Ty Cobb, la verità perduta dietro al mito

di Frankie Russo

Libera traduzione dal sito Detroit Free Press

La prima celebrità del baseball: Ty Cobb, la verità perduta dietro al mito

Non era solo il baseball che si affacciava al nuovo secolo, c’era l’espansione dell’elettricità, la macchina da scrivere, l’aereo, il cinema. In quei primi anni del 20° secolo, per la prima volta nella storia, la gente aveva abbastanza risorse e tempo libero per un intrattenimento di massa. E quale fu la loro prima scelta? Naturalmente il baseball e la sua prima celebrità? Ty Cobb, l’esterno centro dei Detroit Tigers.

Dopo oltre cinquant'anni dalla sua morte, Cobb viene ricordato più per essere il mostro che molti tifosi amano odiare anziché per le sue grandi abilità di giocatore. Libri, video, programmi radiofonici e giornali hanno detto e raccontato storie di Cobb come un meschino egoista che affilava gli spikes per infierire contro l’avversario, che era un razzista e menava i tifosi che lo guardavano di sbieco.

Nel film ‘Cobb’ del 1994, il giocatore è presentato con la barba, circondato da bottiglie di pillole e alcol e incautamente sparando a chiunque bussasse alla sua porta. Sorretto da antidolorifici, Cobb diventa una furia quando non riesce a convincere il suo biografo a definirlo come ‘il principe degli uomini’. Anche un giornale locale definì l’eroe cittadino pericoloso al punto di definirlo un demente. Viene spesso raccontato che nessuno sia andato al suo funerale, ma è del tutto inesatto.

 

Nel contempo, c’è una fazione opposta che ritiene che Cobb sia stato un incompreso; che il suo modo di comportarsi sia da intendersi come il prodotto dell’epoca e che debba essere messo in correlazione all’assassinio del padre ad opera della madre pochi giorni prima che iniziasse la carriera in Detroit.

 

Molti revisionisti sostengono che le sue buone azioni, come aver finanziato la costruzione di un ospedale in Georgia ed aver elargito fondi per un college, siano state gesta ingiustamente non pubblicizzate.

 

La complessità del carattere di Cobb ha fatto in modo che gli appassionati lo possano vedere nel modo in cui preferivano vederlo e per gli scrittori, storici, registri cinematografici, ha offerto la possibilità di enfatizzare i lati che più si voleva presentare che non è poi così diverso da come la gente della città di Detroit lo vede ancora, sin dall’anno della sua morte avvenuta nel 1961.

 

E così, come tutti i personaggi importanti di Detroit sono divenuti simboli della fascinazione, nel bene e nel male, non può essere tralasciata nemmeno la storia di Ty Cobb. Il suo talento da solo sarebbe sufficiente per fare di lui una legenda, da quando rubò la seconda, la terza e casa base su tre lanci consecutivi, fino a quando realizzò una striscia di 40 partite con battute valide. Ma del primo giocatore ad essere introdotto nella Hall of Fame  sono rimasti molto di più impressi vili ritratti di maldicenze, che il ricordo dei suoi ineguagliabili record di battuta.

La prima celebrità

Charles Leerhsen, ex direttore di Sports Illustrated, nel nuovo libro biografico ‘Ty Cobb: Una Terribile Bellezza’, ha voluto contrastare l’immagine fuori misura di Cobb rispetto alla vita reale. E’ completamente il contrario del libro "American Monster" in cui il personaggio Ty Cobbo è messo alla strenna dei peggiori Mostri Americani, alla pari di Charles Manson e John Wilkes Booth.

 

 

Nel racconto di Leerhsen, la carriera di Cobb inizia nello stesso momento in cui l’America era pronta ad abbracciare per la prima volta una cultura popolare.

 

Prima del baseball, gli spettacoli erano segregati alla classe sociale di appartenenza: Teatro e corsa di cavalli per i più benestanti, la box a mani nude e combattimenti di cani per la classe più bassa.

 

Al suo primo anno da giocatore con Detroit, il cinema era ancora agli albori quindi fu il baseball la prima arena ad abbracciare tutte le diverse classi sociali per il tempo libero.

 

Tenuto conto della sua bravura e modo di giocare spettacolare, il pubblico accorreva sempre più numeroso per assistere alle sue gesta. Per questo motivo, Leerhsen sostiene che Cobb sia stato la prima grande celebrità del passatempo americano. 

 

A quel tempo il baseball non era lo stesso di oggi. La major league era agli inizi con le prime World Series giocate nel 1903, i giocatori non erano ben pagati però considerato che era la loro fonte di guadagno e avevano la possibilità di viaggiare, sulle loro teste aleggiava un senso di disprezzo. 

Ma durante la carriera di Cobb, il baseball si evolse. Giocatori cominciarono a pubblicizzare ogni tipo di prodotto, dalle vitamine alle sigarette fino a divenire, nel 1915, un affare molto sofisticato.  Furono costruiti numerosi stadi in cemento e acciaio in tutta l’America, compreso il Nevin Field nel 1912. Di questo molto merito va riconosciuto a Cobb. 

 

Oltre alla sua grande capacità di rubare basi, Cobb riuscì a trasformare l’immagine del giocatore in una figura aristocratica. Era molto educato e si comportava con signorilità. Mentre molti giocatori esageravano con l’alcol e rimanevano fuori tutta la notte, Cobb si tenne alla larga da quel modello di vita. Ciò lo rese più simpatico al pubblico, ma molto di meno agli occhi del resto dei giocatori.

