E' ancora tempo di esami e qualifiche?

Una foto della commissione ad un recente esame (da Oldman)
Una foto della commissione ad un recente esame (da Oldman)

di Paolo Castagnini

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Se Dick Fosbury si fosse presentato ad un esame da tecnico illustrando il salto in alto dorsale lo avrebbero di certo bocciato, ma quella tecnica in seguito cambiò per sempre il modo di saltare.

Se fossimo rimasti al caricamento compatto, i lanciatori probabilmente non avrebbero mai superato le 90 miglia.

Se migliaia di coach nel mondo non avessero analizzato, spacchettato e testato gli aspetti della battuta non saremmo arrivati alle attuali tecniche. Questo significa che ciò che è ritenuto giusto e corretto oggi potrebbe non esserlo domani.

L'ultimo corso di baseball pitching coach organizzato dal CNT, sono stati presentati aspetti innovativi della meccanica di lancio in particolare sulla salvaguardia del braccio dei giovani lanciatori. Si parlò inoltre psicologia, motivazione e preparazione atletica. All'esame finale si presentò circa il 30% e di questi una parte fu bocciata.

Chi erano gli esaminatori? Alcuni di loro nemmeno avevano partecipato al corso.

Quanto sono cambiate le tecniche di gioco di ogni sport? Chi è che migliora le tecniche di gioco? Gli esaminatori Italiani? No di certo e nemmeno quelli Americani visto che NON ESISTONO. La tecnica di gioco si evolve attraverso l'osservazione e lo studio dei giocatori di grande talento, la quale poi attraverso i coach viene divulgata a tutti gli altri ed E' SEMPRE IN EVOLUZIONE!

 

Cosa dovrebbe fare pertanto il CNT?

Io credo che dovrebbe DIVULGARE! Organizzare corsi, seminari, clinics, sia in sede fissa che online. Incentivare il confronto e i dibattiti. Il CNT non dovrebbe più ESAMINARE!

E’ necessario togliere questa barriera delle qualifiche e degli esami. Si possono usare formazione a distanza, webinar, autoformazione e clinic specifici.

Quello che conta in un allenatore è l'aggiornamento.

Sarà poi il "mercato" che valuterà le sue capacità.

 

In un recente articolo apparso sul sito softballinside di Fabio Borselli, Franco Ludovisi che ricordo fu insignito nella Hall of Fame italiana, racconta le sue esperienze forse pionieristiche visto che si parla di molti anni fa, ma perfettamente attuali e scrive: 

 

“I Corsi Tecnici tenuti anche da esperti stranieri NON TERMINAVANO ASSURDAMENTE CON UN ESAME che, se superato, ti portava a SEDERTI nella tua QUALIFICA.”

E' questo "sederti nella tua qualifica" che mi ha più colpito nell'articolo di Franco.

E' possibile che sia la qualifica che differenzia un coach bravo da uno scarso?

 

Proseguendo l'articolo si va nei commenti ed è lo stesso Franco che racconta:

"A S. Giovanni in Persiceto i mitici Yankees avevano in organico, come allenatore delle squadre esordienti, un personaggio incredibile che chiameremo Giorgio:

di mestiere faceva il macellaio, bravo e assai persuasivo con le massaie tanto da convincerle anche a portare i loro bambini al campetto di baseball dove lui stesso li preparava al gioco. Lo vidi allenare e sorrisi perché alle evidenti mancanze tecniche il personaggio suppliva con una capacità incredibile di aggregare, far divertire e partecipare non solo i piccoli atleti, ma anche i genitori di questi, una MANNA per la società.

Convinsi i dirigenti degli Yankees a far fare al loro collaboratore un corso tecnici del CNT:

lui andò, partecipò e al termine del corso VENNE BOCCIATO."

 

Franco poi prosegue con un altro esempio:

"un mio collega di lavoro si appassionò sentendomi parlare della mia Società e mi chiese se avessi bisogno di un collaboratore; per essere gentile, sapendo che il giovanotto aveva dei problemi ad inserirsi in generale nel mondo, me lo portai al campo con l’idea di farne uno scorer, ma in quel momento la Società - che aveva cominciato l’attività anche nel softball - aveva bisogno di un accompagnatore e lo utilizzò così.

