Allenare il baseball giovanile - 4^ parte

di Frankie Russo

Libera traduzione dal libro

Coaching Youth Baseball the Ripken Way

Leggi la 1^ parte 

2^ parte -3^ parte

GESTIRE I GENITORI

Quando si allena il baseball giovanile la priorità assoluta dovrebbe essere quella di mettere il massimo della vostra esperienza a disposizione dei ragazzi. Tra le varie priorità, gestire i genitori è un fattore da non trascurare. Gestire non tanto per far capire meglio il gioco o entrare nei dettagli delle strategie, ma sul fatto di far loro capire come rendere piacevole al massimo l’esperienza che stanno vivendo i loro figli.

Abbiamo ripetuto più volte l’importanza della riunione parentale prima del campionato con cui dovete comunicare la filosofia d’insegnamento, il tempo che dedicherete agli allenamenti, il calendario delle gare e l’importanza della loro presenza in supporto agli allenamenti. Un altro elemento importante da inserire nel discorso iniziale è come divenire dei buoni sportivi. Per favorire la comunicazione, potrebbe anche tornare utile consegnare loro un programma scritto in modo da rendere anche la loro esperienza più piacevole. Di seguito elenchiamo alcuni concetti che dovrebbero essere trasmessi.

INSISTETE SUL CONCETTO DI SQUADRA

Quante volte avete assistito a partite di squadre giovanili e avete sentito genitori incitare solo i propri figli? Trasmettere il concetto di squadra ai ragazzi diventa veramente difficile se i genitori tifano solo per i propri figli. Ai genitori va fatto presente che tra i vostri compiti è compreso quello dell’insegnamento di un’esperienza di vita. Devono sapere che una delle più importanti lezioni di vita che il baseball può insegnare, una lezione che li accompagnerà per tutta la vita, quotidianamente, è il concetto di gruppo. I genitori sono coloro che hanno maggiormente influenza sulla vita dei ragazzi, quindi, è opportuno che capiscano che è preferibile incitare e incoraggiare tutti i ragazzi o nessuno. Allo stesso modo sarebbe opportuno che i genitori si congratulino con tutti i giocatori dopo la gara, sia in caso di vittoria che in caso di sconfitta.

 

MANTENETE UN GIUSTO EQUILIBRIO

E’ facile gridare e tifare per la squadra quando segna 11 punti nel primo inning, ma è molto più difficile mascherare la delusione quando si è sotto di 10 punti al sesto. I ragazzi notano la differenza, e se tutti sugli spalti sono felici e contenti e scherzano quando sono in vantaggio, mentre cadono in un silenzio tombale quando perdono, questo influenzerà negativamente sulla squadra. Bisogna sempre ricordare che la vittoria non è l’obiettivo principale quando si allena una squadra giovanile. Gli obiettivi prioritari sono il divertimento e l’insegnamento.

Per entrambi, sia coach che genitori, è di fondamentale importanza trovare il giusto equilibrio ed essere da esempio. L’ultima cosa che vogliamo è che i ragazzi in campo abbiano l’impressione di essere degli incapaci.

 

Un altro aspetto del giusto equilibrio è nel non essere troppo critici nei confronti di un singolo giocatore o dell’intera squadra; tenete presente che i ragazzi hanno un carattere fragile. A volte basta una sola esperienza negativa per causare l’allontanamento di un ragazzo. Né il coach, né un genitore dovrebbe mai rimproverare in pubblico un giocatore per un errore, sia esso mentale o di gioco.  Il giocatore lo capisce da solo quando sbaglia, ed essere rimproverato in pubblico non servirà da correttivo, anche se fatto con l’intento di insegnare, e tantomeno farà di lui un migliore giocatore. Come minimo il coach dovrebbe aspettare fin dopo la partita mentre il genitore dovrebbe aspettare di arrivare a casa o anche il giorno dopo. Niente imbarazza di più un ragazzo che essere rimproverato in pubblico. Fate presente ai genitori che è vostro compito intervenire e che tutto sarà affrontato nel migliore dei modi nel prossimo allenamento.

NON INCOLPARE GLI ARBITRI

Tutti sappiamo che gli arbitri possono sbagliare, ma molto raramente un errore arbitrale è decisivo per la sconfitta. Un altro importante compito del coach è di insegnare i ragazzi a rispettare le autorità, e sul campo l’arbitro è un’autorità e in quanto tale deve essere rispettato. I genitori devono sapere che abusi verbali nei confronti degli arbitri non saranno tollerati, e non perché l’arbitro ha sempre ragione, ma perché è un cattivo esempio per i ragazzi. Oltretutto, il rispetto per le autorità è un dovere da cittadino civile. Il coach è l’unica persona che può conversare con l’arbitro, e lo dovrebbe fare con cortesia e in modo professionale.

