La peculiare caratteristica dell'umpire

di Michele Dodde

E’ stato a partire dal 1971 che l’allora C.N.A. (Comitato Nazionale Arbitri), divenuto subito dopo in modo più appropriato C.N.U.G. (Comitato Nazionale Ufficiali di Gara), iniziò ad organizzare a Tirrenia, dal 29 maggio al 4 giugno, il primo corso di aggiornamento e formazione degli Umpire italiani sotto la guida degli istruttori Pettener, Spocci, Catellani e Remondini. Fu una svolta epocale poiché finalmente, dopo proficue intese ed accordi con la cuban Umpire’s school, si vollero uniformare i principi basilari e l’aspetto formale e pratico nell’emissione dei giudizi che prima invece vivacchiavano e/o proliferavano là dove il baseball era maggiormente diffuso. 

Di fatto finalmente il corso incominciò a sottrarre le diverse derive di quelle scuole zonali dove i primi insegnamenti venivano attuati ed impartiti su iniziativa ed a cascata da un istruttore all’altro quasi ad effetto ereditario. 

 

L’Umpire dunque in virtù di questa iniziativa, fortemente caldeggiata dall’allora Presidente del CNUG, Aldo Chichi e dal Vice Presidente federale Aldo Notari, lasciava il proprio cortile di interesse venendo motivato a divenire un ideale perfezionista. 

Questo principio, o esigenza richiesta anche dalle Società, superava tutte le primitive puntualizzazioni dando l’avvio alla completa formazione del Giudice di Gara che nulla ha a che vedere con la figura dell’arbitro.

 

Il referee infatti è chiamato ad emettere una sanzione o meno in seguito ad un’azione fallosa durante lo svolgimento di un’azione di gioco, l’Umpire invece, e quanto vorrei che si evidenziasse la sfumatura di quello che erroneamente viene considerato un semplice sinonimo e che al contrario è un fondamentale ed unico sostantivo, è espressamente e continuamente un Giudice cui viene richiesto il giudizio su un atto lecito o illecito che sia.

 

E va da sè che ogni suo giudizio è fortemente decisionale. Solo sfumature? No, è che bisogna essere permeati da un grande spirito ontologico per divenire ed essere plasmati al meglio quali Umpire. E come il Giudice è chiamato ad interpretare gli articoli della Legge, così l’Umpire, quale Ufficiale di Gara, è chiamato ad interpretare le regole del gioco sempre simili agli atti da giudicare ma mai eguali. 

La figura dell’Umpire dunque è delineata in modo categorico nell’elenco dei compiti che deve assolvere, i cosiddetti doveri dell’Umpire, tuttavia quella che deve essere invece la sua peculiare caratteristica, ovvero essere l’elemento “invisibile”, o meglio il “non protagonista” lì sul diamante, viene sempre sfumata, e che poi nel confronto ritorna come una tempestosa onda lunga.

 

Allora è bene sottolineare come questa fondamentale peculiarità che lo evidenzierà nell’esercizio della sua funzione, ovvero invisibile e non protagonista, dovrà divenire parte del suo indiscutibile bagaglio tecnico poiché la forte motivazione che lo ha indirizzato nello studio teorico e nell’applicazione pratica lo ha certamente sempre accompagnato nella giusta ricerca dell’essere per essere e mai per divenire. L’Umpire dunque non dovrà mai essere un protagonista del gioco, poiché per esso ci sono i giocatori, né dovrà mai errare nei giudizi ma indicarli sinteticamente nell’oggettività più assoluta, ovvero quasi come un’ombra lì vicino all’azione.

 

E dunque deve restare all’Umpire solo il privilegio intimo di essere stato accettato a Giudice di un gioco, che gioco poi non è, andando a rispolverare con forza quell’aristocrazia dei primi Umpire che erano i primi saggi dei vari club e verso cui nessuna contestazione era dovuta poiché la loro onestà, signorilità e sapienza li circondava di carisma.

 

Mai protagonisti dunque, per un baseball ed un softball da raccontare.

 

Michele Dodde

 

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