Allenare il baseball giovanile - 2^ parte

di Frankie Russo

Libera traduzione dal libro

Coaching Youth Baseball the Ripken Way

Leggi la 1^ parte

 

LA RESPONSABILITA’ DEL COACH

Il baseball diventa serio in un tempo relativamente breve e in qualità di coach bisogna conoscere questo aspetto per non mettere troppo stress sui bambini. Succede sempre più spesso di vedere questi giovani giocare un numero maggiore di gare e fare lunghe trasferte, ed è un vantaggio quando questo impegno viene affrontato con piacere.  Ma in verità, per la maggior parte dei bambini tutto questo è troppo.  Intorno agli 11/12 anni i ragazzi vogliono decidere cosa fare e cosa non fare, e se non hanno voglia d’impegnarsi tanto, non lo faranno. Negli anni precedenti, molti di loro magari lo hanno fatto all’unico scopo di accontentare i genitori, e una volta raggiunti i 12 anni abbandonano. Questo è certamente un male per il baseball

Poi c’è l’altro estremo, anch’esso un eccesso. Sono i ragazzi che non si stancano mai e vogliono sempre essere in campo. Anche questi ragazzi vanno gestiti nel modo corretto. Non tutti i ragazzi maturano fisicamente allo stesso modo e pure il loro interesse verso il baseball si sviluppa diversamente. Particolare attenzione va prestata ai ragazzi che mostrano molta passione, ma fisicamente non reggono il confronto con i compagni. In caso di esperienze positive il ragazzo spesso rimane e può trasformarsi in un ottimo elemento, contrariamente, in caso di esperienze negative, nonostante la passione, anch’egli abbandonerà.

 

 

Simile è il caso del ragazzo che non è eccessivamente interessato allo sport. Egli tenterà di praticare ogni tipo di attività e definitivamente finirà per praticare lo sport con cui si diverte di più. La sua decisione sarà principalmente influenzata dalle prime esperienze e impressioni. 

Tutto ciò premesso, è facile intuire il ruolo importante che ricopre un coach nel tenere i giovani su un campo da baseball. Molti coach volontari che hanno un trascorso da giocatori purtroppo credono che è cosa semplice insegnare e ritengono che poche ore la settimana siano sufficienti per avere un impatto favorevole sui ragazzi. Ma non è così semplice. Il baseball è un gioco che si svolge molto anche dietro le quinte. Molte delle strategie si decidono tra un’azione e l’altra, e più si cresce, più sono le strategie coinvolte nel gioco. I giovani hanno un diverso approccio, i tempi che vogliono dedicare alle pause sono pochi e la voglia di giocare è tanta. Se non si tengono in considerazione questi fattori, le loro prime esperienze saranno negative.

 

 

Come è facile osservare, c’è uno spazio ben ristretto in cui operare come coach delle giovanili. I ragazzi possono essere paragonati alla semina. Ogni seme ha il suo periodo e merita una particolare cura. Trattando i bambini allo stesso modo si creerà disinteresse e si allontaneranno. Esercizi appropriati devono essere applicati per ogni fascia di età.  Anche se nel gruppo si trova un bambino particolarmente abile, l’attenzione del coach deve essere rivolta parimenti a quei bambini che presentano maggiori difficoltà e fare in modo che anch’essi di divertano. Sicuramente è un punto difficile di equilibrio da raggiungere, ma fondamentale per ogni livello d’insegnamento.

SAPER COMUNICARE

Una delle lamentele più ricorrenti dei coach, è che sono da soli e non hanno collaborazione e che è impossibile lavorare bene sempre da soli. A volte questa è semplicemente una scusa ed è conseguenza di una mancanza di comunicazione. Prima che inizi la stagione, ma anche nel corso del campionato, una riunione con i genitori potrebbe eliminare almeno in parte il problema. Il coach dovrebbe comunicare cosa si aspetta dai suoi ragazzi  e fissare degli obiettivi che sono in linea con l’età dei ragazzi stessi. E’ necessario far presente che molto sarà basato sul divertimento e che la collaborazione dei genitori è ben accetta.

 

Ma non è sempre facile trovare questa collaborazione e spesso i volontari, proprio in quanto tali, frequentemente non sono disponibili. E’ importante far capire loro che la presenza è fondamentale per la buona riuscita degli allenamenti e che i ragazzi saranno divisi in gruppi, le attività saranno varie e che tutto tornerà a beneficio dei loro figli. Con una buona organizzazione e la giusta comunicazione esistono serie probabilità che i genitori partecipino.  In caso di numero cospicuo di volontari, si possono fissare dei turni. Fare una lista delle e-mail e tenere i genitori informati, stabilirà un migliore rapporto con essi e potrebbe sfociare in un maggiore rapporto di collaborazione. Il coach deve rendersi sempre disponibile a rispondere alle domande e le risposte devono essere date con calma ed educazione, indipendentemente dalle circostanze.

 

Quando si arriverà a livello di campionati più avanzati, non sarà più sufficiente l’apporto dei genitori, ma sarà necessaria la collaborazione di tecnici qualificati. Ma anche a questo livello è consigliabile rimanere in contatto con i genitori e tenerli informati. Ciò aiuterà loro a comprendere ed apprezzare il tempo che si dedica ai figli ed elimina tante incomprensioni e polemiche che possono sorgere proprio per la mancata comunicazione.

