Come può un giovane Italiano competere

Nella foto Michael Amditis
Nella foto Michael Amditis

di Paolo Castagnini 

Michael Amditis è alto 1 metro e 78 centimetri e pesa 84 chilogrammi. Classe 1997 è uno dei giocatori della squadra USA che vinse la medaglia d'oro ai Mondiali del 2015 in Giappone. Nella finalissima di Osaka contro i Giapponesi ha battuto un doppio portando la sua squadra sul 2-0 che poi vincerà con il punteggio finale di 2-1

Perché presento questo giocatore? Avrei potuto scrivere di Austin Bergner, lanciatore vincente nella stessa partita sempre classe 1997 con un ERA stagionale di 0.40 in 54 inning lanciati in quella stagione, ma la sua altezza di 1 metro e 93 centimetri e i suoi 90 chilogrammi avrebbe spostato l'interesse di questo articolo sulle sue doti atletiche. Michael invece potrebbe essere paragonato alla media dei nostri ragazzi. Dopo quel mondiale fu scelto al draft dagli Indians (2016), ma rifiutò per l'University of Miami. (Per qualcuno suonerà strano rifiutare un contratto pro, ma al contrario è molto frequente che i giovani scelgano la scuola posticipando il loro ingresso nei pro a dopo la laurea, sempre se ci sarà la possibilità) Perché tutto questo discorso? 

A quei mondiali c'erano anche i nostri ragazzi che arrivarono decimi su dodici squadre. Eppure furono fantastici i nostri ragazzi. Andrea Sellaroli finì con 10 valide di cui 2 doppi su 27 turni di battuta. In quella spedizione oltre ad Andrea, c'erano Tealdi, Astorri, Monello, Starc, Meliori, Friggeri, Gasparini, Azzali, Adorni, Orefice, Aldegheri, Andretta, Clemente, Coveri, Fabiani, Pecci, Pomponi, Scotti, Zotti. 

Nella foto Andrea Sellaroli (Oldmanagency)
Nella foto Andrea Sellaroli (Oldmanagency)

Nell'articolo del 22 gennaio a titolo "La meglio gioventù" avevo affrontato l'argomento su quanti ce la fanno ad arrivare alla massima serie italiana e quante possibilità hanno questi giovani di conquistarsi un posto in squadra e soprattutto giocare.

 

Nell'articolo avevo pubblicato delle statistiche. Alcuni di loro ce l'hanno fatta. Stiamo parlando ovviamente dei migliori in assoluto. Quanti ancora non ce la fanno pur essendo ottimi giovani giocatori?

 

Ora proviamo un attimo ad affrontare se esiste la possibilità di migliorare questo stato di cose.

 

La prima domanda: Perché le migliori squadre scelgono atleti stranieri o Italiani cresciuti all'estero anziché questi ragazzi?

 

La risposta degli addetti ai lavori è: Perché i nostri giovani non sono pronti.

 

Ora diamo per scontato che questa ultima affermazione sia vera e io non ho elementi per dubitare.

 

La domanda più importante è: Perché i nostri giovani non sono pronti? ma ancora più importante: Cosa possiamo fare affinché siano pronti?

 

Se come movimento non sapremo dare risposte a queste due domande non ne usciremo mai e avremo sempre bisogno di stranieri e Italiani cresciuti all'estero.

 

Sappiamo benissimo che questa strada è la più semplice e la meno costosa. Indubbiamente costa meno prendere il prodotto finito che costruirlo, ma questa è una soluzione che non mi piace e non mi è mai piaciuta. Se da una parte capisco il punto di vista economico dell'operazione e la sua facilità d'uso, non posso capire come si possa non fare nulla per risolvere questa situazione. E non parlo di un anno, due o cinque. Dico che prima o poi dovremmo iniziare ad affrontare il problema.

 

Quindi

 

Perché i nostri giovani non sono pronti?

Prime due ipotesi:

 

  • Non abbiamo talenti
  • Non abbiamo allenatori validi

 

Per quanto riguarda la prima asserzione, la risposta è fin troppo semplice. Dobbiamo crescere numericamente. Nella migliore delle tesi da anni siamo fermi. Non cresciamo di numero. Più giocatori equivale a più scelta e più possibilità di avere talenti.

