Il fascino del batting practice

Pregame a Philadelphia
Pregame a Philadelphia

di Frankie Russo

Articolo tratto da ESPN.go

La scena: Lo stadio è inondato dalla musica che esce dagli altoparlanti, gli addetti al terreno di gioco si affaccendano a preparare il campo, il piatto di casa base è abbracciato da una gabbia semiovale. E nel mentre un coach spinge un carrello pieno di palline a qualche metro davanti al monte di lancio e un altro gira vertiginosamente il braccio pronto per tirare, un gruppo di giocatori ansiosi si avvicinano a casa base con le loro mazze in attesa di prepararsi a colpire palle lanciate a 95mph, invitanti curve e ingannevoli slider.

E’ chiamato batting practice, un convenevole in atto sin dall’inizio dell’invenzione del baseball. Prima della gara i giocatori di pallacanestro effettuano tiri di riscaldamento, così come i giocatori di tennis palleggiano tra di loro. Ma in nessun altro sport, come nel baseball,  la preparazione pre-partita riveste l’importanza, la storia ed il fascino del batting practice. E ciò che lo rende ancora più unico è la possibilità che hanno i tifosi di portarsi a casa come souvenir una pallina battuta nelle tribune. Insomma, uno spettacolo nello spettacolo. Batting practice è una routine che ti accompagna per tutta la stagione, fino ai playoff,  con l’unica variante che in settembre, con i tanti giocatori che sono chiamati dalle minors, i giri di mazza dei titolari diminuiscono anche per far riposare i loro corpi ormai martoriati da cinque lunghi mesi di duro campionato.  E così, come il ticchettio dell’orologio scandisce improrogabilmente il tempo,  come quasi tutte le tradizioni, anche il batting practice si è evoluto col trascorrere degli anni.

l'indor batting cage dei Dodgers
l'indor batting cage dei Dodgers

Una volta il batting practice si svolgeva solo sul campo, ma capitava anche di doverci rinunciare a causa delle condizioni meteorologiche, e allora si era forzati ad entrare in campo senza pratica. Adesso la maggior parte del lavoro si svolge fuori dal campo, lontano dagli occhi dei tifosi. Ci sono gabbie sotto le tribune dove i giocatori lavorano sul toss o battono con la macchina lanciapalle, anch’esse molto più evolute.

 

C’è la sala video dove i giocatori s’intrattengono a guardare tutti i video di cui necessitano, studiano il lanciatore avversario, la sua veloce , la curva, il cambio e cosa preferiscono lanciare in determinati conteggi. Vi è la possibilità di andare allo stadio prima per esercizi suppletivi e occasionalmente è possibile fare qualche giro di mazza anche durante la partita, cosa che certamente non fa male.

 

Ciò che non è cambiato però è la solita routine nelle sessioni del BP prima della gara. Inizia circa 2 ore e mezza prima dell’incontro e dura circa 45/50 minuti per ogni squadra. Generalmente 4/5 giocatori per gruppo fanno il loro turno iniziando con delle smorzate seguite da 25/30 sventolate per ogni giocatore.  Alcuni giocatori battono per il fuoricampo, altri lavorano sulla battuta in campo opposto, altri si concentrano su un lancio in una determinata zona mentre altri girano su ogni lancio.

 

Ci sono giocatori che s’innervosiscono se non battono come previsto, mentre altri gestiscono con calma il loro disappunto. Ci sono giocatori che hanno bisogno di interrompere la routine come ci sono altri che devono girare costantemente, magari centinaia di sventolate al giorno. Insomma, ognuno ha la sua abitudine.

Foto Tom Szczerbowski/Getty Images
Foto Tom Szczerbowski/Getty Images

Nelle majors il BP si fa con palline bianche immacolate, mentre nelle minors spesso sono di colore grigio scuro per il troppo uso. I Mariners per esempio, utilizzano 240 palline per ogni BP, e ne mettono altrettante a disposizione per la squadra avversaria (come tutte le società d’altronde), e quando rientrano nel dugout i carrelli non sono certamente pieni com’erano all’inizio.  I Mariners hanno stimato che in una stagione utilizzano circa 35.000 palline per il BP, oltre a 15.000 utilizzate per le gare, per un ammontare complessivo di  50.000 palline all’anno. Al costo di 84$ per dozzina, il totale speso per le palline è di 350.000$ di cui 245.000 per il solo BP. Dove finiscono? Molte sono battute nelle tribune e molte altre sono regalate dai giocatori ai tifosi (i “please” si sprecano!). Quelle rovinate invece, e non ci vuole molto, si riservano per il lavoro in gabbia o vengono spedite nelle minors. Una cosa però è certa, qualsiasi sia la destinazione, esse dovranno essere tutte rimpiazzate.

Nella foto Andrew McCutchen
Nella foto Andrew McCutchen

La costruzione di stadi più moderni con gabbie sotto le tribune hanno reso il BP più disponibile. In passato capitava che la squadra avversaria non aveva nemmeno la possibilità di fare BP, si limitavano a fare il toss, se e quando riuscivano a trovare una rete. Oggi gli stadi dispongono di una gabbia per ogni squadra, fatta qualche eccezione come il Wrigley Field che ne ha una in comune sotto le tribune all’esterno centro.

 

A cominciare dalla metà degli anni 90, ciò ha permesso ai giocatori di lavorare su ogni tipo di esercizio come il toss frontale, laterale e lento, battere dal tee o usare la macchina lanciapalle.

 

Non è più come una volta che un coach stava lì a fare il toss per circa due ore, adesso è possibile l’utilizzo della gabbia anche durante la partita.

 

Poi ci sono giocatori come Andrew McCutchen che non dedicano più di 5/10 minuti al giorno per fare esercizi di toss o battere dal tee.

