I perché del baseball e la cabala del n° 9

di Frankie Russo

libera traduzione da MLB.com

I perché del baseball e la Cabala del # 9 - 1^ parte

“E così delineò il campo di gioco secondo la purezza del diamante e le fasi degli inning coinvolgendo la perfezione del numero 3 e la proprietà simbolica del numero 9 dando infine anche linfa e vitalità a quel numero perfetto che è il 7, unità rappresentata dalla somma del divino 3 al terraneo 4, ovvero cielo e terra”. 

Con queste parole, seguite da una disquisizione di come i numeri delle posizioni in campo siano in relazione con l’astrologia, la magica penna di Michele Dodde nel suo articolo “Il Gioco Perfetto”, ci descrive come l’Inventore del Baseball Moderno Alexander Cartwright “scrisse il primo canovaccio delle regole del baseball nella piena convinzione di perfezionare i temi di un gioco sano e costruttivo”. 

 A conferma, una vecchia sentenza recita “I novanta piedi tra le basi è forse l’atto più vicino che l’uomo abbia mai fatto per raggiungere la perfezione”, motto in cui gli appassionati del baseball ripongono il loro credo.  

 

Per decenni il gioco delle quattro basi è stato uno sport le cui regole e struttura sono rimaste ancorate al passo dei campioni che hanno reso grande questo sport. Dall’inizio del secolo scorso saranno anche cambiate le strategie per segnare i punti, ma il suo aspetto generale e le sue caratteristiche uniche sono rimasti pressoché invariate.  Ma dietro alla sua perfezione, il baseball nasconde segreti e ci pone interrogativi. Per esempio: Perché quattro ball e tre strike? Perché il simbolico 9 che stabilisce il numero di giocatori e d’inning? Di seguito offriremo delle risposte ad alcuni di questi quesiti che attorniano il baseball.   

Nell'antica illustrazione si vede chiaramente il lancio da sottomano
Nell'antica illustrazione si vede chiaramente il lancio da sottomano

Perché i lanciatori tirano da sopra?

Al principio le regole prevedevano che i lanciatori dovessero tirare con il braccio perpendicolare al terreno, movimento che rappresentava il modo più naturale per girare il braccio. Questa tecnica favoriva i battitori perché così era stabilito dal regolamento.

 

Infatti, il baseball è un derivato del cricket, uno sport dove il lanciatore non era avversario del battitore (Cricket antico n.d.r.), suo scopo era di far battere la palla il più forte possibile e spostarsi repentinamente per non essere colpito.

 

Presumibilmente, stanchi di essere comunque colpiti, i lanciatori cominciarono a variare l’angolazione del braccio per creare più velocità e imprimere maggiore movimento al tiro fino a quando nel 1872 la regola fu cambiata eliminando la rotazione forzatamente perpendicolare.

 

I lanciatori si resero subito conto che era possibile tirare più forte, con più precisione e infondere effetti ai lanci stessi, e pertanto innalzarono sempre più l’angolazione del braccio.

 

Nel 1884 Harry Wright, considerato il “Padre del Baseball Professionistico”, rese la regola ufficiale: “Ai lanciatori era permesso tirare da qualsiasi angolazione”.  La nuova regola naturalmente favoriva i lanciatori, oltre che  cambiare la relazione tra lanciatore e battitore che divennero avversari. In contrapposizione, ai battitori fu concesso chiedere in quale zona desiderassero fosse indirizzato il lancio che a breve portò all'introduzione della nuova regola di ball e strike. E allora…

Perché quattro ball e tre strike?

 “Strike three, you’re out” è stata una delle originarie regole sin da quando fu scritto il regolamento del baseball nel 1845 dal già citato Cartwright.  Al contrario, il resto delle regole ebbe un percorso lungo e tortuoso. 

 

Lo scopo principale del gioco ai suoi albori, era che il battitore mettesse la palla in gioco il più possibile, e a tal proposito a loro erano concesse molteplici opportunità. Inoltre, non esisteva lo strike chiamato che invece fu introdotto nel 1858.

 

Questa norma, però, escludeva che il primo strike potesse essere uno strike chiamato. In questi casi, tuttavia, seguiva un avvertimento da parte del giudice di gara che un lancio simile in seguito poteva essere chiamato. Ciò poiché il concetto del “ball” ancora non esisteva.

 

Questo induceva il lanciatore a tirare molti lanci fuori la zona dello strike generando l’impazienza da parte del battitore, oltre a una grande perdita di tempo.

 

A sua volta, in attesa del lancio perfetto, il battitore rimaneva senza sventolare per addirittura 40/50 lanci (in una gara del 1860 furono effettuati 665 lanci in tre riprese).

 

Spesso le gare erano interrotte per l’oscurità fin quando nel 1863 fu introdotta la regola dei “ball”. Ma la nuova regola aveva la sua gatta da pelare: Un ball era chiamato solo dopo il terzo lancio sbagliato, significando che il battitore aveva diritto alla prima base solo dopo nove lanci fuori la zona. Fu necessario apportare ancora una modifica che avvenne gradualmente e definitivamente stabilita nel 1889 agli attuali quattro ball. 

 

Segue

 

Frankie Russo

 

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