Parole da non dimenticare

di Frankie Russo

Libera traduzione dal sito 

sportsonearth.com

 

On May 2, 1939, Gehrig's ironman streak came to an end when he voluntarily took himself out of the lineup.

 

Il 2 maggio 1938 (esattamente 77 anni fa), “Il Cavallo d'Acciaio”, Lou Gerig dei New York Yankees, cancella il suo nome dal lineup proprio al Briggs Stadium. E’ la prima volta dopo 14 anni per un totale di 2.130 partite giocate consecutivamente.

Gehrig non giocò mai più e morì dopo due anni. 

Quando il 4 luglio 1939 Lou Gehrig pronunciò il suo discorso “l’uomo più fortunato”, le sue doti di oratore erano sconosciute. Era stato in grado di trasformare l’atmosfera dello stadio con la sua mazza,  ma avrebbe fatto altrettanto con le parole per comunicare la fine della sua carriera, se non anche della sua vita? Gli mancava l’ascendente dell’uomo-bambino Babe Ruth che con la sua personalità aveva conquistato la folla. Gehrig era un introverso figlio di mamma, tanto che la mancanza di carisma aveva fatto supporre che mai sarebbe diventato un personaggio pubblico.

Nella foto Gary Cooper interpreta il discorso di Lou Gahrig nel film "The Pride of the Yankees"
Nella foto Gary Cooper interpreta il discorso di Lou Gahrig nel film "The Pride of the Yankees"

Tuttavia, con meno di 300 parole Gehrig fece cambiare opinione nei suoi confronti. Non più un eccellente giocatore di baseball, ma un uomo giovane che andava incontro alla morte, grato per la sua vita e senza lamentarsi del suo limitato futuro.

 

Offrì l’essenziale di se stesso, niente di diverso dall'uomo discreto che era sempre stato, dovendo ora affrontare mutate circostanze.

 

Non dimostrò di essere un oratore professionista, non aveva la voce baritonale di Gary Cooper che lo doppiò del film The Pride of the Yankees e che rese il suo discorso ancora più toccante, ma divenne il simbolo del coraggio e l’anima del gelido,  acciaioso impero degli Yankees. 

 

Fosse morto nel 1971 invece che nel 1941, sarebbe stato ricordato per le sue statistiche e umiltà. Ma offrendo null'altro che gratitudine per una vita che sarebbe finita da lì a due anni poco prima del suo 38° compleanno, questo lo consacrò un santo dello sport.

 

Si vedeva che era più magro e più debole rispetto all’anno precedente, fu sua la decisione di depennare il suo nome definitivamente dal line up un paio di mesi prima, incapace di produrre il suo standard. La sclerosi laterale amiotrofica lo stava portando via. Indossò la divisa che gli andava ancora più larga del solito; aveva perso peso e quasi tutto il tono muscolare. Il presidente degli Yankees Ed Barrow dovette accompagnarlo ai microfoni per poi lasciarlo da solo, gesto molto apprezzato dalla moglie di Gehrig Eleonora che era presente nelle tribune.

 

Man mano che la cerimonia si avvicinava al momento del discorso, Gehrig sembrava troppo emozionato per poter parlare.  Il manager Joe McCarthy lo incoraggiò con una gomitata.

Lou Gehrig assieme alla moglie
Lou Gehrig assieme alla moglie

Quando iniziò il discorso, una frase commovente rintronò dagli altoparlanti e continua ancora oggi a echeggiare nell’aria. Fu la seconda frase:

 

"Amici, nelle due ultime settimane sarete sicuramente venuti a conoscenza del difficile momento che sto attraversando, ma voglio dirvi che oggi mi sento l’uomo più fortunato della terra."

Come poteva un uomo che aveva visto la sua carriera terminare così improvvisamente, la cui vita era legata ad un filo, pensare di essere il più fortunato della terra? “Fortunato” è una parola speciale, si può riferire ad una casualità o si può associare a una vincita alla lotteria. Definire se stesso “fortunato” per Gehrig è una visione estremamente ottimistica della vita, forse riferendosi alla fede o al suo matrimonio. Ma Gehrig è andato oltre, descrivendosi “l’uomo più fortunato”, un salto psicologico anche per il più disinteressato degli esseri umani.

