L'importanza dello spogliatoio

Nella foto Tori Hunter (Photo: Ed Szczepanski)
Nella foto Tori Hunter (Photo: Ed Szczepanski)

di Frankie Russo

Libera traduzione dal Detroitnews

Dove nasce la forza di una squadra? Dalla compattezza del gruppo, che si costruisce nello “spogliatoio”, spesso definito il decimo uomo in campo. E’ lì, dentro quelle quattro mura che si forma il carattere di una squadra, ed è il luogo di cui ogni squadra prima o poi avrà bisogno, è il luogo dove vige il motto: Uno per tutti, tutti per uno. La presenza dei veterani rende più facile l’arrivo dei nuovi giocatori così come aiuta la crescita dei più giovani. Lo spogliatoio riveste un'importanza particolare specialmente quando le cose non vanno nel modo previsto.

 

Lo possono ben testimoniare i Detroit Tigers che lo scorso anno si sono trovati con una squadra partita per vincere e che invece a metà stagione stazionava nelle ultime posizioni della classifica nell’AL Central. Tori Hunter che aveva patronato lo spogliatoio nei precedenti due anni, era tornato  in quel di Minnesota, diversi giocatori chiave erano infortunati, i pezzi pregiati come David Price e Yoenis Cespedes erano stati ceduti, e per la tifoseria Ausmus era ormai un manager che apparteneva al passato.

Nella foto Miguel Cabrera all'attuale spring training (Robin Buckson, Detroit News)
Nella foto Miguel Cabrera all'attuale spring training (Robin Buckson, Detroit News)

In questa situazione non è difficile immaginare quanto tenebroso fosse lo spogliatoio, ma in una maniera o nell'altra, non c’è stato il crollo. Ogni polemica veniva immediatamente placata e così, giorno dopo giorno, partita dopo partita, la squadra è rimasta compatta e ha continuato a giocare duramente.

 

Era estremamente difficile superare moralmente le continue sconfitte che avevano preso luogo in una squadra abituata a vincere nell'ultima decade, e l’assenza di un leader come Hunter avrebbe potuto portare al peggio.

 

Come se non bastasse, al momento più cruciale, quando furono ceduti Price e Cespedes, l’icona dei Tigers, Miguel Cabrera, era assente per sei settimane causa infortunio.

 

Merito però va riconosciuto agli altri veterani quali Ian Kinsler, Victor Martinez, Justin Verlander e, anche se solo un rookie,  James McCann.  Era fondamentale che questi giocatori continuassero a giocare al meglio e fungere da esempio ai molti giovani chiamati dal Triplo A e tenere la squadra unita.

Nella foto Ian Kinsler ( da gammonsdaily.com)
Nella foto Ian Kinsler ( da gammonsdaily.com)

Tra tutti è spiccato Ian Kinsler il quale già da giovane aveva appreso una lezione di come vincere, e non fu su un campo da baseball, bensì sul campo di pallacanestro.

 

Kinsler faceva parte di un gruppo di ragazzi che spendeva la maggior parte del tempo giocando sotto canestro sfidando tutte le squadre che si presentassero, ma ce n'era una in particolare contro la quale non riuscivano mai a vincere nonostante la loro più giovane età ed energia rispetto all'avversario composto da oltre 30enni. All’epoca sembrava inspiegabile, ma in seguito Kinsler capì  il segreto: Loro sapevano giocare, sapevano quando forzare l’avversario a sbagliare, non era solo una questione di correre.

 

Rapportato al baseball non cambia molto, allo stesso modo magari un giocatore più anziano non tirerà forte come una volta, non batterà nemmeno così forte come un tempo, ma certamente conoscerà i diversi aspetti di come vincere. E questo non ha prezzo.

 

Kinsler capì lo scorso anno che doveva farsi avanti per salvare il salvabile. Era il primo ad arrivare sul campo, spendeva molto tempo nella gabbia dimostrando sempre la massima concentrazione. All’inizio di stagione non ebbe un buon rendimento, ma insieme all'hitting coach Wally Joyner continuò il duro lavoro, fino a 500 sventolate al giorno, finendo il campionato in crescendo.

 

Ma Kinsler sapeva anche che a nulla sarebbero serviti i suoi sforzi se non fungessero da esempio per i più giovani. Le parole sono importanti, ma da sole non bastano, era importante servire anche da esempio.  E così fu.  La squadra scese in campo con la voglia di competere e giocare al meglio. Non è stata un’esperienza piacevole, ma dopo tutto ha reso la squadra più immune alle avversità ed è stato un test positivo per i più giovani.

 

Si parla sempre di come devono crescere i giovani e migliorare le loro prestazioni, e spesso questi miglioramenti si acquisiscono nello spogliatoio quando si realizza che il successo si può ottenere non solo tra le linee di foul, ma anche sotto la doccia.

 

Molti malesseri si verificano quando ci si guarda intorno alla ricerca delle altrui responsabilità, invece di guardare prima a sé stessi. E’ una lezione che può essere impartita solo da chi ha dovuto già affrontare le avversità. D'altronde, il vero carattere della squadra si vede nei momenti difficili.

 

Frankie Russo

 

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