Custer e il baseball

It is a view of Union prisoners at Salisbury, N.C., playing baseball (New York Public Library)
It is a view of Union prisoners at Salisbury, N.C., playing baseball (New York Public Library)

di Michele Dodde e Fabio Mogini con la presentazione di Paolo Castagnini 

E' con grande piacere che oggi pubblico questo interessante lavoro ad opera di due amici oltre che persone di grande spessore intellettuale. Michele Dodde che tutti voi lettori conoscete e Fabio Mogini, che esce per la prima volta dal ruolo di dirigente ufficio amministrativo FIBS con questo contributo alla cultura del nostro sport.

Buona Pasqua a tutti

A seguire con attenta ricerca e curiosità le tracce di quella lunga via percorsa da una pallina da baseball, sia in modo concreto sia virtuale, ci si imbatte sempre in particolari episodi che per il loro valore ontologico delineano poi pagine di una storia infinita ed affascinante per i luoghi, le circostanze ed i tempi che quella pallina ha vissuto o è stata usata come indelebile protagonista. 

Va da sé dunque che, dopo aver decisamente puntualizzato come il baseball già a partire dagli Elysian Fields nel 1859, quando il settimanale Harper’s Weekly il 15 ottobre pubblicò per la prima volta una tavola con la seguente didascalia “Young men played a new game called baseball Note: the umpire seated in a chair“ sino a quella della Stokes Collection, visibile presso la New York Public Library delineata da “It is a view of Union prisoners at Salisbury, N.C., playing baseball”(foto in home page), le tracce della pallina bene hanno incominciato a generalizzarsi in tutti quei territori degli Stati della fascia orientale, generalmente civilizzati e portati ad un inaspettato benessere dopo la sanguinosa Guerra Civile, tanto da essere ancora puntualizzate dal Frank Leslie’s Illustrated Newspaper il 26 agosto del 1865 con la nota “On Aug. 3, 1865, at the Elysian Fields in Hoboken, N.J., a vast assemblage witnessed a baseball contest for the championship of the United States between the Mutual Club of New York and the Atlantic Club of Brooklyn. The Atlantics won score 13 to 12. We see the game in progress”. 

 

La pallina da baseball quindi, con tutto il suo fascino esoterico che va dal numero delle cuciture all’affettuoso modo di tenerla tra le dita quasi come un silenzioso messaggero che poi si proietta in volo, con sapiente consapevolezza era diventata, unitamente al gioco in cui veniva usata, il significativo e magico collante di una intera nazione che stava abbattendo muri e classi sociali.  

Ecco allora che attraverso gli attenti ed approfonditi studi che Fabio Mogini ha dedicato ad alcuni particolari aspetti della storia statunitense, apparentemente minori, la pallina da baseball è riemersa con una propria e ben distinta qualità anche nel mitico ed affascinante Far West. Ed è legata questa volta la traccia al leggendario Son of The Morning Star, ovvero a quell’amato, odiato, idolatrato, esecrato, prediletto, disprezzato, venerato, detestato, adorato, sgradito Figlio della Stella del Mattino, come i pellerossa Sioux chiamavano il Generale George Armstrong Custer

 

Fabio Mogini ha sollevato la polvere dalle sue conoscenze ed ha presentato un nuovo aspetto di questo personaggio che in alcuni momenti ha formalizzato con capacità l’addestramento dei suoi cavalleggeri, per la gran parte giovani emigranti sulle terre del nuovo mondo, consentendo loro di imparare a giocare a baseball divenendo così lo stesso momento di apparente relax. 

 

Affascinante e leggendaria la vita di Custer fortemente legata al suo intimo ruolo di essere Comandante di uomini e soldato fedele ai propri principi, ai suoi Reparti di Cavalleria che plasmava con la sua indole, alla Bandiera.  

Ed è nella rivisitazione di questa sua vita, dai suoi esordi sino alla sua celebre Last Stand e la morte il 25 giugno del 1876, ricostruita e condotta in modo oggettivo e senza sbavature dallo storico Steve Alexander nel suo “Custer to the Little Big Horn”, tra le foto, lo scritto e le stampe rintracciate e pubblicate si trovano a pag. 108 una stampa che recita “Engraving showing a time of relax during the expedition, Baseball was a very popular game played by troopers” mentre nel testo un aneddoto riferito al 1874, mese di giugno.

 

Custer, riavuto il Comando di Reggimento trova accampato nel territorio indiano delle Black Hills il suo 7° Cavalleria, che stava svolgendo una spedizione ricognitiva. Qui il 31 di quel mese i cavalleggeri stavano giocando la prima di molte altre future partite di baseball e la data è storica ed importante perché i presenti ricercatori quel giorno stavano annunciando trionfalmente la scoperta dell’oro sulle French Creeck, scoperta che di fatto fomentò violentemente la guerra tra gli “ostili”, come venivano chiamati i pellerossa, ed il Governo statunitense. 

