Il doping al contrario di Ryan Braun

di Allegra Giuffredi

Ogni volta che Ryan Braun (1983) dei Milwaukee Brewers va alla battuta in quel di Chicago, sponda Cubs, si prende sempre un sacco di fischi e solitamente batte valido!?

In un certo senso questo è un doping al contrario, che lo corrobora e lo carica positivamente, perché in realtà Braun è stato, così come molti altri giocatori, protagonista di fatti di doping. Il doping viene solitamente definito come la pratica medica non terapeutica o l’utilizzo di una sostanza medicale per fini diversi da quelli scientificamente sperimentati; dall’uso di queste pratiche e sostanze discende un miglioramento psico – fisico delle prestazioni sportive, non fisiologico e quindi forzato, falsato, truffaldino e soprattutto anti - sportivo.

 

Per dirla tutta, qualche volta il doping può essere involontario, perché magari dovuto alla pasticca alle erbe consigliata dalla Zia Mariuccia, per smaltire un dopo pranzo un po’ troppo corposo, ma dietro a questa scusante, che comunque spiega, ma non giustifica il doping e le sue conseguenze, spesso, si nascondono volontà e interessi fraudolenti ed in special modo negli USA.

 

Braun, come si diceva è stato protagonista tra il 2011 e il 2012 del “Biogenesys scandal Baseball” dal quale sono usciti molto, ma molto male giocatori come Alex Rodriguez (1975) con addirittura 211 giornate di squalifica, Jhonny Peralta (1982) e Bartolo Colon (1973), con rispettivamente 50 giornate ciascuno di sospensione.

Nella foto la sede della Byogenesis in Florida
Nella foto la sede della Byogenesis in Florida

La Byogenesis si presentava come una semplice clinica della Florida, condotta dalla Famiglia Bosch per la “remise en forme” e perdere peso e da lì hanno preso il via tutte quelle pratiche dopanti che grazie ad un uso improprio dell’ormone della crescita, miglioravano le prestazioni dei giocatori, ben al di là quindi della perdita di qualche chilo, cosa di cui ovviamente importava ben poco.

 

C’è da dire che molte delle persone coinvolte, come lo stesso Braun, si sono strenuamente difese o hanno successivamente patteggiato degli sconti di pena, come Rodriguez, per così dire e a conclusione di questa brutta storia, mi piace ricordare cosa ne disse Bud Selig (1934)  il precedente Patron delle MLB, che così commentò:“Major League Baseball has worked diligently with the Players Association for more than a decade to make our Joint Drug Program the best in all of professional sports. I am proud of the comprehensive nature of our efforts – not only with regard to random testing, groundbreaking blood testing for human Growth Hormone and one of the most significant longitudinal profiling programs in the world, but also our investigative capabilities, which proved vital to the Biogenesis case. Upon learning that players were linked to the use of performance-enhancing drugs, we vigorously pursued evidence that linked those individuals to violations of our Program. We conducted a thorough, aggressive investigation guided by facts so that we could justly enforce our rules.”

Dee Gordon gira un doppio gioco
Dee Gordon gira un doppio gioco

Il doping aleggia continuamente; ci sono sport come il ciclismo in cui, temo per lo sforzo e la fatica richiesti, è un fatto ricorrente, perché non è credibile che si possano fare tutti quei chilometri, per giorni e giorni, allenandosi normalmente, ma questa è un’altra storia, mentre, tornando a noi è solo di qualche giorno le ottanta giornate di squalifica comminate a Dee Gordon (1988) interno dei Miami Marlins. Insomma ci risiamo.

 

Anche in Italia casi di doping ne capitano, pur se non con la stessa risonanza, l’impatto e l’ampiezza di quelli made in USA e dirò di più, talvolta, in realtà, non ne sono capitati per il rotto della cuffia …. di tanto in tanto, infatti, è capitato che alcuni giocatori si siano rifiutati di scendere in campo, perché sapevano che ad un possibile controllo antidoping si sarebbero compromessi e non certo per barare, bensì per la consapevolezza di aver ingerito dei farmaci o comunque delle sostanze utili magari a far abbassare la temperatura o per curarsi un’allergia.

 

Stare in panchina dispiace a tutti, ma qualche volta è un buon segno.

 

Allegra Giuffredi

 

Scrivi commento

Commenti: 0