Baseball

di Paolo Castagnini

Succede che in una scuola del Bolognese, "Scuole Maestre Pie" si svolge un concorso letterario. Tema del concorso "Una storia per un'immagine" e l'immagine è quella pubblicata sul blog e parte di questa la vedete qui di fianco. Tre buchi di serratura dove al di là s'intravvede qualcosa. "Per guardare oltre le apparenze". In quella centrale avrete tutti notato che cosa c'è. Detto fatto molti di questi ragazzi e ragazze della scuola Primaria e Secondaria di 1^ grado, svolgono il tema del concorso inventandosi una storia. Animatrice dell'iniziativa Carlotta Zannini che gestisce "La casa dei saperi" e cioè la Biblioteca della scuola.

L'entusiasmo di Carlotta per l'iniziativa è un contagio diretto e pertanto in pochi giorni anche noi di Baseball On The Road ci buttiamo a capofitto e ci offriamo di costituire una giuria di redazione. Sono ben dodici i lavori che ci arrivano sulla casella mail e ci mettiamo immediatamente al lavoro.

Nell'immagine Franco Ludovisi alla premiazione del Concorso
Nell'immagine Franco Ludovisi alla premiazione del Concorso

Franco Ludovisi, Frankie Russo, Michele Dodde, Allegra Giuffredi, Francesco Zagaglia e il sottoscritto, leggiamo i racconti e votiamo.

 

Con grande difficoltà ne risulta una classifica assai combattuta (sempre con i racconti dei ragazzi succede), produciamo i diplomi e inviamo il tutto a Carlotta.

 

Ma non ci basta e facciamo qualcosa di più. Inviamo un nostro rappresentante alle premiazioni. E chi poteva essere se non Franco Ludovisi, Hall of Fame del baseball Nazionale?

 

Grande entusiasmo da parte della scuola Maestre Pie e non vi nascondo che noi ci siamo proprio divertiti.

 

Oggi vi propongo il Racconto che ha vinto il 1° Premio di Baseball On The Road con la motivazione della nostra grande penna Michele Dodde

 

 

1° CLASSIFICATO

 

Willie e il Baseball

 

Francesca Capuzzo - Classe 2^ media

 

MOTIVAZIONE: Il racconto delinea personaggi la cui incisività plasma ricercate situazioni di assoluto spessore che coinvolgono forme di educazione ed intime sensibilità caratteriali che poi attraverso il gioco e la passione stemperano positivamente il conflitto generazionale tra genitori e figli. Emerge quindi indissolubile il valore sociale del baseball ed il suo coinvolgimento virtuale

 

    William Morris (da tutti soprannominato Willie) era un ragazzino molto solo e timido, di bassa statura e di corporatura fragile e snella, preso sempre di mira dai suoi compagni di classe. Non aveva amici, stava sempre da solo, col suo zainetto sulle spalle e tanta tristezza addosso. Il padre, Jack Morris, e la madre, Claire Doson, non lo appoggiavano molto, e lui era abituato a tenersi dentro i sentimenti. Il fratello, più grande di lui, era invece il contrario: slanciato, atletico e con tanti amici. I genitori elogiavano, quindi, il primogenito, senza dare minimamente retta a Willie. Il ragazzo andava abbastanza male a scuola e i genitori non volevano che lui facesse sport o attività, perché dicevano che lo avrebbero distratto. Willie aveva una passione: il baseball. Non ci giocava però, perché temeva….temeva di farsi male, temeva il giudizio degli altri. Proprio per questo guardava sempre le partite in televisione.

 

    Un giorno il ragazzo, uscito da scuola, si imbatté con lo sguardo in un enorme campo da baseball. Cercò di evitarlo, ma la sua passione non riuscì a frenarlo, si dovette fermare per forza a guardare. Il sole batteva forte sulle teste dei giocatori, il sudore era sempre di più, la palla sembrava volare sempre più velocemente; a mano a mano che la partita procedeva, la folla gridava “ooh” a ogni punto fatto, il campo da gioco era molto modesto, piccolo e fatto di erba arida, ma per coloro che vi correvano era una seconda casa. Il nuovo battitore era pronto a colpire la sfera volante e i difensori pronti a prenderla. Si mise in un angolino, vicino alle tribune, ad ammirare l’incantevole spettacolo: era la squadra più brava del paese.