Per farla breve il giovane, assolutamente inadatto a fare il coach, lo divenne per necessità e frequentando e superando gli esami del CNT divenne ALLENATORE SOFTBALL."

 

Credo che tutti noi possiamo raccontare fatti come questi occorsi in tanti anni della nostra esperienza.

 

Ma è l'esame ad un corso obbligatorio che certifica un bravo tecnico? Quindi io che sono un Allenatore di 3° livello che si è qualificato nel 1988 sono automaticamente un bravo tecnico? Non sono forse gli aggiornamenti che ci fanno stare al passo con i tempi?

 

La FIBS norma la presenza di queste "qualifiche" nel condurre le squadre in campo.

Ma questo obbligo è realmente rispettato?

 

Vediamo chi ha condotto e con quali qualifiche il Campionato di IBL quest'anno dove era obbligatorio il 3° Livello:

  • Fortitudo Bologna:  Marco Nanni - Allenatore 3° Livello
  • Parma: Gilberto Gerali - Allenatore 3° Livello
  • Nettuno 2: Alberto D'Auria - Allenatore 3° Livello
  • Godo: Daniele Fuzzi - Tecnico di base
  • Padova: John Asher Khelyn - Tecnico di base
  • Nettuno: Lenny Randle - Nessuna qualifica (tecnico Americano)
  • Rimini : Orlando Muñoz - Tecnico di base
  • San Marino: Doriano Bindi - Ruolo Speciale Transitorio

 

Come si può vedere nel 2015 solamente 3 società erano in regola.

Tutte le altre avevano deroghe particolari oppure qualcun altro che firmava al loro posto.

Ma se questi erano i manager delle otto migliori squadre d'Italia, significa che le società per vari motivi hanno ritenuto che questi e non altri erano i più idonei a questo incarico.

Io credo che sia arrivato il momento di cambiare.

 

Cosa si potrebbe fare? Quale potrebbe essere un nuovo CNT?

 

Attivare corsi sul territorio durante i weekend con l’ottenimento di crediti

Corsi impostati per aree tematiche: tattico/tecnica, metodologica/psicopedagogica, atletica/salute e comunicazione/organizzativa, ecc.

I crediti assegnati ad ogni corso potrebbero essere proporzionali alla durata del corso e agli argomenti trattati.

 

Al termine di un percorso minimo e un anno di affiancamento il tecnico potrebbe già scendere in campo e dirigere le squadre. Questo potrebbe essere l’unico percorso obbligato per essere un tecnico.

E poi aggiornamenti sia territoriali che centralizzati per ogni argomento e di ogni livello usando anche i mezzi che la tecnologia oggi consente.

 

Per ogni corso di aggiornamento sia in sede che online, per ogni anno di attività sul campo e in base ai risultati sportivi ottenuti il tecnico riceverebbe dei crediti che automaticamente andrebbero inseriti nella scheda personale del tecnico assieme al suo curriculum.

 

Cosa serve il curriculum?

  1. Per essere messo online e per esibirlo a chi cerca un allenatore.
  2. Per scegliere chi saranno i coach delle Nazionali e Rappresentative
  3. Per scegliere chi è in grado di organizzare e tenere corsi di aggiornamento.

 

Se poi le società sceglieranno un tecnico per il suo curriculum di aggiornamento, oppure no, è solo un loro problema.

Naturalmente nulla del pregresso sarebbe perso. Chi è Allenatore di 3° o 2° Livello continuerà ad esserlo nel suo curriculum personale.

 

Questa è solo un'idea e sarebbe molto bello conoscere le opinioni di tutti voi tecnici che da così tanto tempo seguite questo blog.

 

 

Paolo Castagnini

 

Sondaggio chiuso

 

Ecco qui sotto i risultati del sondaggio tra i lettori effettuato tra il 17 e il 20 novembre

 

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Commenti: 3
  • #1

    Frankie (martedì, 17 novembre 2015 10:35)

    Sarebbe interessante sapere anche quanti coach non allenano e quanti hanno deciso di appendere il famigerato "tesserino" al chiodo. Troppo spesso si sente dire: Non riesco a fare molto perché sono da solo" oppure "Non abbiamo approfondito questo aspetto per mancanza di tempo". E' così che si sviluppano i talenti? Gli organi competenti hanno fatto un tentativo di recupero? Esiste un gruppo di scouting che con costanza va in giro alla ricerca di giovani promesse?