 

Sugli allenatori invece la risposta è un po' più complessa ed ognuno di noi ha la sua. Io credo che le opportunità di crescita offerte ai tecnici Italiani siano moltissime. Ho conosciuto molti coach stranieri in Italia e all'estero e non ho trovato che siano sempre migliori dei nostri, anzi ho visto anche peggio. E' comunque indubbio che l'aggiornamento dei tecnici sia fondamentale per la crescita dei nostri giovani.

 

C'è però ancora una motivazione che a mio avviso supera le altre due e che potrebbe essere affrontata:

 

  • Giocare di più e a livello più alto possibile

 

Se fino ai 15 anni le nostre squadre migliori giocano un buon numero di partite, oltre questa età il numero di turni di battuta o inning lanciati cala drasticamente.

 

Quindi giocare di più, molto di più dopo i 15 anni. Se 30/40 partite possono andar bene per un quindicenne, per un diciottenne ce ne vogliono 60/80 ed invece....

 

Ma non è finita qui

 

Le partite devono essere giocate ad un livello più alto possibile.

Come si fa?

Mettendo assieme e in competizione i giovani con i più bravi ed esperti.

 

La prossima volta qualche idea, nel frattempo aspetto commenti.

 

Buona settimana a tutti

 

Paolo Castagnini

 

Segue

 

Nel video, il momento finale della vittoria degli USA sul Giappone ai Mondiali del 2015.

Il ricevitore della squadra USA è Michael Amditis

 

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Commenti: 9
  • #1

    pino (lunedì, 27 febbraio 2017 15:46)

    Paolo sfondi una porta aperta.Ti sei risposto da solo! Bisogna giocare di più! Ma non è così semplice.Gli allenatori si trovano i campi e gli spazi, anche se a fatica, si trovano. Quello che è difficile e trovare la disponibilità dei ragazzi e sopra tutto dei loro genitori.

  • #2

    Luigi (martedì, 28 febbraio 2017 00:18)

    Un giorno un genitore mi chiese: "Quando potremo noi diventare come loro?" Riferendosi ad una squadra del nostro girone che negli anni, quindi cambiando anche giocatori, era sempre nei primi posti. Io risposi, o meglio non risposi, ma feci a lui un' altra domanda: quante volte in una settimana sei disposto a mandare tuo figlio al campo? Lui rispose " eh quando può" ......
    Un nuotatore va in acqua tutti i giorni e qualche volta 2 volte al giorno e sei quasi nessuno
    Un Atleta velocista, saltatore, fondista o altro è al campo e/o in palestra tutti i giorni e se fai 11 nei cento o salti mt 1.90 non sei nessuno
    Noi facciamo 2 allenamenti settimanali, qualche volta 3 ma poche volte abbiamo numeri per allenare una squadra. Abbiamo pochi (nell'ambito di quei pochi) "atleti" e non riusciamo ad elevare lo stato fisico perché facciamo pochi allenamenti.
    Per me si potrebbe giocare più volte nella settimana anche se sempre con la stessa squadra che sia vicina però uno degli ostacoli è l'assenteismo.
    Sulla motricità di base siamo fra gli ultimi al mondo.
    Ma a scuola D'annunzio pesa più di Mennea.
    Noi tecnici ci mettiamo del nostro perché per noi la formazione costa, il nostro tempo costa e la passione c'è tanta finché siamo giocatori poi sparisce e per 6/7 anni non si torna al campo. A 62 anni uno si inventa di chiamare tizio Caio e sempronio per la partita delle cariatidi in memoria dei bei tempi, finiti perché intanto la società senza bambini di senza tecnici ha chiuso.