 

    Finita la partita i giocatori uscirono dal campo e gli spettatori se ne andarono via. Rimase solo Willie, seduto ancora in quell’angolino. Si guardò bene intorno e, non vedendo nessuno, si incamminò verso il campo. Vide una mazza per terra e la raccolse: era la prima volta che ne toccava una. Poi afferrò una pallina e la lanciò per aria: era stranamente rilassato, ma anche un po’ impaurito. Quando colpì quella pallina, sentì uno scarico di adrenalina e tanta felicità nel vederla volare lontano, molto più lontano di quanto si aspettasse. Cominciò ad urlare: “E Willie Morris fa puntooo!”, imitando i telecronisti delle partite. Ma ad interromperlo fu un applauso: “Bravo, molto bravo. Dove hai imparato a giocare così?”, disse un signore dai capelli grigi. Willie, spaventato, si girò e lo vide. Dopo averlo scrutato per bene si accorse che era l’allenatore della squadra appena uscita. “N..non ho m..mai g..giocato, ho sempre g..guardato solo le partite in tv”, balbettò il bambino. Sbalordito il signore rispose: “Impossibile! Vorresti dirmi che tu non hai mai toccato una mazza in vita tua e sei così bravo?”. Il ragazzo annuì per evitare un’altra spiacevole scena di timidezza. L’allenatore gli chiese di provare a colpire nuovamente la palla e il tiro fu altrettanto bello a quello precedente. Il signore, stupito, gli chiese di entrare nella squadra giovanile e Willie disse di sì, in preda all’emozione.

 

    Tornato a casa si prese una sgridata dai genitori per il ritardo. La mamma gli chiese quale fosse la causa, ma lui disse: “Ero solo in punizione a scuola”, decidendo quindi di raccontare una bugia. Il bambino, il pomeriggio seguente, andò all’allenamento e così fece per due settimane. Un giorno il padre decise di andare a prendere il figlio dalla punizione a scuola. Entrò dal portone e disse all’insegnante: “Sono venuto a prendere Willie Morris”, ma l’insegnante lo guardò con aria stranita e rispose: “È già uscito, con un signore dai capelli grigi”. Jack impietrito ritornò alla macchina. Prima di salire sull’auto, sentì una voce dallo stadio urlare: “Willie vieni”. Decise allora di andare a vedere se il figlio fosse allo stadio. Ed era proprio lì, che giocava a baseball. Jack urlò: “William Morris, vieni subito qui! Mi sembra che io e tua mamma ti abbiamo già detto che non puoi fare sport finché non vai bene a scuola! Ora sali in macchina”. L’allenatore intervenne: “Signore, questo ragazzo ha delle doti sensazionali e dopodomani c’è la partita”, ma Jack non lo ascoltò. Il figlio non provò neanche a giustificarsi. Salì in macchina, zitto.

 

    Qualche giorno seguente l’allenatore aspettò Willie all’uscita da scuola: “Domani ci sarebbe la partita…sarebbe un vero peccato se tu non ci fossi”. Willie continuò a camminare, facendo finta di non ascoltare, come gli era stato ordinato dal padre. “Io ho capito come è fatto tuo padre, sai”, continuò il signore, “anche il mio era così quando ero piccolo. Hai presente quel detto l’apparenza inganna?”. Il bambino si girò, lo guardò e annuì. “Ecco, tu sei un grosso esempio di ciò: sembri un ragazzo fragile, timido, ma quando sei in campo faresti paura anche a una tigre. Quindi ti chiedo di credermi quando ti dico che abbiamo bisogno di te alla partita di domani”. Il ragazzo era commosso, non si era mai sentito così amato e disse che sarebbe stato presente.

 

    La sera seguente il ragazzo di nascosto scappò per andare alla partita. Poco dopo la fuga di Willie, il padre entrò nella sua camera e vide che non c’era. “Sarà andato alla partita”, disse furioso, e con la moglie e il figlio maggiore decise di andare a prenderlo. Allo stadio spinse con violenza la folla davanti a lui per arrivare in prima fila. Stava per scendere in campo quando nello stadio si fece un silenzio devastante: Willie, “il fantastico nuovo arrivato”, si preparava per colpire la pallina. I genitori si fermarono a guardarlo. Lui era impegnato, ma aveva un’espressione felice e rilassata, un’espressione che non aveva mai avuto. Il lanciatore tirò la palla verso Willie, che la colpì con estrema forza e impegno. La sfera volante fluttuava con estrema velocità. Willie fece punto, scatenando la folla e i compagni. Anche i parenti rimasero sbalorditi vedendolo impegnato, col sudore che scendeva e la mazza in mano. Il padre non era mai stato così tanto orgoglioso del figlio. Scese nel campo, lo abbracciò, e si scusò per la sua ignoranza. Anche la madre e il fratello erano felici per lui. Qualche anno dopo William Morris diventò un grande giocatore, supportato dalla famiglia.

 

 

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