 

A distanza di 77 anni il discorso di Gehrig resta senza precedenti, perché non fu solo un discorso relativo al suo ritiro. Molti atleti annunciano il loro ritiro, presentandosi sui campi, sui palchi e nelle conferenze stampa e molti attori lo fanno con un film. A volte sono essi stessi che piangono, altre volte sono i tifosi . Certamente fece notizia quando Magic Johnson annunciò la sua malattia, ma fu lungimirante nel dire che la sua vita non era alla fine e non disse addio, e non si definì “fortunato”.

 

Il discorso di Gehrig, nel suo testo originale, è di un altro livello. Nel leggerlo si riconosce la sua eloquenza, l’architettura e la generosità, ma anche un serbatoio di modestia personale difficile da riscontrare ai giorni di oggi. 

 

"Amici, nelle due ultime settimane sarete sicuramente venuti a conoscenza del difficile momento che sto attraversando, ma voglio dirvi che oggi mi sento l’uomo più fortunato della terra.

Sono stato presente sul campo da baseball per diciassette anni e ho sempre ricevuto affetto e incoraggiamenti da voi che siete i miei fan.

Guardate questi grandi uomini. Chi di voi non vorrebbe essere al punto culminante della propria carriera solo per paragonarsi a loro almeno un giorno nella vita? Certo che sono fortunato.

Chi non considererebbe un onore il fatto di aver conosciuto Jacob Ruppert? E anche Ed Barrow, la persona più importante nel baseball? O il fatto di aver trascorso sei indimenticabili anni con Miller Huggins, il mio grande amico?

Oppure di aver trascorso i successivi nove anni con quel fantastico leader, brillante studente di psicologia e miglior manager che il baseball abbia mai avuto, Joe McCarthy? Certo che sono fortunato.

Quando la squadra dei New York Giants, una squadra che per batterla daresti anche il tuo braccio destro, e viceversa, ti fa un regalo, questo è fantastico.

Quando tutti, fino agli addetti del campo o quei giovani vestiti di bianco, si ricordano di te perché hai vinto tanti premi, questo è fantastico.

Quando avete una suocera meravigliosa che si schiera a vostro favore nei battibecchi con sua figlia, questo è fantastico.

Quando vostro padre o vostra madre lavorano sodo per tutta la vita per darvi un’educazione o per far sì che voi possiate allenarvi in qualche sport, è una benedizione.

Quando al vostro fianco avete una moglie forte che vi sostiene e che dimostra molto più coraggio di quello che abbiate mai potuto immaginarvi, è la cosa più bella che si possa desiderare.

Quindi concludo dicendo che forse sto attraversando un brutto periodo, ma ho tantissimo per cui continuare a vivere. Grazie”.

Un discorso da brividi, paragonabile a quelli di Abramo Lincoln, di Martin Luther King e di J.F. Kennedy. Molti sono i punti toccanti e non  c’è nulla di banale. Gehrig ha menzionato “grandi uomini”, “il mio grande amico”  e “brillante studente di psicologia”.

 

Tre frasi sono iniziate con la parola “Quando” enfatizzando il suo messaggio attraverso una struttura parallela. Da notare le poche parole che seguono il punto in cinque periodi: “questo è fantastico”, “è una benedizione”, “è la cosa più bella che si possa desiderare”.

 

Nel suddividere ogni pensiero, ha lasciato che la sua gratitudine rimanesse sospesa, come se stesse sottolineando quei pensieri con un “Wow!” Nell'ultima frase torna a menzionare la sua disgrazia, riferendo la sua malattia a “un brutto periodo”, minimizzando ancora la sua gravità.

 

Il discorso ha ancora più risonanza perché è rivolto a chi è stato colpito da una malattia e a chi ha perso una persona cara. Gehrig ci dice di non preoccuparsi per noi stessi e per qualsiasi problema abbiamo. Invece, dovremmo pensare a tutte le positività della nostra vita.

 

La morte ci porta via tutto, tutte le persone che abbiamo amato, ma Gehrig questo aspetto lo guarda da un altro punto di vista e dice che la morte lo aiuta a vedere le cose buone di cui è stato circondato, la famiglia, gli amici, i compagni di squadra, la sua carriera.

 

Lui ha scelto la vita, ha scelto l’ottimismo. 

 

Frankie Russo

 

n.d.r Qui sotto un bellissimo e commovente filmato su Lou Gehrig già pubblicato 3 anni fa

 

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Commenti: 2
  • #1

    Michele (lunedì, 02 maggio 2016 08:47)

    Grazie Frankie.

  • #2

    Frankie (lunedì, 02 maggio 2016 14:47)

    Grazie a te Michele per seguirci