Il coach visto dall'arbitro

di Frankie Russo

Libera traduzione dal sito theseason.gc.com

Carl Olsen si è trovato da entrambe le parti. Olsen ha allenato la squadra del figlio per 10 anni e comprende perfettamente cosa significa non essere d’accordo con l’arbitro. Ha anche arbitrato per più di 20 anni e sa gestire una situazione quando un coach è in disaccordo. Il 4 luglio Olsen, 76enne, è stato molto impegnato arbitrando un buon numero di partite ad un torneo. Avendo a che fare con un concentramento di tanti coach in un così breve lasso di tempo, Olsen ha avuto modo di notare comportamenti contrastanti. Era evidente che c’erano coach che ritenevano l’arbitro un nemico ed era altrettanto evidente che i ragazzi assumevano lo stesso comportamento del coach. Se il coach è il primo a contestare, è ovvio che i ragazzi seguiranno il suo esempio.

Il punto di vista di Olsen è che i coach devono essere consapevoli che il loro comportamento in campo è importante. I giovani sono propensi ad imitare e i coach devono prestare attenzione a cosa dicono e come reagiscono. I coach rappresentano in prima persona la società e i ragazzi con i quali lavorano.

 

Avendo interagito con migliaia di coach nel corso degli anni, Olsen ha potuto constatare che almeno il 25% di essi non rispettano gli arbitri e spesso sono troppo aggressivi. I coach dell’High School, che hanno più esperienza allenando per molti anni, hanno una buona reputazione e sanno gestire le situazioni in modo più corretto. Si ha la percezione quando un coach proviene dalla high school. Si può stimare che il  75% di essi sono anche bravi e che un terzo di essi sono molto bravi. Il 50% si comporta in modo abbastanza civile. Poi c’è sempre una certa percentuale con cui non si vorrebbe mai avere a che fare.

Un coach esperto sa fino a che punto può spingersi quando si tratta di contestare una decisione arbitrale. Così come un arbitro è in grado di capire con che tipo di coach ha a che fare dal primo scambio di parole e fino a che punto potrà permettergli di far valere le proprie ragioni.

 

Non di rado l’arbitro rimane sorpreso quando un coach vuole parlare, specialmente su decisioni abbastanza evidenti  e bisogna essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione. Il coach farà presente il suo punto di vista, l’arbitro ascolterà e farà presente a sua volta il suo punto di vista. A questo punto si entra nella zona rischio. Un bravo coach sa quando c’è una situazione che può essere discussa, ma ce ne sono altre solo per il gusto di contestare. 

 

Olsen racconta il suo personale rapporto con il leggendario coach del Saratoga High School Benny Pierce. Pierce sapeva come comportarsi. Quando aveva la sensazione di una chiamata sbagliata, non diceva una parola, ma guardando nella sua direzione lo si vedeva scuotere la testa facendo capire che per lui la chiamata era sbagliata. In altre parole c’era rispetto reciproco, Pierce era uno che mai metteva l’arbitro in imbarazzo.  Contestare una chiamata in modo poco reverente non è mai la giusta soluzione.

 

Era abitudine di Olsen parlare con i coach durante le gare cercando di tenere un clima tranquillo e rimarcando i limiti delle contestazioni. Se i coach hanno un comportamento civile, lo avranno anche i suoi giocatori.

 

A volte un coach si pone dei preconcetti. Se si trova davanti un arbitro che in una gara precedente ritiene abbia sbagliato  e pensa quindi di dover aggredirlo alla prima occasione, allora non è difficile intuire come andrà a finire. Un bravo coach sa come parlare con l’arbitro e lo insegnerà anche ai suoi ragazzi.

 

Un altro punto che Olsen ritiene sia focale è il rapporto con i giocatori ed in particolare con il ricevitore che, se non gestito nel modo corretto, potrebbe avere delle conseguenze poco simpatiche. Olsen ritiene che il rapporto tra il ricevitore e l’arbitro di casa base sia uno degli aspetti più importanti. Un bravo coach insegnerà al ricevitore comunicare con l’arbitro. Per esempio: “Era troppo basso o troppo esterno?”  è diverso dal dire “Perché non è strike? Oppure “E questo dov’era?”

L'importante è saper usare le parole giuste.

 

Frankie Russo

 

 

 

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