La leggenda di Josh Gibson

Josh Gibson in un disegno dell'artista Kadir Nelson
Josh Gibson in un disegno dell'artista Kadir Nelson

di Frankie Russo

Per i lettori di BOTR questo nome dovrebbe essere familiare in quanto ne facemmo menzione in un articolo del 26 gen 2014 dal titolo: La cattedrale dimenticata della Negro League.  Se non fosse per le leggi razziali in vigore all’epoca, forse oggi non staremmo qui a parlare dei 714 fuoricampo di Babe Ruth o dei 755 di Hank Aaron,  ma molto probabilmente degli 800 o forse 1.000 di questo semi sconosciuto campione della Negro League.

Se ancora in vita, ieri Josh Gibson avrebbe compiuto 104 anni. L’eletto nella Hall of Fame (alla memoria) spese la sua intera carriera nella Negro League, giocando durante l’inverno in Messico e nelle isole caraibiche realizzando un numero stimato di circa 800 fuoricampo, alcuni sostengono addirittura 1.000. Da molti è considerato il più grande giocatore di tutti i tempi. 

Sfortunatamente morì d’infarto tre mesi prima che Jackie Robinson debuttasse come primo afro-americano nelle major League. Tra le varie leggende che lo circondano, vi è anche quella che attribuisce la causa dell’infarto al dispiacere di non essere stato lui il primo giocatore di colore a giocare nelle majors. Jackie, pur essendo molto bravo, non era il migliore, ma fu scelto per il suo carattere in quanto avrebbe dovuto subire insulti da parte della folla, degli avversari e dei suoi stessi compagni di squadra.

Il disegno/documento sul lungo fuoricampo di Josh Gibson allo Yankee stadium (Lawrence Hogan / National Baseball Hall of Fame Library)
Il disegno/documento sul lungo fuoricampo di Josh Gibson allo Yankee stadium (Lawrence Hogan / National Baseball Hall of Fame Library)

Alcune imprese di Josh sono epiche, come quella di aver battuto una palla fuori dallo Yankee Stadium nel 1930 quando ancora diciottenne, fino a quella di essere stato il dominatore in tre diversi campionati nel 1937 spedendo la palla oltre 183 metri giocando in Puerto Rico.

Mentre alcune delle storie potrebbero corrispondere al vero, sebbene esagerate in quanto le statistiche in quel periodo sono difficili da confermare, nel libro di Robert W. Peterson “Only the ball was White” è riportato il più fantasioso di tutti gli aneddoti:

Il racconto si riferisce a una gara del 1930 quando i Pittburgh Crawfords giocavano una gara casalinga al Forbes Field. Josh Gibson colpì la palla così lontana e così alta che nessuno la vide cadere.  Dopo aver invano cercato di vedere la pallina, dopo qualche minuto, l’arbitro decretò il fuoricampo. Il giorno successivo i Crawfors giocavano in Philadelphia quando improvvisamente una palla sembrò cadere dal cielo nel guanto dell’esterrefatto esterno centro della squadra avversaria. A quel punto l’arbitro fece l’unica chiamata possibile. Puntando il dito verso Gibson gridò: “Yer out…se fosse stato ieri in Pittsburgh!”

 

Tanta potenza da parte di Gibson, ma complimenti anche all’esterno per la fantastica presa.

 

 

Anche se con un giorno di ritardo, Buon Compleanno Josh!

 

Frankie Russo

 

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Commenti: 2
  • #1

    Michele (martedì, 22 dicembre 2015 12:45)

    Tutti dovremmo dire: buon compleanno Josh !!!!!
    E a te grazie per questa perla di storia minima ma grande per il suo contenuto.

  • #2

    Frankie (mercoledì, 23 dicembre 2015 07:43)

    Grazie a te Michele e spero continuerai a seguirci.