Quando Babe Ruth rubò la scena a Ty Cobb-2

di Frankie Russo

Libera traduzione dal sito Sports Illustrated  2^ parte

In coincidenza  dell’utilizzo del nuovo materiale per la costruzione della palla (1919), Cobb occupava il quarto posto in popolarità nello sport dietro a:

3) l’introduzione delle chiamate arbitrali;

2) il campione dei pesi massimi Jack Dempsey;

1) Babe Ruth.

Ovviamente numero uno e tre erano correlati. Ruth all’epoca giocava come esterno per Boston nei giorni in cui non lanciava, in modo di poter contare sempre sulla sua battuta. Ruth impugnava la mazza fin giù al pomello  e la girava violentemente con un movimento dal basso verso l’alto con tanta forza che a volte gli spikes rimanevano inchiodati a terra causandogli forti dolori alla schiena, mentre molto differentemente Cobb accorciava la mazza e la impugnava con le mani separate. Quando Ruth faceva contatto i risultati erano deliranti. Dopo aver guidato la lega con 11 fuoricampo e vinto il titolo mondiale nel 1918 con i Red Sox nella ridotta stagione causa la Grande Guerra, Ruth ne realizzò 29 nel 1919, rompendo il record di 27 stabilito da Ned Williamson dei White Stocking nel 1884. Fu allora che Ruth divenne il fenomeno nazionale.

Cobb batteva tante valide e finiva strike out solo il 3,1% delle volte, ma ormai non interessava più al pubblico. Anche al Navin Field di Detroit, Ruth veniva accolto come l’eroe conquistatore. Ricevette gli applausi e l’adorazione del pubblico addirittura nella città di Cobb, il quale, messo in disparte, poté solo assistere a come fosse volubile il pubblico sportivo. Aveva davanti a sé il nuovo re acclamato dai tifosi.

 

L’anno successivo Ruth realizzò 54 fuoricampo, e poi 59 e poi 60. Cobb aveva rappresentato gli anni acerbi del baseball, Ruth ora rappresentava la sua trasformazione. Nell’era di Ruth, gli umilianti strikeout di una volta erano giustificati dalle palle che sistematicamente superavano le recinzioni. Negli anni 20 fu completamente messa da parte la ossessiva protezione del piatto da parte dei battitori. 

Ovviamente questo era esattamente l’opposto dell’era del Dead Ball (periodo in cui si segnava molto poco, ndr), quando si accorciava la mazza e l’approccio era di battere la palla tra gli interni e gli esterni.

 

Inizialmente Cobb, che non aveva mai battuto più di 12 fuoricampo in una stagione, lo definì un modo sbagliato di giocare, ma poi a malincuore dovette ammettere in pubblico che era una legittima alternativa di come interpretare il gioco, e avendo incontrato i favori della folla, doveva essere incoraggiato. Ma non avrebbe mai ammesso che Ruth era diventato il Padre del Baseball Moderno, ma solo un fortunato figlio di una buona donna.

 

In una intervista del 1953 dichiarò a chiare lettere la sua opinione: “Non voglio entrare nel merito dell’importanza, ma sono a conoscenza di quanti sforzi i giornalisti di New York stanno facendo per innalzare il mito di Ruth. Ma ricordatevi, conosco molto bene colui che è stato il primo giocatore ad essere eletto nella Hall Of Fame a Cooperstown.” Ty Cobb, appunto.

Per Cobb, il fatto che Ruth avesse iniziato la carriera come lanciatore, era un altro motivo del suo immeritato successo.  Da lanciatore, Ruth poteva trarre vantaggio dal fatto che non doveva necessariamente colpire una palla ad effetto e non doveva proteggere il piatto come era richiesto ad un battitore normale. A nessuno importava se un lanciatore finisse strikeout o sembrava goffo in battuta, quindi era normale che Ruth potesse girare con violenza. Ma quando colpiva, la palla viaggiava ad una lunga distanza.

 

Con il passare degli anni, Ruth imparò anche a controllare il suo swing e a come fare contatto. Quando passò definitivamente a giocare all’esterno, abbandonando completamente il ruolo di lanciatore, aveva imparato la lezione.

 

Cobb comprese che non era il caso di contrastare il corso degli eventi. Ad iniziare dal 1920, il numero di fuoricampo per stagione era pressoché triplicato rispetto al 1918, passando  da  96 a 269 e la folla era entusiasta della nuova formula. A non tutti però piaceva il nuovo modulo e dopo circa un decennio i nostalgici insistettero per il ritorno al vecchio modulo del ‘gioco della dama’ di Cobb e i suoi contemporanei. 

Una valida testimonianza si ebbe dall’allora proprietario dei Red Sox, il 30enne Tom Yawkey, al quale fu chiesto chi avrebbe voluto avere in squadra tra i due. “Preferirei  Cobb” fu la risposta. “Mi piace vedere Ruth colpire con tanta potenza, ma nulla mi eccita più di vedere Cobb correre sulle basi, sempre prendendo rischi e superando in astuzia l’avversario. Non puoi mai prevedere cosa farà, ed è un divertimento stare sugli spalti cercando di indovinare la sua prossima mossa. E' qualcosa che Ruth non ti trasmette”.

 

 

Ma ciò che veramente portava Ruth erano i soldi. La potenza, l’evento della domenica a New York  e l’euforia del dopoguerra combinati, aumentarono sensibilmente la partecipazione della folla, meglio definito come il ‘Risveglio della Terza Decade’. 

 

Ruth aveva solo 24 anni quando si adattò ad essere un giocatore di posizione. Come tutti ebbe successo e fallimenti, ma il gioco si stava trasformando passo dopo passo e molto in fretta. Seppure Cobb concluse il campionato con la migliore media battuta (384) e maggior numero di valide (191) giocando con il vecchio stile, non c’era più modo di tornare indietro. 

 

Frankie Russo

 

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