Allenare il baseball giovanile - 3^ parte

di Frankie Russo

Libera traduzione dal libro

Coaching Youth Baseball the Ripken Way

Leggi la 1^ parte - 2^ parte

 

LE PROBLEMATICHE DEL COACH

Allenare le giovanili ci può offrire le più grandi soddisfazioni e ciò che rimarrà sempre nei nostri ricordi saranno i sorrisi e i  miglioramenti dei ragazzi che ci hanno circondato. Ma potrebbe anche essere una grossa delusione, e quando vi troverete in situazioni complicate, vedere la luce alla fine del tunnel diventa estremamente difficile.

 

Molti coach delle giovanili sono anch’essi agli inizi e trovare il giusto equilibrio tra il lavoro, la famiglia e tempo da dedicare sul campo non è sempre facile, facendo sorgere dubbi se siamo veramente all’altezza di allenare. Ma anche i coach più esperti possono trovarsi in difficoltà, quindi, trattandosi di gestire la propria vita, far divertire i ragazzi, dialogare con i loro genitori, la necessità di vincere, ecc, può far subentrare la voglia di smettere.

 

Questo ha come conseguenza la perdita di appassionati che vogliono spendere il tempo libero insegnando il baseball, però dobbiamo capire che una delle regole principali della vita è che non si può accontentare tutti allo stesso tempo. Questa regola vale anche per il coach di baseball. Essere cosciente di queste problematiche, sapere che si dovrà superare innumerevoli ostacoli renderà il nostro compito più facile. L’obiettivo è di fare correttamente il nostro lavoro e farlo per una giusta causa. Se siete organizzati e onesti con voi stessi, se comunicate nel modo giusto e fate tutto nell’interesse principale dei ragazzi, il resto verrà da sé.  Gli ostacoli ci saranno, affrontarli nella maniera corretta renderà tutto più semplice, nel peggiore delle ipotesi, un giorno potrete guardarvi nello specchio e dire che avete fatto il vostro dovere.

IL RAPPORTO CON I GENITORI

Come già detto, saper comunicare è una delle chiavi per il successo di un coach. Forse una dei più importanti aspetti della comunicazione, a cominciare dalle giovanili fino al livello di college, è proprio quello che si riesce a stabilire con i genitori.

 

E’ consigliabile avere una riunione con i genitori prima dell’inizio della stagione per spiegare la vostra filosofia d’insegnamento, della vittoria e della sconfitta e il tempo che dedicherete ai loro figli. Spiegate cosa vi aspettate dai giocatori e dai genitori e quali sono gli obiettivi. Sarà così possibile rispondere alle loro domande ed evitare polemiche in futuro.

 

Ciononostante, seppure facciate la migliore delle riunioni e instaurate un buon rapporto con i genitori, e assicuriate loro che tutto sarà fatto per il benessere del loro figlio, ci sarà sempre qualcuno di opinione diversa. La maggior parte dei genitori avrà delle perplessità, ma se saprete dare le giuste risposte, si eviteranno le contestazioni.

 

I genitori vogliono sapere se i figli giocano in tutta sicurezza, se partecipano volentieri e se si divertiranno. Se riuscirete ad amalgamare tutti questi ingredienti, il genitore sarà ben contento di lasciare il figlio, non avrà preoccupazioni, e noi come coach avremo raggiunto uno degli obiettivi.

 

Il vero problema sorge quando un genitore pensa di essere più esperto del coach, quando antepone il risultato al divertimento, o se pensa che il proprio figlio sia un futuro campione e deve stare sempre in campo. In questa situazione, nell’opinione del genitore, il coach non sta facendo il bene della squadra, poiché diminuisce le probabilità di vittoria e limita lo sviluppo del proprio figlio. La prosecuzione di questi diversi punti di vista, e gli effetti negativi che potranno avere sugli altri membri della squadra, dipendono da come il coach, insieme agli altri genitori, riesce a gestire il contesto. 

FISSARE UN PROGRAMMA E RESTARE FEDELE

Quando si allenano i più piccoli, lo stress di vincere a tutti i costi dovrebbe essere ridotto al minimo o addirittura completamente inesistente. Vincere è una condizione che aumenterà parimenti con la categoria a cui si partecipa.

 

Oggigiorno sono aumentate le possibilità di partecipare a campionati e tornei che includono lunghi viaggi al fine di poter competere con squadre di livello superiore, il che, tutto sommato, può essere un vantaggio per i ragazzi più progrediti e che mostrano una particolare passione, offrendo loro l’opportunità anche di giocare più partite. Dall’altra parte, questa condizione può nascondere il pericolo che i genitori e i coach possono cadere nella tentazione di prediligere la vittoria oltre il divertimento.