 

Una altro fattore a cui prestare attenzione è la fretta che può avere un genitore a fare avanzare il figlio ad un livello più alto o a cambiare per andare in un’altra squadra. Ogni qualvolta si concorre per un posto di merito, dietro l’angolo si nasconde una delusione che può essere devastante per un giovane che non ha la maturità per gestire una così traumatica esperienza negativa.  Quando si approccia una situazione in cui si è coscienti di dover rendere ad ogni costo, subentra una certa tensione che spesso si trasforma in una mancata capacità di mostrare le proprie abilità. Pertanto, mentre è consigliabile far avanzare i ragazzi con i giusti tempi, è anche necessario che il coach sappia trovare il giusto equilibrio per far sentire ognuno a proprio agio.

CREARE UN AMBIENTE SICURO E DIVERTENTE

Quando un genitore affida il proprio figlio ad un altro adulto, vuole avere la certezza che l’ambiente sia sicuro e divertente. Quindi, è imperativo che ogni gruppo abbia un supervisore. Se per esempio ci sono solo due adulti, è inutile formare tre gruppi perché aumenterebbe la probabilità d’infortuni. Al livello di liceo esistono esercizi che possono essere gestiti da soli, ma sono più efficienti e produttivi se supervisionati da un coach.

 

Il baseball dovrebbe essere trattato come tale a tutti i livelli. E’ ovvio che la vittoria diventa più importante man mano che si cresce di livello, ma non prefiggendo la vittoria come obiettivo primario, si avrà come risultato che l’insegnamento e il significato di essere parte di una squadra avranno un impatto sulla vita dei giovani superiore a quello della vittoria ad ogni costo. Questi concetti devono essere portati a conoscenza dei giovani per rendere la loro esperienza meno stressante e più piacevole a tutti i livelli.

 

Saper inventare i giusti esercizi rende l’allenamento divertente. Le gare sono sempre divertenti, ma non ci sono motivi per cui gli allenamenti non possano essere altrettanto divertenti. Il baseball è uno sport dove sono presenti molte pause, noi dobbiamo fare in modo che durante gli allenamenti queste pause siano ridotte al minimo se non addirittura eliminate. Gruppi di ragazzi che passano da una stazione all’altra dopo pochi minuti terrà alta la loro concentrazione.

 

Sarebbe opportuno che ogni ragazzo presenti un certificato che attesta l’idoneità a praticare lo  sport. Altrettanto importante è avere sempre a disposizione un kit di pronto soccorso e informarsi se tra i genitori c’è un medico in caso di emergenza. Il coach deve anche assicurarsi che le attrezzature protettive, elmetti, equipaggiamento da ricevitore ecc, siano in buono stato, siano della giusta misura per ognuno, e che siano indossati quando si praticano gli esercizi specifici. 

ESSERE D'ESEMPIO

Come i ragazzi imitano i genitori e i loro insegnanti, così prenderanno spunto dal loro coach su come comportarsi in campo. L’attitudine e l’atteggiamento del coach stabiliranno l’atmosfera che caratterizzerà la squadra. Se il coach dimostra visibilmente di essere insoddisfatto del rendimento di alcuni giocatori, i giocatori più bravi si sentiranno in diritto di comportarsi allo stesso modo. I giocatori meno bravi non si sentiranno a loro agio, non si divertiranno e molto probabilmente abbandoneranno. Alla stessa maniera un coach che contesta in continuazione l’arbitro, trasmetterà lo stesso atteggiamento ai suoi giocatori e al suo pubblico. Altro lato negativo è rappresentato dal fatto che i più giovani potrebbero anche pensare che quel tipo di contestazione fa parte del gioco, ma mentre ad un livello superiore questo atteggiamento potrebbe creare una brutta  atmosfera intorno alla squadra, per i genitori e per il loro pubblico creerebbe una cattiva reputazione per quanto concerne il rapporto con gli arbitri.

 

Ad ogni livello il coach deve essere positivo e non essere duro con la sua squadra. Se il coach è sempre nervoso, i giocatori si presenteranno in campo intimoriti. Anche i più piccoli sono attenti osservatori. Se il coach non dimostra di essere contento di allenare la sua squadra, allora perché un ragazzo dovrebbe essere contento di farne parte? Un coach non dovrebbe mai rimproverare un giocatore in presenza dei suoi compagni per un errore commesso. E’ una situazione d’imbarazzo che può guidare ad un’esperienza negativa e comportare il suo abbandono.

 

Un giocatore che ha commesso un errore è già frustrato di per sé e magari sta già pensando alla prossima giocata o a cosa stanno pensando gli altri. Qualsiasi cosa gli dica il coach in quel momento, il ragazzo non è in grado di apprendere. E’ preferibile parlare con il giocatore in privato, che può essere definito “il momento dell’insegnamento”.  Nell’allenamento successivo si può creare una situazione di gioco simile, si discute con tutti senza imbarazzare nessun giocatore.

 

In definitiva quello che si vuole evidenziare è che se il coach crea un ambiente di stress, grida e si lamenta, la squadra assumerà lo stesso atteggiamento, con la conseguenza che giocatori e genitori si allontaneranno dal baseball.

ESSERE ORGANIZZATI

I ragazzi sono molto percettivi, forse anche più dei genitori. Se il coach arriva al campo senza un piano e improvvisa tutto, i ragazzi se ne accorgono, e i genitori pure. Spendere qualche minuto prima dell’allenamento per la programmazione e fissarla in un luogo dove tutti lo possono leggere, è una dimostrazione di organizzazione da parte del coach e metterà i giocatori in una situazione di conoscere come si svolgerà la seduta. Inoltre, un allenamento organizzato ridurrà i tempi morti e i ragazzi saranno in grado di muoversi autonomamente e più in fretta con grande beneficio per la loro concentrazione.

 

Creare un ambiente divertente, sicuro ed educativo significa che si sta iniziando con il piede giusto.

 

Frankie Russo

 

Segue

 

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