La sindrome....

di Allegra Giuffredi 

Come forse ricorderete nell’articolo dedicato alla tragicomica squadra di Homer Simpson nell’episodio “Homer at bat” ideato da Matt Groening (1954), nell’omonima serie, ho citato la sindrome di Steve Sax (1960), che prende il nome dal giocatore che nel baseball, ha sofferto della cosiddetta YIP. Questo termine non ha una traduzione o almeno io non l’ho trovata, ma in pratica consiste nella repentina perdita di abilità nel fare determinati gesti sportivi, solitamente meccanici e ripetitivi. Questa mancanza acquisita comporta l’insorgere di un abbassamento dell’autostima e quindi un problema psicologico che va a toccare anche il tono dell’umore, con quel che ne segue. Molti campioni di baseball, come Mackey Sasser (1962), Chuck Knoblauch (1968), Steve Blass (1942), oltre a Sax, ne hanno sofferto, ma in pochi come lui, ne sono usciti vittoriosi.

Il tutto cominciò nel 1983. 

L’anno prima, Sax, che giocava come interno e seconda base, era stato nominato Rookie dell’anno, ma al nono inning della prima partita di Campionato tra i suoi L.A. Dodgers e gli Expos di Montreal, permise, maldestramente, al corridore di segnare.

Sax ammise l’errore, ma poi è lui stesso a ricordare, che avendone fatti successivamente molti altri: “ben presto ho lasciato che il dubbio e la paura si insinuassero nella mia psiche. E quando ciò accade, sei spacciato”.

Nella foto Steve Sax (Getty images)
Nella foto Steve Sax (Getty images)

La YIP si era impadronita di lui, così dal nulla, con una marea di errori non forzati. E non c’era pratica che tenesse, Sax aveva perso completamente il controllo del braccio e i suoi tiri erano talmente ridicolizzati dai tifosi, che sugli spalti, avevano cominciato ad esporre dei bersagli disegnati su lenzuola e ad indossare dei caschi per proteggersi dalle sue traiettorie.

 

Ovviamente Sax pensò di smettere, perché si sentiva lo zimbello del Campionato, ma Tommy Lasorda (1927), che credeva in lui, un giorno lo prese da parte e gli fece un bel discorso d’incoraggiamento, anche se lo stimolo migliore gli arrivò dal padre, John Sax, un uomo tutto di un pezzo, che era cresciuto durante la Depressione e che Steve Sax considerava invincibile.

 

Infatti, come proprio Sax è a raccontare in “Shift: cambiare la vostra mentalità”, egli era andato in ospedale per visitare il padre dopo il suo quinto attacco di cuore e parlandogli delle sue difficoltà, suo padre gli disse: “Un giorno ti sveglierai e questo problema se ne sarà andato”, confessando di aver subito la stessa identica difficoltà al liceo e di averla superata.

Sei ore più tardi John Sax morì e Steve Sax sostenuto da quell’ultimo dialogo, recuperò fiducia in sé e il baseball tornò ad essere di nuovo divertente per lui, senza caschi e bersagli denigratori.

 

Sax non fece più un solo errore nelle ultime 36 partite della stagione e al momento del ritiro, nel 1994, era stato inserito per cinque volte tra gli All-Star, con 444 basi rubate e due World Series Ring. Due anni dopo il suo ritiro, nel 1996, la mamma di Sax, che conosceva suo padre dalla quinta elementare, gli disse che in realtà, il padre non ebbe mai alcun problema come il suo, ma che mentendogli, voleva dargli fiducia, cosa che in effetti gli riuscì.

 

Allegra Giuffredi

 

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