Il Linguaggio del coach

di Allegra Giuffredi

Nel baseball un ruolo basilare lo ricoprono i suggeritori, figure misteriose, che si piazzano sulla linea tra la terza base e casa base ed anche in prossimità della prima, ma sembrano quasi invisibili, impalpabili: in pratica ci si accorge di loro, più quando sbagliano, che quando ci prendono, ma ad una mia precisa domanda, circa la loro utilità, la riposta è stata univoca: sono fondamentali.

Talvolta il suggeritore, che molto spesso è rappresentato dagli allenatori in seconda, pecca in prudenza, ma quando sbaglia, giocandosi il “tutto per tutto” alla “va o la spacca” sulla corsa altrui, gli spalti rumoreggiano alquanto ….

Quando cioè, una base viene rubata o un punto entra sulla falcata del corridore a casa base, va tutto bene e del suggeritore che si sbraccia come un dannato, neanche ci si ricorda, ma quando il nostro sbaglia, son dolori e fischi con corredo di insulti alla genitrice, non proprio da educandi, per così dire!?

 

Valutare le mosse della difesa avversaria, la capacità di recuperare e di eliminare l’avversario, non è facile, ma è il sale del batti e corri, infatti basta pensare a come possono cambiare le tempistiche di reazione avversarie, quando il battitore colpisce la palla, mandandola a sinistra o nella zona dell’esterno destro, ma su questo, magari ci torneremo in un’altra occasione.

 

 

Senza troppo divagare, suggerire, così come il rubare le basi, o lanciare in un modo, anziché in un altro, danno alla partita un senso, una personalità, ma qui entra in scena una sorta di codice muto, fatto di segni veri e falsi.

 

A seconda della disposizione della squadra avversaria, infatti, il lanciatore riceve dal catcher dei segni, che a sua volta questi riceve dall’allenatore, ma non solo, perché l’allenatore della squadra in attacco può segnalare anche al battitore di smorzare la palla con un bunt o di fare un batti e corri.

 

I segni possono essere veri o falsi, come si diceva e provenire sia dal catcher che dall’allenatore o dall’allenatore in seconda.

 

Può accadere infatti, che il lanciatore riceva dal catcher dei segni, solitamente espressi in mezzo alle gambe, con le dita della mano non guantata, ma non sempre ciò è possibile per il ricevitore, perché, se la seconda base è già presidiata da un giocatore avversario, quest’ultimo potrebbe interpretar qualcosa e quindi segnalare a sua volta al battitore suo compagno di squadra, quindi spesso interviene l’allenatore che con non chalance, può toccarsi la falda del cappello, pizzicarsi il mento, toccarsi i gomiti ed anche in questo caso con o senza significato; solitamente, infatti ad essere veramente coinvolto in questa gestualità codificata è l’allenatore in seconda, il cui ruolo come si può leggere è tutt’altro che di secondo piano.

 

Ai segni bisogna dare poi una risposta, specie se a riceverli è il battitore ed è rimasta storica la volta in cui un grande giocatore italiano del passato, dovette, dopo due tentativi, sillabare la parola “bunt” ad un compagno che proprio non capiva …. Il baseball è anche questo: un gioco d’intelligenza, dove tutti hanno un ruolo e tutti devono collaborare ad avere una visione unica del gioco e della sua strategia.

 

Allegra Giuffredi

 

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