  • #3

    Boss (martedì, 28 febbraio 2017 07:03)

    Sempre ottimi gli spunti che ci propone Paolo.
    Sono da anni nel mondo del baseball e per quanto ho capito, se parliamo di crescita dei giovani prospetti, dobbiamo innanzi tutto distinguere due cose, tanto importanti quanto differenti tra loro:
    ALLENAMENTO e PARTITE.
    Faccio questo distinguo perchè sento molto spesso dire "si deve giocare di più!" e questa affermazione mi trova d'accordo; sento però anche dire "ci si allena poco e molto spesso anche male" e questa affermazione mi trova d'accordissimo!
    Questo per far capire che prima di iniziare a correre si deve imparare a camminare e anche bene. Vedo sui campi molto BP, addestramento sulle giocate difensive, diamante, ma i ragazzi hanno enormi lacune dal punto di vista dei fondamentali!
    Allora giocare si, ma il lavoro di insegnamento, di allenamento sia esso tecnico che atletico è FONDAMENTALE!
    In questi anni al seguito del baseball giovanile, ho girato in lungo e in largo l'Italia ed ho notato significative differenze tra il modo di lavorare nelle varie aree geografiche del baseball nostrano ed i risultati si notano in termine di prospetti che arrivano al top delle giovanili. In alcune aree del nostro paese si lavora piuttosto bene, in altre decisamente male, chi e come potrà risolvere questo problema? Potremo lasciare i nostri migliori prospetti annegare nell'incapacità di alcune realtà del nostro baseball?
    Quei ragazzi che ha nominato Paolo nell'articolo, hanno raggiunto tutti (e li conosco davvero abbastanza bene) delle ottime skill, ma hanno tutti un denominatore comune! Non nascondiamo la testa sotto la sabbia e ammettiamo che le società non avrebbero potuto fare un lavoro del genere. Questo ce lo confermano alcuni altri ragazzi che sono dei prospetti ma che restando nelle loro società non avranno mai la possibilità di arrivare ad alti livelli.
    Il baseball è uno dei, se non il più, difficile degli sport, ha bisogno di preparazione multidisciplinare, conta anche moltissimo l'aspetto caratteriale, mentale, per questo ha bisogno di una scuola e un ambiente che non può essere la società sotto casa impegnata molto spesso a reclutare bambini i cui genitori collaborino alle spese da sostenere. Lo sport professionale è altra cosa!!

  • #4

    Frankie (martedì, 28 febbraio 2017 08:49)

    In effetti gli ostacoli sono tanti, come sopra menzionati, ma dobbiamo sviluppare un programma, porci un obiettivo per ogni fascia di età. Come tecnici dobbiamo semplificare ed essere meno prolissi, ognuno di noi deve dedicarsi alla fascia di età che più ci è conforme. Chi ha pazienza e sa far divertire i bambini dovrà dedicarsi alla fascia fino ai 12 anni (ottimale sarebbe dedicarsi anche alla parte motoria); chi è particolarmente adatto all'insegnamento dei fondamentali si prenderà cura della categoria U15 in modo da preparare i giocatori per la categoria U18 che sarà determinante per il loro futuro. A questa categoria va assegnato un tecnico in grado di raffinare i fondamentali, insegnare gli aspetti mentali e gestire il carattere dei giocatori che nel frattempo si sta formando. Altro obiettivo è che nelle giovanili, almeno fino all'U15, la formazione del giocatore deve prevalere sul risultato di squadra di per sé, cioé è bravo il tecnico che riesce a preparare il giocatore per il livello superiore (che è poi il modus operandi del baseball USA, insomma la differenza tra il coach delle minors e il manager delle majors, il primo ha come obiettivo l'insegnamento, il secondo la vittoria). Utilizziamo i mesi invernali come spring training e dedichiamo tutto il resto del tempo per disputare gare invece degli allenamenti, magari dedicare solo uno per correggere ciò che si è visto di sbagliato nelle gare. Far giocare dei triangolari eliminando la giornata di riposo nei campionati giovanili, prevedere doppi incontri il sabato e/o la domenica, accorcciando eventualemente i tempi o le riprese, oltre ad una gara infrasettimanale ove possibile. In sostanza, ogni tecnico e ogni società, facendo i conti sopratutto e purtroppo con la propria realtà territoriale, deve inventarsi un modo per aiutare lo sviluppo di questo sport. E per lo scopo è importante creare uno staff tecnico, e per questo devono essere recupati i molti tecnici che per un motivo o per un altro si sono allontanati. Può sembrare utopia, ma mai si parte, mai si arriva.