 

Il Baseball è un gioco di routine e a molti giocatori piace battere per spedire la palla oltre il muro per il divertimento dei tifosi e dei compagni stessi, cosa però non gradita ai coach.

 

Naturalmente i battitori di maggiore successo sono quelli che focalizzano i turni di BP alle diverse situazioni di gioco.  Miguel Cabrera, per esempio, è in grado di spedire ogni palla oltre il muro, ma durante il BP l’obiettivo è battere in campo opposto salvo qualche rara eccezione. Simile a Cabrera sono altri battitori di successo come Mike Trout e Robinson Cano, ma qui stiamo parlando dell’enciclopedia della battuta.

 

Resta difficile inculcare questa mentalità ai giovani i quali pensano che battere forte a terra significa essere eliminati. Ma nel BP non ci sono eliminazioni, l’approccio del BP deve essere la preparazione alla gara.

 

Ovviamente un coach non lancia alla velocità di Aroldis Chapman, ma pur tirando a 62mph la palla sembra più veloce in quanto tirata da una distanza inferiore. L’importante nel BP è che il coach tiri strike in modo da far batter ai suoi giocatori. Ci sono coach talmente precisi che si arrabbiano quando la palla è battuta in foul assumendo che il lancio non è stato preciso. Altro segreto è tirare dove vuole il battitore.

 

Di tanto in tanto si riaffaccia l’ipotesi di invertirei turni del BP tra le squadre. Il campionato di baseball dura sei mesi, sette calcolando lo Spring Training e otto per chi va ai playoff. Permettere agli ospiti di battere prima consentirebbe altresì alla squadra ospitante di trascorrere più tempo a casa con la famiglia. Altre argomentazioni coinvolte sono i tempi di digestione per i pasti pre partita o per chi è abituato a farsi la doccia prima della gara.

 

Comunque, giocando 81 gare in casa e 81 fuori questi fattori si compenserebbero. Ma ciò che più potrebbe influenzare l‘applicazione della proposta è la possibilità che i tifosi della squadra di casa avrebbero di assistere al BP dei loro beniamini, mentre oggi i cancelli dello stadio aprono quando ormai il BP è quasi finito. Ma ogni volta che se ne è discusso, la tesi non ha mai trovato sufficiente supporto per l’attuazione.

 

Nella foto Joe Maddon (Photo by Stephen Green)
Nella foto Joe Maddon (Photo by Stephen Green)

Ad ogni modo, per quanto concerne il BP in generale, c’è anche chi è addirittura contrario come Joe Maddon in quanto ritiene che troppi giocatori cercano solo di spedire la palla oltre la rete e altri eccedono nelle sventolate. 

 

Maddon ritiene che il BP è sopravalutato e che dovrebbe essere ridotto di almeno del 25/30%.  Maddon è del parere che la grande quantità di video e analisi difensive a disposizione favorisce di più il lanciatore rispetto al battitore.

 

Maddon ritiene che il battitore deve concentrarsi più sulla visione della palla, quindi crede sia più importante l’uso delle palle da tennis numerate tirate a 90/100mph. Questo esercizio rende superflua la sventolata, ma fa in modo che si possa vedere la pallina, leggere il numero e capire la locazione. Il solo vedere la pallina può essere utile quanto la sventolata.

 

Tutte le teorie sono buone, la migliore è quella che fa sentire di più a proprio agio. Troppo spesso l’eccessiva informazione può essere più nociva che altro.

 

Molta importanza riveste l’aspetto mentale, forse più della parte meccanica. Durante il BP i giocatori possono prendere confidenza, ma una volta che inizia la partita è tutta un’altra storia.

 

Ci sono hitting coach che consigliano ai giocatori, specialmente i non titolari, di posizionarsi nel box durante la sessione di allenamento del lanciatore, in tal modo non devono nemmeno girare la mazza, è sufficiente osservare e abituarsi a fare l’occhio su ogni tipo di lancio. La chiave è riuscire a individuare il tipo di lancio prima di decidere se girare la mazza o meno. Se si chiudono gli occhi non è possibile vedere la pallina, e se non si vede la pallina non la si può colpire. Ci sono troppi tipi di lanci, sinker, cutter, cambi, curve, slider e splitter, è necessario leggere la pallina. La battuta è una reazione al lancio, prima si riesce a leggerlo, più probabilità si sono per colpirlo.

 

Ma come per tutte le cose, ogni teoria ha il suo punto debole, e per quanto possa continuare l’evoluzione del baseball, il batting practice avrà sempre il suo fascino con i suoi pregi e difetti. Basta considerare che Babe Ruth e Hank Aaron batterono oltre 700 fuoricampo senza usufruire di tutte le avanzate tecnologie!

 

Frankie Russo

 

 

 

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Commenti: 5
  • #1

    npfbra@tin.it (giovedì, 17 dicembre 2015 14:42)

    Davvero bello complimenti
    Tanti cari auguri

  • #2

    Antonio Consiglio (giovedì, 17 dicembre 2015 17:46)

    Davvero molto interessante. Complimenti e auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti gli amanti del Baseball/Softball.

  • #3

    Frankie (domenica, 20 dicembre 2015 10:16)

    Grazie a npfbra e Antonio per il vostro interessamento. Speriamo che continuiate a seguirci. Buone feste.

  • #4

    Pino Bataloni (venerdì, 16 dicembre 2016 08:51)

    grazie Frankie per i tuoi contributi e Buone Feste a te e a Baseball on the road

  • #5

    Frankie (venerdì, 16 dicembre 2016 10:27)

    Grazie a te Pino per essere un follower. Buone feste e buon lavoro!