Quattro maestri, quattro amici

Nella foto Carmelo Pettener al'induzione alla Hall of Fame
Nella foto Carmelo Pettener al'induzione alla Hall of Fame

di Michele Dodde 

Tra le pagine andate della Storia del Baseball e Softball italiani più volte sono apparsi nomi che poi il tempo ha sbiadito se non cancellati. Eppure quelli di Attilio Meda, Carmelo Pettener, Franco Faraone ed Alfredo Riva resteranno iscritti se non su bronzo di certo nei cuori di chi accanto a loro ha operato. Di certo i giovani Umpire di oggi non li hanno conosciuti, qualche altro ne avrà sentito parlare per appartenenza, tuttavia è giusto rimarcare come il settore degli Ufficiali di Gara devono a loro molto  sia per il loro carisma sia per i loro insegnamenti. 

Milanese il primo, triestino il secondo, nettunese il terzo e bolognese il quarto, tutti sono stati accumunati da una grande passione verso lo squisito senso di appartenenza al settore dei giudici di gara e furono reali punti di riferimento per l’intero settore. E tutti hanno delineato la loro azione ed il loro operare in modo indelebile tra i tanti colleghi che hanno avuto la fortuna di averli maestri sui diamanti così come nella quotidianità della vita. 

Nella foto Attilio Meda
Nella foto Attilio Meda

Attilio Meda, nominalista e categorico, alternando direzioni di gara con compiti dirigenziali, ebbe alla fine il compito di ricoprire la delicata carica di Presidente della Commissione Disciplinare del CNA configurando quel suo ruolo con determinazione e consapevolezza attivando sempre un’oculata indagine che andava a completare l’inchiesta con rigorosità giuridica sulla puntualizzazione di un dovuto corretto e conforme svolgimento dei fatti.

 

I suoi verbali sono stati indelebile traccia e formale copia dal giorno in cui ebbi la fortuna ed il pregio di succedergli nell’incarico e sempre preziosi poi restarono i suoi consigli di un uomo apparentemente burbero ma dal grande cuore. 

 

Carmelo Pettener (foto in home page), carismatico e riflessivo nel suo physique du role, ha impersonificato sempre l’aristocrazia della figura dell’umpire insegnando continuamente la giusta qualità interpretativa del Regolamento di Gioco ed il signorile tratto da usare nell’esprimere la propria opinione nel dialogo con i manager.

 

Mai essere saccenti, mai arroganti, mai despoti forti di un distintivo ma chiari e precisi pur nell’ammissione di un proprio errore affinchè il ruolo delle parti si convinca sempre che si è consapevolmente su un terreno di gioco. Le sue lezioni, ampie di umanità e di particolari puntualizzazioni, e la sua esperienza magistrale lo hanno continuamente evidenziato come una guida che non sarà mai sostituita.   

Nella foto Franco Faraone
Nella foto Franco Faraone

Franco Faraone, incisivo ed estroverso, la cui dinastia è sinonimo del baseball a Nettuno, dopo aver ricevuto preziosi attestati di stima da parte di manager e giocatori come direttore di gara, in qualità di membro del Consiglio Direttivo del CNA ha sempre riscosso unanimi consensi e vivi e sentiti apprezzamenti per l’equilibrato apporto e serenità con cui svolgeva il difficile ruolo di Commissario.

 

Mai richiami fuori dalle righe ma sempre calibrate puntualizzazioni tese a migliorare la posizione, la meccanica e l’enfasi dei giudizi per ogni umpire visionato. Mai ambigue considerazioni, mai errate interpretazioni ma altresì invece un forte decisionismo inciso sulle proprie opinioni che lo hanno reso unico nel settore degli UdG.

Alfredo Riva non ha mai stretto un contastrike nella mano sinistra, né chiamato con enfasi un out in prima base, tuttavia, pur entrando nel mondo dei Direttori di Gara dalla porta di servizio a seguito dei tristi episodi del 1978 che stavano causando una inconcepibile emorragia tra gli umpire italiani, coordinò e diede una nuova vitalità all’intero settore organizzando oculatamente corsi e scelte di primo piano.

 

Sotto la sua guida quale Commissario Straordinario furono varate sia la Commissione Baseball sia la Commissione Softball che incominciarono così ad operare con finalità addestrative diverse ed a migliorare di fatto in senso ontologico la lunga linea degli uomini in blu. Nonostante fosse un docente universitario della Facoltà di Chimica di Bologna, plasmò le sue direttive con un linguaggio fortemente letterario che non passeranno mai di interesse.

 

Ora essi non sono più. Di loro restano i molti aneddoti che li hanno forgiati, e chi scrive ha avuto la possibilità e la fortuna di potervi essere testimone e qualche volta anche soggetto, ed un grande vuoto incolmabile per specifica caratura degli stessi. I primi tre hanno deposto il loro personale contastrike, il quarto la sua penna ed a noi umpire italiani non resta qui che cercare di seguirne le orme ed a imitarne l’esempio con grande commozione e profonda tristezza.

 

Michele Dodde

 

Scrivi commento

Commenti: 0