 

Questo incremento di tensione, oltre al maggior impegno negli allenamenti, può causare disinteresse tra alcuni giocatori provocando eventualmente l’allontanamento. Potrebbe anche indurre il coach a mettere in campo sempre i migliori giocatori limitando il tempo di gioco degli altri. Succede inoltre che i genitori non contenti dei risultati, entreranno in conflitto con le decisioni del coach attribuendo a lui la causa dell’insuccesso o del minor tempo di gioco concesso al proprio figlio e si allontaneranno. Il tutto finisce nella possibilità che diventi un’esperienza negativa per i ragazzi. Il coach deve essere in grado di comunicare con i genitori prima che questo avvenga e far intendere che le decisioni sono prese nell’interesse dell’intero gruppo.

 

Seppure i ragazzi abbiano messo in mostra particolari abilità partecipando a questi campionati, è da tenere presente che i ragazzi sono sempre in una fase di apprendimento significando che le priorità sono l’insegnamento dei fondamentali, il divertimento e la partecipazione di tutti in egual misura. Quindi, fino all’età di 13 anni, nessun giocatore dovrebbe spendere la maggior parte del suo tempo seduto in panchina giacché la logica conseguenza sarà il suo abbandono.

 

Col passare degli anni arriverà anche il momento di poter partecipare a campionati più impegnativi, e non tutti riusciranno a far parte subito della prima squadra. Questa è un’altra esperienza di vita, e il coach deve essere in grado di gestire insieme al giocatore la sua delusione. Se riuscirà nell’intento, avrà raggiunto un importante traguardo. Quest’obiettivo si ottiene stando più vicino al ragazzo e offrendo maggiori opportunità per progredire e mantenere vivo il suo interesse.

 

Come detto in precedenza, una condizione importante per il coach è stabilire un buon rapporto con i genitori e prevenire che essi pongono la vittoria come obiettivo primario ed evitino di intromettersi nelle decisioni del coach. Se ci sono genitori in disaccordo, allora sono ancora in tempo a far giocare il figlio in un’altra squadra, o se rimangono, non avranno argomentazioni per polemizzare in seguito poiché già a conoscenza del programma. Importante è non tralasciare nulla nel primo incontro con i genitori e non cambiare piano. Continuare gli incontri durante la stagione renderà i genitori consapevoli del fatto che state facendo del vostro meglio e avete offerto loro ogni opportunità sin dall’inizio di potere scegliere.

 

Un altro problema sorge quando sono più di un genitore che si lamenta del coach e tentano di sminuire il suo lavoro. Se non siete stati chiari sin dall’inizio, questi genitori possono influenzare altri genitori che invece erano soddisfatti del programma. Se si forma un gruppo consistente di genitori che non supportano il coach, egli perderà autorità e controllo della squadra creando un ambiente caotico e pieno di egoismi. Ovviamente questo non è un presupposto ideale per nessuna delle parti coinvolte.

 

Con il metodo della comunicazione preventiva, spesso si eviterà di entrare in contrasto con i genitori, ma c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, e se ciò accade, cercate di risolvere il problema direttamente con gli interessati e mai tramite corrispondenza. Ricorda a questi genitori che state seguendo il vostro programma reso loro noto sin dall’inizio e che se non erano d’accordo, era quello il momento di far presente le loro lamentele. Fate riferimento a degli esempi di come migliora la squadra e come stando reagendo i ragazzi in modo positivo.

 

A volte succede che il ragazzo è contento di far parte di una squadra ma il genitore ha ancora da lamentarsi. Scoprite dal ragazzo stesso qual è il suo stato d’animo, parlate con il genitore facendo capire loro che la finalità del gioco è rivolta ai ragazzi e non ai genitori. La verità è che qualunque cosa facciate, ci sarà sempre qualcuno in disaccordo con i vostri metodi e creerà problemi.

 

Torna ancora utile ricordare che se avete portato a conoscenza il vostro programma sin dall’inizio, se con cambiate, se siete sempre organizzati e tenete viva la comunicazione con i genitori, allora avete fatto del vostro meglio. Non permettete che sia un genitore problematico a rovinare la vostra esperienza. Se avete fatto tutto nel modo giusto, la maggior parte dei genitori sarà con voi.

 

Frankie Russo

 

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