Ancora una volta Joe Maddon il migliore

Nella foto Joe Maddon (MLB.Com)
Nella foto Joe Maddon (MLB.Com)

di Frankie Russo

Articolo tratto da ESPN.Com

 

Molte sono le motivazioni per cui Joe Maddon dei Chicago Cubs è stato eletto Manager of the Year della National League, ma su tutte spicca la seguente definizione: "I Cubs sono stati la prima squadra a schierare quattro giocatori al di sotto dei 23 anni nelle gare di playoff sin dal 1966 quando lo fecero i Baltimore Orioles". Il fatto è che le squadre giovani spesso non vincono tanto, è richiesto tanto impegno e la fase d’insegnamento è molto lunga. Ma i giovani hanno brillato sotto la guida di Maddon. Non è solo ciò che Maddon trasmette, ma è come lo trasmette con l’utilizzo delle parole giuste al momento giusto. 

Il messaggio fu chiaro sin dal suo discorso di presentazione nel novembre 2014 quando dichiarò che la squadra avrebbe lottato per i playoff. Nessuno poteva prevedere che si verificasse veramente, nemmeno lui. Ma Maddon ha il suo stile, un misto tra rilassamento e allo stesso momento concentrazione. E’ questo che chiede anche ai suoi giocatori, ed è questo che li ha aiutati a vincere tante partite.

Nella foto David Ross (ricevitore) e Jon Lester (Getty Images)
Nella foto David Ross (ricevitore) e Jon Lester (Getty Images)

Tutto inizia con un ambiente rilassato da cui ne traggono beneficio specialmente i più giovani. Naturalmente Maddon è stato accompagnato anche dalla fortuna, il fatto di avere degli ottimi giovani con cui lavorare non è poco, ma ha saputo guadagnare la loro fiducia molto presto grazie anche alla sua trascorsa reputazione in Tampa Bay.


Non di meno aiuto è stato l’apporto di due veterani come David Ross e Jon Lester. Il cammino potrebbe sembrare di normale routine, ma non lo è stato. Maddon ha saputo premere il giusto bottone al momento giusto chiedendo sempre di più ai suoi giovani man mano che la stagione andava avanti. La squadra è rimasta in corsa per i playoff nel mentre i giovani imparavano come vincere, per poi ottenere il massimo al momento opportuno.

Maddon prese una decisione cruciale quando mise in panchina il tre volte All Star Starlin Castro. Potrebbe sembrare una decisione facile, ma togliere una super stella dal lineup non è mai facile. Joe fu molto chiaro con Castro impedendo che si creassero dei malintesi.


Sostituire Jason Hammel, uno degli assi della rotazione dopo poche riprese lanciate, è stato un altro segno della sua indiscutibile leadership.


Furono decisioni giuste che lo aiutarono a guadagnarsi ancor di più la stima dei suoi giocatori. Anche  col gestire le problematiche di Jon Lester nel tirare in prima base, Maddon ha dimostrato rispetto per il suo valido veterano.

Nella foto Hector Rondon (foto di Stephen Green)
Nella foto Hector Rondon (foto di Stephen Green)

In molte occasioni Maddon ha dimostrato di sapere quali erano le mosse giuste da fare al momento giusto, come per esempio quando tolse Hector Rondon dal ruolo di closer riconoscendo che aveva bisogno di un periodo di riposo mentale.

Quando Rondon tornò, lanciava meglio di prima.


La capacità di riconoscere cosa è meglio per la sua squadra è probabilmente una delle sue doti migliori. Evitò le prime insidie quando fece dubbie sostituzioni.


Quante volte ci lamentiamo nel ritenere, almeno a nostro parere, che il manager lascia il lanciatore per troppo tempo sul monte? Nel bene e nel male, Maddon non è mai stato contestato. 

Nella foto Addison Russell (Chicagotribune.com)
Nella foto Addison Russell (Chicagotribune.com)

Maddon conosce a fondo i suoi giocatori. Forse inserire i talentuosi Kris Bryant e Kyle Schwarber nel centro del lineup non è stata una decisione difficile, ma gestire il più giovane Addison Russell ha richiesto più ingegno; e schierarlo nono nel lineup si è rivelata una scelta fondamentale (da tenere presente che nella NL è generalmente il lanciatore a battere nono). Ha permesso che il 21enne interbase avesse l’opportunità di vedere più lanci e fosse più rilassato. Russell non era pronto quanto fu chiamato per la prima volta nelle majors, ma lentamente Russell è migliorato e Maddon aveva trovato il modo giusto per farlo maturare. Farlo battere nono è stata un’altra mossa vincente.

 

Fuori dal campo tutti conosciamo le “magie” di Maddon,  e le sue filosofie sembrano essere quelle che meglio si adattano ai Cubs.

Una volta, dopo due sconfitte consecutive, dal suo ufficio a tutto volume suonava la carica con la colonna sonora di “Rocky”.


Tradizionalmente il calendario dei Cubs prevede più partite pomeridiane che notturne, quindi Maddon ha stravolto le normali procedure. I Cubs saltarono il batting practice per circa un mese. Questo permise ai suoi giocatori di arrivare allo stadio 90 minuti prima dell’inizio, e così facendo evitarono l’eccessivo caldo delle prime ore pomeridiane del mese di agosto. La squadra continuò lo slancio in settembre e ottobre tanto da terminare la stagione con 8 vittorie consecutive.


Maddon ha saputo trarre vantaggio dall’allargamento del roster facendo riposare i suoi titolari e facendoli ruotare nel lineup. I Cubs avevano ancora tanta energia quando affrontarono i Mets. Solo che avevano di fronte una squadra che in quel momento giocava meglio. Gli altri due contendenti, Terry Collins dei New York Mets e Mike Matheny dei St Louis Cardinals lavorarono anch'essi molto bene. Ma i Cardinals non sono stati i primi a superare le difficoltà dei molti infortuni, e i Mets hanno tratto un grande vantaggio dalle prestazioni di Yoenis Cespedes dopo il suo arrivo alla fine di luglio.

 

Considerando tutti gli elementi: dall’essere il suo primo anno alla guida dei Cubs, al gestire una squadra piena zeppa di giovani, nonostante sia stata la squadra che ha subìto il maggior numero di strike out e ottenuto il magior numero di basi su ball, Maddon ha superato una stagione che,  il solo raggiungimento di un record a 500, sarebbe già stato considerato un grande successo.


Ma i Cubs hanno fatto di meglio, facendo guadagnare a Joe Maddon il suo primo premio come MOY al suo primo anno nella National League.

Possiamo senza dubbio affermare che è stato ben meritato.


Frankie Russo


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