 

E’ questa una singolare testimonianza fortemente accettabile poiché dimostra come il baseball, che all’est veniva praticato già in campionati di tutto rispetto, nel selvaggio west era un sentito retaggio amatoriale per cui bastava un accettabile spiazzo, un bastone nodoso ed una pallina per il gioco e godibile anche per tenere in esercizio il fisico e la prontezza mentale dei soldati. E che fosse praticato anche da altri reparti lo dimostrano alcuni dagherrotipi del 9° Cavalleria di stanza nel Fort Wingate nel 1883. Era questo ancora un lasso di tempo in cui il baseball, da poesia ad ideologico, veniva giocato dalla maggior parte dei giocatori ancora con le mani nude e pochi indossavano il primordiale guanto ideato nel 1870 da Doug Allison.  

La prima immagine di baseball femminile risale al 1890-1891 (National Baseball Hall of Fame Library, Cooperstown, NY)
La prima immagine di baseball femminile risale al 1890-1891 (National Baseball Hall of Fame Library, Cooperstown, NY)

Ma anche il periodo in cui, come l’11 settembre del 1875 a Springfield (Illinois), veniva disputata la prima partita di baseball professionistico femminile tra le Blondes e le Brunettes. Vinsero le prime per 42 a 38 come riporta la nota 34037 della pagina enciclopedica popolare de La Settimana Enigmistica.

 

Il personaggio Custer, aristocratico nei suoi atteggiamenti e scelte, è stato più volte citato a ragione o a torto anche in diversi saggi, tra cui si vuole ricordare il “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” di Dee Brown, e molti film a partire dal 1912 con “Custer’s Last Fight” diretto da Francis Ford, poi nel 1941 il regista Raoul Walsh fa impersonare Custer da Errol Flynn in “La Storia del Generale Custer”, quindi “Custer eroe del West” del 1967 con Robert Shaw e regia di Robert Siodmak sino al 1991 quando, dall’omonimo romanzo di Evan S. Connel, il regista Mike Robe tratteggia l’umanità e la personalità dell’uomo Son of The Morning Star Custer superbamente interpretato da Gary Cole. Ed è ancora in questo film che i cavalleggeri si vedono giocare a baseball con l’immancabile severo Sergente Maggiore integerrimo plate umpire e che si passano poi l’un l’altro la pallina caracollando sulla sella stando a cavallo in colonna. E c’è anche il Capitano Tom Custer, fratello minore del Generale, che gli va incontro dicendogli: “George, che piacere rivederti! Peccato però, se arrivavi un minuto fa avresti potuto vedere un mio bellissimo home run!

Indiscutibilmente la battaglia innescata lì a Little Big Horn segnerà in seguito un considerevole spartiacque in quel triste “Problema Indiano” sino al celebre tramonto di “C’era una volta il West” che ha avuto protagonisti non pochi connazionali emigrati. Anzi, tra le pagine ingiallite dei ruolini del 7° Cavalleria, rimasto il più famoso tra i dieci Reggimenti del nuovo Esercito Statunitense e che per apparente stile di ordine chiuso superava anche i cosiddetti “Soldati Bisonte”, ovvero il 9° e 10° composti da cavalleggeri volontari ex schiavi, andiamo a ritrovare cinque italiani che per compiti assolti ed ordini ricevuti nel poliedrico diamante della vita si ritrovarono tra i superstiti: il Sergente Max Vinattieri da Prato, direttore della fanfara del reparto, il Ten. Conte Carlo De Rudio da Belluno che con il suo squadrone era stato posto in riserva nell’aliquota del Magg. Marcus Reno, i cavalleggeri Agostino Luigi Devoto da Genova e Giovanni Casella da Roma e il Serg. Giovanni Martini da Sala Consilina, ex tamburino componente dei Mille di Garibaldi qui in Italia e trombettiere d’ordinanza di Custer lì in America.

 

Potenza dei ricordi o di una fantasia che supera la realtà. Ma lì il baseball, nell’affascinante e selvaggio diorama di quel Far West, c’era.

 

Michele Dodde e Fabio Mogini

 

n.d.r Qui sotto alcune belle immagini. L'ultima straordinaria è una foto vera. L'unico sopravvissuto tra gli indiani a Little Big Horn: Il cavallo Comance.

 

Alcune pagine "documento" tratte da “Custer to the Little Big Horn”, di Steve Alexander
Cavalleria Baseball.pdf
Documento Adobe Acrobat 771.2 KB

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Commenti: 1
  • #1

    Marina (giovedì, 27 aprile 2017 14:12)

    Complimenti! Molto interessante

Vorrei partecipare a Torneo!

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