  • #5

    Elio Dal Pozzo (martedì, 28 febbraio 2017 09:21)

    Tutti ottimi spunti Paolo!
    Non rispondo perchè mi viene la depressione.....
    Vi lascio con questa riflessione
    - Sabato pomeriggio 14 °C
    - Bellissima giornata di sole.
    - Allenamento programmato da 1 mese
    - 2 tecnici cubani di livello
    - 14 atleti in ROSTER
    - 6 presenti : 3 lavoratori (40 anni, 36 anni, 24 anni), 3 studenti.
    - assenti : 8 studenti (1 giustificato per gita scolastica).

    P.S. Un lavoratore parrucchiere che smesso di lavorare si è precipitato all'allenamento.

    P.S.2. Il lunedi, martedi, mercoledi successivi scuole chiuse per le feste di carnevale.

    La miglior gioventù!




  • #6

    Boss (martedì, 28 febbraio 2017 13:03)

    Chi ha il pane non ha i denti Elio!
    Come fare quindi in modo che una struttura complessa, fatta di tecnici competenti e attrezzature/campi siano a disposizione di quei pochi prospetti che decidono di impegnarsi in maniera professionale? E soprattutto a prescindere dalle varie zone di residenza? Oppure facciamo crescere solo i prospetti che nascono in determinate isole felici?

  • #7

    Frankie (martedì, 28 febbraio 2017 14:10)

    Siccome non viviamo negli States dove il baseball è pane quotidiano, la risposta alle domande di Boss potrebbe essere l'istituzione di Accademie, dotate di strutture e di forze umane, distribuite sul territorio nazionale in grado di permettere ai più volenterosi di unirsi ad altri con pari passione ed impegnarsi così in maniera professionale. Questi giovani avrebbero la possibikità di allenarsi con un pool di tecnici e quotidianamente per poi tornare nei weekend nelle loro città e partecipare al campionato di competenza.

  • #8

    Boss (martedì, 28 febbraio 2017 15:05)

    Esatto Franke, questa è l'unica via per non penalizzare nessuno e per gratificare, quei relativamente pochi, che hanno caratteristiche sia fisiche che tecnico-attitudinali tali da perseguire certi obiettivi. Ma sinceramente a quanto sto capendo la via intrapresa sembra quella diametralmente opposta, quella via che vuole accontentare i molti (che poi causano situazioni come quelle descritte da Elio) a discapito dei pochi che realmente oltre ad avere le caratteristiche fondamentali hanno anche quelle caratteriali e di determinazione. PECCATO!

  • #9

    PAOLO CASTAGNINI (martedì, 28 febbraio 2017 15:20)

    Amici, grazie per tutti i commenti e sempre interessanti.
    Io credo che (dico una ovvietà) sia necessario sia l'allenamento che le partite. Quando facevo i corsi con i maestri dello sport del CONI, essi dicevano che è necessario allenarsi tutti i giorni, ma il nostro è uno sport anomalo. Essendo molto tecnico e molto difficile anziché allenarsi tutti i giorni è necessario giocare tutti i giorni, naturalmente durante la stagione. Come ha detto giustamente Frankie, sempre se vogliamo copiare dai più bravi, tanto lavoro fuori stagione e tante partite in stagione.

    Leggere Elio, che ha una delle più belle realtà del baseball giovanile veronese, così scoraggiato mi preoccupa non poco. Anche Gigi sottolinea l'aspetto della mancanza di volontà da parte dei ragazzi. Certamente i tempi sono cambiati ed è molto più difficile ora di una volta, ma spesso si nascondono nostri errori. Ecco perché dobbiamo parlare, confrontarci, portare esperienze e soprattutto ascoltare quelli che lo sanno fare bene.

    Ultima nota su Boss riguardo le Accademie. Il progetto è tutto in fase di ripensamento. Certo che dover risparmiare 250.000 euro all'anno per quattro anni, per i buchi pregressi di certo non aiuta.

    Vedremo cosa succederà.

    Attendo ancora commenti e se potete rimanete nel tema di giovani tra i 16 e i 21 anni. Se cambiamo età dobbiamo cambiare i ragionamenti. Ogni fascia d'età ha le sue peculiarità e sono una differente dall'altra.

    Ciao a tutti

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