 

APPLAUDIRE L’AVVERSARIO

I genitori possono essere di grande esempio quando applaudono l’avversario a seguito di una buona giocata. Anche Il coach può essere d’esempio complimentandosi con loro e aiutandoli a rialzarsi. Il più delle volte i ragazzi seguiranno questi esempi e la squadra si mostrerà di essere degna della massima rispettabilità indipendentemente dal risultato. Come nella realtà di tutti i giorni, sapere vincere o perdere con classe è un viatico quotidiano che ci accompagnerà durante tutto il percorso della nostra vita. 

 

COME GESTIRE IL GENITORE PIU’ “ESPERTO”

A volte tra i genitori incontrerete “l’esperto” che vuole suggerire esercizi, come giocare o come compilare l’ordine di battuta. Questo genitore spesso conosce meno di quanto crede, forse starà cercando di favorire il proprio figlio o ha semplicemente il desiderio di essere un collaboratore. 

Sapere dialogare con i genitori significa sapere anche ascoltarli e rispondere alle loro domande. Ovviamente non dovete prendere per buono tutti i loro consigli, ma nello stesso tempo non dovete nemmeno denigrare le loro idee. Ci potrà anche essere il genitore che ha più esperienza e può fornire dei buoni consigli, e non è una vergogna o una mancanza di conoscenza provare un nuovo esercizio o mettere in atto un loro suggerimento. Potrebbe essere un’idea da cui la squadra tragga vantaggio.

 

Questo tipo di genitore va tenuto in considerazione poiché potrebbe essere un buon collaboratore e va fatto presente che la sua collaborazione potrebbe tornare utile, anche se saltuaria. Fate capire loro che il loro apporto renderà più facile l’attuazione del programma, e se impossibilitati a partecipare, chiedete loro se hanno altri suggerimenti che possono aiutare.

 

Incontrerete anche il genitore che veramente conosce poco del gioco, ma vuole essere coinvolto solo per favorire il proprio figlio. Anche in questo caso si richiede la giusta comunicazione e educazione. Ringraziate e fate presente che la squadra sta progredendo e seguendo il piano già stabilito e che ci sono ancora molti altri esercizi che devono essere messi in atto. Invitandoli a presentare sempre nuove idee farà loro sentire importanti e saranno contenti di essere stati ascoltati.

MANTENETE LE DISTANZE

Un’altra problematica che può sorgere con i genitori è quando sono eccessivamente invadenti cercando di stare troppo vicino ai figli, oppure quando sono i bambini stessi che chiedono ai genitori di stargli più vicino con la conseguenza che quando giocheranno ci sarà il caos.

 

A loro sembrerà di aiutare, ma in effetti creano problemi e per fortuna è una situazione che andrà diminuendo col crescere dei ragazzi.

 

Comunque, ci saranno sempre genitori che parleranno con i figli in panchina o grideranno dando loro istruzioni di cosa fare in campo. Questo può creare un insieme di problemi e distrazioni.

 

A livello giovanile dovrete fare ricorso al vostro buonsenso. Due o tre genitori ad aiutare i bambini a disporsi in campo sono sufficienti. Troppi coach e genitori a impartire istruzioni creano uno stato confusionale e panico nel bambino che deve eseguire una giocata.

E’ preferibile avere dei coach come collaboratori, ma in mancanza, un paio di genitori sono sufficiente per la collaborazione, e se sono in molti, è il caso di alternarli nel compito.

 

Man mano che si sale di livello è il caso di evitare che i genitori entrino in campo e che si siedano in panchina, che deve essere riservato solo ai coach. Se un genitore siede al di fuori della rete e continua a impartire istruzioni al figlio, non c’è molto da fare se non dirgli che voi e il vostro staff siete gli incaricati di detta mansione. Fortunatamente, più spesso che non, i ragazzi ascoltano più il coach che i genitori.

 

Ma il vero problema si presenta quando un genitore pretende di stare in panchina. In primo luogo se impartisce istruzioni creerà confusione nei ragazzi, in particolar modo se le istruzioni sono in contrasto con le vostre. Secondo, generalmente l’area della panchina non è molto spaziosa e la presenza dei genitori renderà l’area affollata e caotica. Terzo, in qualità di coach, certamente non volete avere in panchina un genitore che suggerisce indicazioni diverse dalle vostre filosofie.

 

Queste sono argomentazioni che vanno menzionate nella riunione dei genitori prima dell’inizio del campionato. Se un ragazzo ha bisogno di parlare con il genitore o ha bisogno di bere, sarebbe il caso che chiedesse il permesso al coach tra un inning e l’altro, limitando l’assenza a una breve visita e non a una consultazione tecnica.

