Mark "The Bird" Fidrych, 40anni dopo

Prefazione di Paolo Castagnini 

Di storie sul baseball  ne è piena la cronaca soprattutto americana. Quello che ci propone oggi Frankie Russo è qualche cosa di commovente e sbalorditivo al tempo stesso. Personalmente mi capita a volte di commuovermi, ma questa mi ha veramente toccato il cuore. Buona lettura!

di Frankie Russo

Oggi ovviamente i tifosi dei Detroit Tigers sono in festa per il ROY award riconosciuto a Michael Fulmer dopo che anche a Ian Kinsler è stato assegnato il Gold Glove per il migliore seconda base dell’American League. Mercoledì potrebbe essere la volta di Justin Verlander per il Cy Young Award, almeno in Detroit ci sperano e le statistiche lo confermano. 

Poi comincerà la lunga offseason dove i tifosi dei Tigers potrebbero assistere alla cessione di alcuni loro idoli, e non sono esclusi lo stesso Verlander e Miguel Cabrera al fine di ripianare un bilancio ormai fuori controllo. Ma questa è un’altra storia.

 

Ciò di cui vi voglio parlare oggi è un ritorno al passato,  precisamente 40 anni fa quando un altro giovane 21enne lanciatore dei Detroit Tigers vinse il ROY Award, certo Mark Fidrych sopranominato “The Bird” per i suoi biondi riccioli che ricordavano Big Bird della serie televisiva “Sesame Street”.  

 

Nel baseball ci sono sempre stati soggetti con personalità singolari, giocatori che si comportano differentemente dagli altri, ma Fidrych era unico nel suo genere, faceva tutto con uno stile tutto suo. Mark Fidrych riportò il divertimento nel baseball in un periodo in cui il numero di spettatori era in considerevole declino.

Cominciamo col dire che i lanciatori sono sempre stati visti come giocatori da trattare con i guanti bianchi. E mentre tutti corrono per entrare e uscire dal dugout, i lanciatori camminano. Mentre gli altri giocatori attendono il turno in battuta nel “on-deck circle”, i lanciatori attendono nel dugout.

 

Generalmente sono i giocatori di ruolo che vanno sul monte a parlare con il lanciatore o a congratularsi con lui dopo ogni vittoria. In poche parole il lanciatore deve sentirsi sempre a suo agio.

 

Poi arrivò Mark Fidrych.  Egli non camminava verso il monte, correva, e quando arrivava, s’inginocchiava per sistemarlo con le sue stesse mani.

 

Quando voleva parlare con un interno, era lui che scendeva dal monte e andava dal compagno.

 

Prima di ogni lancio parlava a se stesso ad alta voce e da qui la legenda che parlava con la palla, sempre tra un palloncino e l’altro del suo immancabile bubble-gum. E non solo. Dopo ogni vittoria correva saltellando dai suoi compagni, li abbracciava, stringeva loro la mano e li ringraziava per il loro sostegno.

 

Queste sue stranezze non potevano passare inosservate alla folla. Dovunque andava, tutti volevano vedere “The Bird” divenendo pertanto anche una macchina che fece guadagnare molti soldi, e non solo per i Tigers. 

 

Durante lo Spring Training del 1976, non era nemmeno previsto che Fidrych facesse parte della rosa dei titolari, ma la penuria di lanciatori fece in modo che iniziasse la stagione con la prima squadra. Il primo mese lo passò quasi sempre in panchina o nel bullpen, le presenze erano sporadiche e limitate a uno o due battitori, massimo un inning. E mentre la squadra continuava a registrare sconfitta dopo sconfitta, i posti al Tiger Stadium erano più vuoti che pieni. 

Il 15 maggio finalmente il manager Ralph Houk decise di utilizzare Fidrych come partente in una gara casalinga contro i Cleveland Indians. Solo 14.500 spettatori erano presenti, ma quei pochi fortunati videro qualcosa che non avrebbero mai più dimenticato.

 

La prima cosa che notarono fu questo longilineo giovanotto dai capelli biondi riccioli sprintare fuori dal dugout per portarsi sul monte, poi inginocchiarsi e sistemare la terra con le mani. I battitori di Cleveland non potevano che ridere. Mai prima si era visto un giocatore parlare alla palla e mai prima si era visto un giocatore con tanta energia.

 

E come se non bastasse, Fidrych lanciò una gara straordinaria concedendo la prima valida solo nell’ottavo inning mandando in delirio i tifosi.

 

The Bird vinse la sua prima gara per 2-1 con una "complete game" concedendo solo due valide e a fine gara corse attorno all’infield a braccia alzate abbracciando e congratulandosi con i suoi compagni. Uno spettacolo nello spettacolo!

Dal quel momento Fidrych divenne un’attrazione nazionale, l’idolo di tutti, tutti volevano vedere The Bird, gli stadi si riempivano solo per vedere lui. Grazie a Fidryich, i Tigers ebbero l’onore di avere la gara del 28 giugno contro i New York Yankees trasmessa dalla TV nazionale, il Monday Night Baseball game.

 

Ci fu il pienone al Tiger Stadium e la folla era accorsa non per vedere una squadra con un record di 31-35, o per vedere il famigerato attacco del Bronx, ma per vedere questo sensazionale rookie che aveva un record di 7-1 e un PGL di 2,18,  ormai in odore di una convocazione per l’All Star Game e per la nomination a Rookie Of the Year.

 

Le telecamere erano tutte per lui mentre sprintava fuori dal dugout, mentre sistemava il monte con le mani, mentre parlava con la palla e quando si congratulava con i compagni alla fine di ogni inning.