  • #2

    Giuseppe (giovedì, 19 novembre 2015 10:27)

    Interessante articolo che dà tanti input riflessivi!
    Partendo proprio dalla premessa, relativamente all’ultimo corso per pitching coach, che ho frequentato e ritenuto molto interessante, sebbene penso ci siano possibili margini di miglioramento nella fase finale.
    Al di là della opportunità di sottoporre i frequentatori all’esame, mi soffermerei sulla composizione della commissione e sulle modalità di conduzione dell’esame stesso.
    Per quanto riguarda il primo aspetto, fra i componenti della commissione di esame, solo uno aveva partecipato al corso; riguardo al secondo aspetto vorrei far emergere il tono quasi “inquisitorio” con cui venivano poste le domande, facendo venir meno quelle caratteristiche di confronto che anche in sede di esame sono importanti.
    Tengo anche a precisare per fugare ogni dubbio e non sfociare nella polemica che, non avendo svolto attività pratica sul campo e quindi non avendo potuto portare a termine il programma formativo, non avevo sicuramente i requisiti per conseguire il titolo di pitching coach.
    Secondo il mio modesto parere, tenuto conto della situazione attuale del baseball italiano, per quanto riguarda i tecnici, che sono l’asse portante del movimento, penso che oltre a corsi centralizzati, sarebbe un’ottima soluzione poterli svolgere anche on line, tale strumento infatti renderebbe i corsi non solo più accessibili sotto il profilo della partecipazione, ma anche sotto l’aspetto economico, aspetto quest’ultimo da non sottovalutare. Successivamente, si potrebbero prevedere degli step di integrazione di tali corsi con una parte pratica.
    Sarebbe altresì utile anche che il CNT fosse itinerante, che prevedesse incontri con i coach sui campi in giro per la penisola, al fine di verificare ed aiutare i coach nel loro operato.
    In merito alle tecniche che vengono insegnate sarebbe anche opportuno stilare una sorta di manuale, un e-book, in modo da consentirci di parlare tutti la stessa lingua e soprattutto, per far si che in sede di esame le domande sarebbero tutte pertinenti agli argomenti trattati.
    Inoltre ritengo che gli esami al termine del corso non siano sbagliati, l’importante è adottare un criterio di confronto, al solo fine di verificare l’apprendimento di quanto trattato, sempre come momento di crescita professionale.
    Infine, anche l’esistenza delle qualifiche è fondamentale, perché il passaggio da una qualifica all’altra presuppone la frequenza di un corso, che non è altro che un momento formativo e di aggiornamento. Poi, è scontato che l’aver conseguito il massimo livello e, per tale motivo, ritenersi arrivati ed affermati è sbagliato, in quanto l’aggiornamento deve essere costante, e gli organi federali devono dare valenza alle qualifiche per svolgere attività all’interno delle società sportive, evitando deroghe!

  • #3

    franco ludovisi (venerdì, 20 novembre 2015 09:36)

    Il commento di Giuseppe è perfetto.
    Come persona che per lungo tempo ha operato in seno al CNT posso assicurare che "tutte" le problematiche affrontate nel commento sono state oggetto di proposta concreta almeno una volta, ma mai si è voluto dare risposta diversa da quanto stabilito dai vari Presidenti del CNT su indirizzo, ovviamente, anche degli altri organi federali.
    Anche gli esami possono venir contemplati come momento di ulteriore istruzione o chiarimento.Ma solo per questo: non esiste la bocciatura.
    La normativa del 2004 non mi piaceva e non mi piace, ma l'avrei accettata per spirito di partecipazione: ma neppure tale normativa è mai stata rispettata. Non fatemelo dimostrare ancora una volta.
    E allora facciano pure quello che credono. Io mi sono chiamato fuori.