 

Era anche mal visto dai compagni perché quando era in trasferta, si soffermava spesso a leggere nelle biblioteche pubbliche.  E questo era in sintonia con una persona a cui veniva riconosciuta una rara intelligenza strategica (una volta rubò casa base contro gli Yankees mentre erano riuniti intorno a casa base per contestare una decisione arbitrale). Ma queste non sono storie che vengono tramandate. 

Nella foto Ty Cobb con Al Stump
Nella foto Ty Cobb con Al Stump

Molti racconti traviati possono essere attribuiti ad Al Stump che collaborò con Cobb alla sua autobiografia. Dopo la morte di Cobb, Stump modificò la biografia sostenendo che quest’ultima era il vero carattere di Cobb.

 

Il film ‘Cobb’ è stato ispirato al secondo libro ed era Stump il personaggio a cui Cobb sparò fuori dalla porta. Nel secondo libro Stump incorre in molte contraddizioni e fatti poi ufficialmente risultati falsi, come quando scrisse che nel 1912 Cobb uccise un uomo poche ore prima di una gara.

 

Altri storici raccontano della frode operata da Stump nel vendere fraudolentemente oggetti che diceva appartenere a Cobb, persino il fucile usato per uccidere il padre. Inoltre, Stump sostiene di aver trascorso con Cobb gi ultimi 10 mesi scrivendo la sua autobiografia mentre in effetti  ne ha speso solo pochi giorni.

 

Gli abitanti della sua città natale, Royston, furono così sdegnati dagli scritti di Stump, che dopo pochi anni fondarono la Ty Cobb Museum su cui sventola una bandiera con le parole: “Feroce, calcolo, temuto, riverito, famoso, famigerato, benefattore e gentiluomo." E’ una strana coincidenza che tutte le brutte storie su Cobb siano iniziate nel 1961, anno della sua morte. Un giornalista iniziò a scrivere falsità e con il protagonista ormai scomparso, nessuno fu in grado di contrastare le sue storie.

Un vero essere umano

Ma allora qual è la verità? Nel caso degli spikes affilati, Leerhsen raffigura che i giornalisti contribuirono con la loro descrizione al mito negativo.

 

All’epoca, molta attenzione fu rivolta al nuovo tipo di scarpe e che né gli scrittori, né i lettori avevano mai visto non avendo giocato a baseball, quindi le scarpe sembravano futuristiche e le notizie nel merito erano poche e imprecise.

 

Cobb non ha mai affilato i suoi spikes anzi a dispetto della sua cattiva reputazione, Cobb chiese alla major league affinché invitasse i giocatori a smussarli e a obbligare gli arbitri ad ispezionarli prima di ogni incontro. La biografia di Leerhsen  riporta che molti giocatori e arbitri contemporanei garantiscono che Cobb non usava gli spikes per aggredire l’avversario i quali a sua volta non erano di certo da meno. Nel 1958 Cobb mostrò a un giornalista di New York come egli stesso aveva i segni sulle gambe per il semplice fatto che era così che si giocava.

 

 

Ma per tutta la storia che avvolse il giocatore, le 400 pagine di ‘Ty Cobb (La Terribile Bellezza), non è una revisione che esalta il mito o dipinge Cobb come un santo, ma semplicemente una ricerca della verità.  Ciò che emerge dal profilo di Cobb è che fu un normale essere umano vulnerabile e soggetto a fallimenti e che, dopo aver sofferto un esaurimento nervoso al secondo anno da professionista, tornò a mostrare il suo talento in un periodo che era solo l'inizio della scoperta di cosa fosse il baseball.

 

Sarà sufficiente per sfatare le tante dicerie sul suo conto? Nel corso della sua vita Cobb creò le premesse che favorirono pareri contrastanti, e visse soffrendo degli effetti negativi conseguenti alle sue azioni e reputazione. Prima della sua morte Cobb era riconosciuto per l’eredità lasciata al gioco del baseball, in seguito per la sua eccessiva aggressività e per le molte liti. Considerato che alla sua morte nel 1961 il libro di Stump uscì così, come il relativo film, la gente preferisce prestare fede ai preconcetti, preferisce il mito in quanto offre maggiore speculazione. 

Ed è un enigma con cui tutta la città di Detroit dovrà convivere.

 

Frankie Russo

 

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Commenti: 2
  • #1

    Michele (venerdì, 27 maggio 2016 15:06)

    Caro Frankie, il Mito a prescindere resta e resterà sempre un Mito e che se poi Ty Cobb sia stato il primo giocatore ad essere stato inserito nella erigenda Hall of Fame da quella folla di giornalisti che costituivano l'antico pass di giudizio un motivo ci sarà stato pure, ovvero è stato un giocatore che sapeva come giocare al baseball di quel periodo. Certamente un carattere particolare che non passava inosservato e che gli ha permesso di darle ma anche di riceverle come quando ebbe un'animata discussione con l'umpire Billy Evans nel 1921. Sfidandosi alla fine a battersi per chiarirsi meglio le idee, Ty Cobb e Billy Evans dopo la partita si incontrarono sotto le tribune e qui Billy inaspettatamente ebbe la possibilità di sfoderare un paio di ganci sinistri che fecero cadere a terra l'intontito Ty. Subito Billy gli si mise sopra a cavalcioni e con enfasi lo dichiarò: "out". Divennero poi amici.

  • #2

    Frankie (sabato, 28 maggio 2016 09:44)

    Si Michele, hai ragione, la personalità di Cobb è stata molto introversa, e come riportato nell'articolo, ha dato adito ad ognuno di interpretare a proprio piacimento ogni vicenda della sua vita. A breve seguirà un articolo che parlerà del suo dualismo con The Babe, del loro modo diverso di interpretare il gioco, e come quest'ultimo gli ha rubato la scena della celebrità......e non dico altro :-) Grazie per seguirci e per tenere viva la conversazione.

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