E venne l'ora di Zagor

di Michele Dodde 

E venne l’ora di Zagor.

 

Con lo pseudonimo di Guido Nolitta, Sergio Bonelli, già figlio d’arte dell’indimenticabile Giovanni Luigi Bonelli che ci fece sognare un magico e misterioso Far West con il leggendario ranger Tex Willer, ha ideato luoghi, tempi, amicizie e vicissitudini di questo mitico ed inossidabile personaggio diverso per contrasti umani e fortemente personali e reso poi visibile dall’abile matita di Gallieno Ferri fin dal lontano 1961. Successivamente altri collaboratori hanno continuato ad impreziosire la sua storia con ulteriori episodi ed intriganti e complesse tavole il cui fumo di china è sempre rimasto nella configurazione dello stile che ben distingue la casa editrice Bonelli. 

Così nel mese di gennaio 2017, nel quadrimestrale Maxi targato numero 29, il nostro Patrick Wilding, o meglio il re di Darkwood, o ancora quale “Za-Gor-te-nay” come i pellerossa Mohawk chiamano “Lo Spirito con la Scure” viene riproposto ai suoi lettori con una inedita storia, avvincente e drammatica nella sua evoluzione, tra le strade di una New York letteralmente resa viva dallo sceneggiatore Moreno Burattini e dalla maestria del tratto di Marcello Mangiantini.

 

La violenza e l’ambientazione sono state ispirate, come precisa lo stesso Burattini, da “un saggio storico scritto nel 1927 da Herbert Asbury” e nulla viene sottovalutato anche nello specchiare la linea sottile tra il bene ed il male. Ed è nella ricerca dei buoni che ci si imbatte nella completezza di ciò che era New York negli anni di fine ottocento, cupa e crudele, ma anche fertile campo con il pieno ed inarrestabile germoglio di una pratica sportiva che diventerà, tutto nel tutto, filosofia di vita e socializzazione del popolo statunitense: il baseball. 

 

Qui sotto le tre pagine del fumetto (clicca per ingrandire)

Le tavole alle pagine 226, 227, 228, 229 e 230 del citato Maxi Zagor ne danno ora un sintetico ma significativo esempio con il coinvolgimento di quell’hard boiled Cico, imperdibile spalla di Zagor, cui poi verrà spiegato con semplici parole, in una conversazione apparentemente superficiale, ciò che avveniva dentro un recinto in cui non mancano anche sparuti spettatori e graziose fanciulle con vezzosi parasole.

E spiega Vincenzo:

 

  • Quelli con cui sta parlando Bartolo sono giocatori di baseball….un tipo di gara sportiva che sta prendendo piede rapidamente qui a New York”.
  • Ah! E di che cosa si tratta?”.
  • “E’ difficile spiegarlo in poche parole…del resto ne so poco anch’io!. Mi hanno detto che si tratta di una variante del Rounders, un gioco molto popolare in Gran Bretagna e in Irlanda, e che gli immigrati hanno portato fin qui”.
  • “Un certo Cartwirght, che fa il pompiere in città, si è incaricato di scriverne le regole e cerca di farle rispettare. Forse tra qualche anno si organizzeranno dei tornei a più squadre”.
  • “Oggi qui stanno giocando due gruppi chiamati New York Nine e Knickerbockers”.

 

Esatte citazioni, anche nei nomi delle franchigie, che non ci meraviglierebbe se passate da Marco Landi, anche lui eclettico fumettista sull’onda lunga dei chiaroscuri di Max Bunker, alias Luciano Secchi, e dunque da quella prima tavola pubblicata dal settimanale Harper’s Weekly il 15 ottobre del 1859, con la quale si riportava la notizia di un gioco praticato presso gli Elysian Field da alcuni giovani aristocratici, al recinto realizzato tra la 47th e la 27th strada di Manhattan dove il gioco cominciava ad essere praticato anche da semplici operai, e che la matita di Mangiantini rende vivi e palpitanti anche nei particolari: dalla divisa dei giocatori al berretto d’antan, dai giocatori in perfetta tenuta dei bare handed, a meno di Guido che preferisce indossare quel primordiale guanto inventato da Doug Allison, funambolico esterno dei Red Stockings, ai proverbiali baffi, ecco nascere quel baseball regolato da Cartwirght ed a noi caro perché diventerà con tutti i suoi valori il forte collante di una società multietnica. E recita infatti ancora il testo:

“Fra i Knickerbockers giocano alcuni italiani…e abbiamo bisogno di loro”.

 

E non potevano mancare gli italiani, anche loro immigrati con il gioco della Lippa, o mazza e pizzarieddhu.

 

Infine Zagor, sempre indossando la magica maglia rossa di fattura indiana e riportante il mitologico Uccello di Tuono in un cerchio giallo sul davanti, con il decisionale aiuto di quei giocatori di baseball, libererà la giovane mohawk Aray, aiuterà Vincenzo a riabbracciare Maria ed a sconfiggere Mad Saddler, il cattivo di turno, per prepararsi poi ad una nuova ulteriore avventura perché la leggenda dello Spirito con la Scure è sempre viva.

 

Michele Dodde

 

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