 

Dovete far capire ai genitori che il loro supporto è necessario e che i ragazzi hanno bisogno del loro incoraggiamento, ma che devono evitare di dare consigli durante la gara. Anche quest’aspetto va affrontato nel modo giusto e con educazione per non toccare la loro suscettibilità. Fategli capire la confusione che si crea quando tutti vogliono impartire differenti suggerimenti. Se veramente vogliono aiutare, dovrebbero rendersi disponibili durante la settimana e collaborare negli allenamenti e solo così acquisiranno il diritto stare in panchina.

 

Come succede nella vita quotidiana, anche nel baseball trovare un punto di compromesso, dimostrando di voler venire incontro alle loro esigenze, sarà un grosso passo in avanti nel costruire un ottimo rapporto di collaborazione con i genitori.

 

SIATE PROROMPENTI      

Gestire i genitori è difficile, ma perdere autorità per non aver stabilito le regole sin dall’inizio può trasformarsi in un vero disastro.  Il più delle volte, se i genitori percepiscono che il lavoro del coach viene fatto principalmente nell’interesse dei figli, si riesce a instaurare un migliore rapporto.

Ci saranno sempre i genitori troppo invadenti, ma anticipando il perché del vostro approccio aiuterà a formare un buon gruppo di lavoro, sportività, cooperazione e il supporto necessario sia da parte dei giocatori che dei genitori. E’ da considerare anche che una volta capita la vostra filosofia, si asterranno dal contestare il vostro operato.

 

Se non sono stabilite le regole sin dall’inizio, diventerà difficile affrontare positivamente tutte le problematiche che si susseguiranno nel corso dell’anno. La conseguenza sarà che sarete oggetto di critiche e i genitori vi mancheranno di rispetto. Inoltre, i genitori spesso giudicano seguendo gli umori dei figli i quali a loro volta potrebbero far intendere il contrario di quello che veramente sta accadendo nel gruppo. Anche questo è un fattore negativo da evitare.

 

Frankie Russo

 

Segue

 

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2016

 

Scrivi commento

Commenti: 4
  • #1

    Michele (lunedì, 15 febbraio 2016 14:57)

    Grazie Frankie per l'opportuno segmento che hai dedicato alla figura dell'arbitro, che poi in realtà non è perché a dirigere una gara viene designato un Ufficiale di Gara, ovvero un umpire e non un referee.
    Giusti comunque tutti i suggerimenti evidenziati poiché in verità i genitori a volte diventano inconsapevolmente degli irresponsabili educatori e la storia delle cronache è piena di esempi

  • #2

    Frankie (lunedì, 15 febbraio 2016 19:56)

    Grazie a te Michele per l'interessamento. Quando allenavo, ho sempre detto ai ragazzi che l'arbitro sbaglia meno dei giocatori, per coloro i quali nutrono dei dubbi, è pronto l'equipaggiamento.

  • #3

    Luca Battaglieri (lunedì, 30 agosto 2021 11:49)

    Ciao Frankie, il problema di sempre sono i genitori. Sia quelli dei ragazzi più bravi che ambiscono ai risultati, sia quelli dei ragazzi che si affacciano al nostro sport, giustamente desiderosi che giochino e si divertano. Entrambi i ragazzi abbandonano, gli uni perché delusi dalle aspettative, anche perché gli altri, iniziando a giocare, non sono al livello dei primi. Il fatto di “dover vincere” induce i coach a non far giocare i secondi, ovvero a porli in ruoli dove non toccano palla non dico per una, ma per quattro o cinque partite. Succede così che solo lanciatore e ricevitore (un po’ meno) si divertono. Gli altri, sempre per “vincere” sono indotti a “non girare” la mazza per il TERRORE indotto dai coach di andare K, magari nell’unico turno in battuta concesso dal coach, dopo una partita in panchina o un inning all’esterno destro. E lo dico io che a 17 anni giocavo sempre titolare in Serie C, mentre i miei coetanei “esterno destro” hanno TUTTI abbandonato, esattamente come hanno fatto i ragazzi di tutte le squadre che ho conosciuto da dirigente negli ultimi 15 anni.

  • #4

    Frankie (lunedì, 30 agosto 2021 12:16)

    Come non darti ragione Luca, fino a quando non si entra nella mentalità che le giovanili servono in primis per la formazione del giocatore, e aggiungerei dell'adolescente, non se ne arriva mai a capo. Sono in molti a confermare questa tesi ma sono pochi a metterla in pratica. Un allenatore delle giovanili gioca per vincere sta lavorando per sè e non per la crescita dei giocatori. Quindi si torna a ciò che tu hai fatto presente, giocano solo i più bravi, il lanciatore deve vincere da solo la partita e il battitore deve astenersi da girare la mazza per ottenere la base su ball o per far aumentare il numero di lanci all'avversario. A casa mia questo si chiama trucchetti da Mago Zurlì e non insegnamento del baseball.