 

I Tigers erano in vantaggio per 5-1 nel nono quando registrarono l’ultimo out in una gara durata solo un'ora e 51 minuti. The Bird aveva limitato gli Yankees a sette valide guadagnandosi la settima vittoria consecutiva e ottava gara completa in nove apparizioni. Il pubblico era tutto in piedi e in festa come se i Tigers avessero vinto gara 7 delle World Series. Fidrych aveva conquistato la città di Detroit e la tifoseria tutta.

 

 

Come suo solito, dopo aver stretto le mani ai compagni, agli arbitri e ai poliziotti che stazionavano nei pressi del dugout, Fidrych corse negli spogliatori dove rimase per pochi minuti fino a quando i compagni lo convinsero a tornare in campo. La folla era ancora tutta lì al grido di “We want Mark. We want Mark.” Poi dai microfoni si udì una voce: Eccolo, arriva, è una scena incredibile.

 

Mark Fidrych corse sul campo e ringraziò il pubblico a modo suo, allargando le braccia, inchinandosi in segno di ringraziamento e addirittura portandosi nei pressi delle tribune per stringere le mani ai tifosi. Una scena indescrivibile. Non si era mai visto qualcosa del genere, nemmeno ai tempi del più carismatico dei giocatori, George Hermann The Babe Ruth. 

 

Dopo quel 28 giugno, The Bird divenne l’idolo di tutti i tifosi dell’America’s best past time. Fu nominato partente dell’All Star Game, vinse il titolo di Rookie of The Year e concluse la stagione con un record di 19-9, in testa alla particolare classifica di gare complete (24 su 29 prestazioni) e con il migliore PGL di 2,34. La presenza media al Tiger Stadium era di 18.000 spettatori, ma quando lanciava The Bird la media saliva a 33.600 per gara.

 

Nonostante il successo, Fidrych rimase sempre se stesso, rimase con i piedi per terra. Fu considerato uno dei migliori lanciatori, ma come era salito velocemente sugli allori, così velocemente la sua fama terminò. L’anno successivo, mentre raccoglieva volate durante lo spring training, si infortunò al ginocchio. Riuscì a recuperare in due mesi e si riprese con un promettente record di 6-2, ma il 4 luglio il braccio terminò di funzionare, e non tornò mai a essere lo stesso. 

Le cause vanno ricercate quasi sicuramente nell’eccessivo utilizzo di Fidrych. Era il suo primo anno nelle majors. iniziò 29 gare di cui 24 complete. All’epoca non si pensava molto a proteggere il braccio dei lanciatori.

 

Per ben tredici volte Fidrych lanciò con soli tre giorni di riposo di cui sette volte a Detroit e per due volte dopo aver lanciato più di 9 riprese.

 

Prima del suo debutto avvenuto il 15 maggio, aveva lanciato massimo per un inning e tutto questo per una squadra che era già fuori competizione alla metà di giugno.

 

Ma alla franchigia interessava far lanciare The Bird il più possibile, non solo in casa ma anche in trasferta in quanto gli incassi venivano distribuiti anche alla società ospite e Fidrych ormai era diventato non solo un’attrazione nazionale, ma era diventato una macchina da soldi.

 

Per sette anni lottò nelle minors riempiendo sempre gli stadi con un pubblico curioso di vedere The Bird. Cercò di recuperare, ma fino al 1980 ebbe solo 18 apparizioni nelle majors con un record di 4-8. Vinse la sua ultima gara nelle majors il 1° ottobre 1980, ma durò solo 5 riprese. Dopo un altro anno nelle minors con i Tigers, fu rilasciato e giocò nelle minors per i Red Sox ancora per due anni prima di ritirarsi nel 1983 all’età di 28 anni. 

Il 28 giugno al Tigers Stadium, in ricordo di quella partita contro gli Yankees, si celebra la giornata Mark Fidrych "The Bird" e moglie e figlia lanciano la prima palla.
Il 28 giugno al Tigers Stadium, in ricordo di quella partita contro gli Yankees, si celebra la giornata Mark Fidrych "The Bird" e moglie e figlia lanciano la prima palla.

Dopo il ritiro, fece ritorno nella sua città natale di Northborough nel Massacchusetts dove acquistò un lotto di terreno e si dedicò all’agricoltura e dove si sposò nel 1986. Continuò a rendersi disponibile per i numerosi fans che mai avevano dimenticato The Bird.

 

Il 13 aprile 2009, Mark Fidrych morì in un incidente domestico mentre faceva manutenzione a uno dei suoi trattori. A conclusione della cerimonia funebre, fu intonata e cantata dalla numerosa folla con gli occhi pieni di lacrime “Take Me Out To The Ball Game”.

 

Mark Fidrych ebbe un’unica grande stagione, ma dopo 40 anni i superstiti di quel magico 1976, di cui ho avuto la fortuna di far parte, hanno ancora impresso nella memoria la figura di quel giovane talento mai divenuto campione. Ecco, questo era Mark The Bird Fidrych.

 

Frankie Russo

 

 

N.d.r. Ringrazio Frankie Russo per questo articolo e vi invito a vedere i due filmati.

 

Il primo è relativo all'ultimo out di quella memorabile partita contro gli Yankees in cui il pubblico non voleva andarsene senza abbracciare il loro "The Bird"

 

Il secondo vi fa vedere alcune immagini di The Bird durante le partite e i commenti di tecnici, giornalisti e ex giocatori e due bellissimi sorrisi della moglie e della figlia di Mark

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