Roberto Gheduzzi

Roberto Gheduzzi in una foto tratta dal sito del Modena Baseball
Roberto Gheduzzi in una foto tratta dal sito del Modena Baseball

di Paolo Castagnini

E' difficile e doloroso in questo primo giorno dell'anno venire casualmente a conoscenza della perdita di un amico. Con colpevole ritardo leggo oggi che Roberto Gheduzzi ci ha lasciato.

Roberto era una di quelle persone che hanno trainato in giro per l'Italia decine e centinaia di ragazzini per giocare a baseball. Uno di quelli che si caricano sulle spalle un borsone di mazze e caschetti e con un nugolo di ragazzini che gli girano attorno te lo trovi per tornei, partite, manifestazioni. Sempre con il sorriso, sempre instancabile. Uno di quelli insomma che il baseball lo fa. Lui però non è da prima pagina così come non lo sono tutti quelli come lui.

Lo voglio ricordare qui in questo blog come una persona importante. Una persona che ha fatto molto per il baseball di Modena e per tutto il baseball italiano.

 

Un abbraccio a  tutti i suoi cari e qui di seguito uno scritto da parte di una persona che lo conosceva bene e che ho trovato sul profilo facebook del Modena Baseball: Il poeta Guido Mattia Gallerani.

 

"Sento il bisogno impellente di ricordare qui (fatto forse stupido ma atto che s'indirizza a tutta una comunità modenese di cui pure io ho fatto parte) un grande maestro di uno sport più modenese di quanto potrebbe apparire, il baseball: Roberto Gheduzzi.

Un uomo che ci ha lasciato e con cui questo sport si è identificato per lungo tempo nella mia città natale.

 

Tardivamente, da lontano, e con una forte fitta al cuore non immune da un senso di colpevolezza che la morte, come sempre rivelatrice di un senso nell'uomo, porta nel ricordo, e nondimeno illumina le nostre coscienze rendendoci un poco più consapevoli del passato, vorrei porre l'accento su tre suoi meriti:

 

1-in un contesto da prima periferia, il complesso Torri dotato di tre campi viene a costituire una rete di aggregazione della comunità del quartiere negli anni Sessanta. Gheduzzi ne è tra gli animatori. 

In qualità di insegnante di ginnastica, spinge molti ragazzi delle scuole modenesi verso questo sport, introducendo nel curriculum della disciplina insegnata nelle scuole secondarie una partita sportiva che definire fino a qualche anno fa come esotica era assolutamente legittimo. Non solo spinto dall'amore verso questo sport, ma cosciente del potenziale di aggregazione che l'esperienza sportiva poteva garantire alla periferia, il suo lavoro ha ottenuto risultati a cui ognuno di noi "ragazzi del Torri" dovrebbe rendere merito. Come meriterebbe Gheduzzi almeno una menzione da iscrivere nella storia dello sport modenese e della cittadinanza. Chiederei alla città di farsene carico nei modi discreti che hanno contraddistinto l'attività di Gheduzzi (pongo all'attenzione di Giulio Guerzoni il contributo dato da questa figura).

 

2-Per quanto riguarda l'amore di Gheduzzi per questo sport, aggiungerei che ciò che io come tanti altri ho appreso nel corso degli anni della mia attività sportiva (e se lo ho appreso io che ero una schiappa vuol dire che il maestro era potente) mi è sempre sembrato il frutto di un legame intimo tra la sua figura e l'essenza stessa di questo sport. Il baseball è più una filosofia dell'errore che una lotta per la vittoria, nel senso che, più simile al gioco degli scacchi che alla lotta greco-romana, premia soprattutto, e a differenza di altri sport, la capacità di costituire una squadra che sbaglia meno delle altre. L'individuo (il lanciatore, il ricevitore) conta molto, ma qualsiasi sua prodezza può essere invalidata da qualsiasi altro giocatore: è un po' come nel gioco di calcio tutti fossero portieri e sentissero il pericolo di cadere nell'autogol. In questa sua "etica dell'errore" il baseball, come forse lo sport tutto, è una buona preparazione alla vita. Gheduzzi, che è stato un grande giocatore di questo sport (soprannominato la Piovra per la sua capacità di presa in prima base), ha saputo esprimere al meglio nel suo insegnamento la filosofia di questo sport in un difficile processo di accordo tra le spigolose individualità dell'adolescenza di chi si rivolgeva al baseball in cerca di senso (o almeno io) e il principio che solo all'interno di una squadra, in sintonia e in armonia con gli altri, un giovane potesse esprimersi adeguatamente. Era nondimeno un personaggio carismatico, un vero leader, e questo suo aspetto del carattere va messo debitamente in luce se tutti ne ricordano al contempo alla dolcezza e la capacità d'ascolto. Aver dato prospettiva e sentimento a questo sport deriva forse proprio da questa sua capacità.

 

3-sul fronte più personale, devo ringraziare Gheduzzi per un altro fatto, forse non importante come il resto ma dal lato privato centrale per la mia formazione. Introverso, incapace di comunicare, Gheduzzi mi ha fornito assieme ad altri una lingua, che ho poi usato altrove, per altri scopi che il baseball. Ricordo perfettamente quando nelle problematiche e nei litigi della comunità del baseball modenese Gheduzzi fosse l'unico in grado, con voce calma e pacata, senza mai alzare i toni, a rimettere tutti in riga, letteralmente (ho quest'immagine di me e dei vecchi compagni di squadra tra i più ribelli seduti sulla panchina dopo aver fatto casino e lui che in piedi parlava e riconciliava). Era insomma un uomo colto e popolare, proprio per questo conosciuto da tutti e in grado di parlare a tutti, senza porre davanti barriere sociali precostituite. Direi sia stata un’ambizione, oltre che un punto di riferimento."

 

Guido Mattia Gallerani, PhD

Direttore Editoriale ATELIER cartaceo

Trimestrale di poesia, critica, letteratura

 

 

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Mauro Mazzotti (sabato, 02 gennaio 2016 00:01)

    Ciao Roberto .... ci mancherai. Rip

  • #2

    FRANCO LUDOVISI (sabato, 02 gennaio 2016 10:09)

    A Modena, per tre stagioni,
    le più belle in assoluto della mia vita nel baseball,
    ho convissuto con gente appassionata, laboriosa, desiderosa di costruire, capace di divertirsi stando serenamente insieme.
    Allora diventava difficile in questo clima accorgersi di qualcuno che,
    più degli altri,
    emergeva per le sue doti umane.
    Ma Roberto lo faceva, con discrezione, con il sorriso pronto quando serviva,
    con l'appoggio concreto ad ogni iniziativa positiva.
    Difficilmente parlo di chi non è più presente,
    ma questa volta lo debbo al buon Roberto.