L'evoluzione del lancio

Nella foto Clayton Kershaw (Getty images)
Nella foto Clayton Kershaw (Getty images)

di Frankie Russo

Articolo tratto da Sports on Earth


La meccanica di lancio si è evoluta molto nel corso degli anni, ma l’arte del lanciare è ancora parte integrante del bagaglio tecnico di ogni lanciatore di successo.

Nel febbraio 2013, nella sala del Mount Olympus a Manhattan, circondato da una folla entusiasta, con pazienza e gentilezza Sandy Koufax firmava autografi e si faceva fotografare con i presenti. Per chi non aveva una penna o aveva dimenticato lo smartphone, era sufficiente una stretta di mano. Tra i presenti però, c’era qualcuno che non era lì per incontrare Koufax, era in città per ritirare il suo Cy Young Award  e approfittare per avere  dei consigli da uno dei più grandi di tutti i tempi. Incredibilmente, erano in pochi a notare Max Scherzer che prendeva nota mentre scambiava i suoi punti di vista con Koufax.

Nella foto Max Scherzer (Photo: Morry Gash/AP)
Nella foto Max Scherzer (Photo: Morry Gash/AP)

Scherzer voleva sapere come Koufax aveva imparato a lanciare la sua micidiale curva. Qual’era la differenza nel lanciare da un monte più basso di 7 cm e mezzo. Chi gli aveva insegnato la meccanica e quel suo caricamento più unico che raro. Koufax non si è tirato indietro e ha fornito a Scherzer  tutti i segreti della passata generazione.

 

Koufax sostiene che all’epoca la meccanica di lancio era prettamente personale, e correva voce che molti giovani si posizionavano di fronte allo specchio con l’intento di imitare i loro idoli. Che dipendesse dall’eccessivo passo o dall’altezza del punto di rilascio di Koufax, o dalla sproporzionata alzata di gamba di Juan Marichal, o    dall’esagerata torsione di Luis Tiant che girava le spalle al battitore mentre faceva il passo verso il piatto, era ovvio che i lanciatori di allora erano un po’ atleti e un po’ artisti.

 

Lo stile odierno non è un caso fortuito. Infatti la meccanica si è evoluta negli anni e può essere suddivisa in tre periodi: la Semplicità tra il 1920 e 1950, gli Svolazzamenti  dei tempi di Koufax e l’approccio Velocità centrica dei nostri giorni. E’ innegabile che quanto si vede oggi dai lanciatori è basato sulla potenza. E’ come l’evoluzione dell’automobile americana che, dalla forma primitiva ed elementare all’inizio del XX secolo, è giunta alle larghe e faziose forme degli anni 50 e 60, fino a raggiungere la perfezione aerodinamica odierna. Dopo 100 anni di evoluzioni, gli esperti sono convinti che la meccanica di lancio è al suo più alto livello di sviluppo. E’ la scienza che si ripete.

Nella foto Sandy Koufax
Nella foto Sandy Koufax

Segnare punti è al suo minimo storico per una serie di motivi, ma chiunque abbia visto Mariano Rivera lanciare il suo imbattibile cutter, praticamente con il minimo sforzo, può comprendere che l’evoluzione del lancio ha raggiunto il massimo livello.  Indipendentemente da ciò, c’è molto da imparare dal passato. Non si può apprezzare Clayton Kershaw senza riconoscere che la sua tecnica si rifà allo stile di Carl Hubbell (NY Giants 1928-1943) e Walter Johnson (Senators 1907-1927). Essi hanno rappresentato il meglio in un periodo in cui lanciare era meno sofisticato, la bravura di molti lanciatori era basata semplicemente nel frustrare o fiondare la palla a casa base.  Hubbell dal lato sinistro, e Johnson dal lato destro, praticamente stavano dritti nella posizione di lancio, c’era poco della tecnica che vediamo oggi e non spingevano dalla pedana. Il tutto consisteva in un passo di circa 30 cm in meno rispetto alla media odierna.

Nella foto  Bob Feller
Nella foto Bob Feller

Anche Bob Feller, conosciuto per la sua potenza negli anni 30 e 50,  faceva un passo di soli 165 cm verso il piatto. Come molti lanciatori di quel periodo, frustrava la parte superiore del corpo per generare velocità.

Queste meccaniche potrebbero sembrare obsolete al giorno d'oggi, ma i cambiamenti erano già in atto ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Negli ultimi due decenni dell’800, il monte era posizionato a 15,24mt, ai lanciatori era permesso prendere una breve rincorsa prima di lanciare la palla, non era previsto il tiro da sopra, le regole prevedevano che il gomito dovesse rimanere rigido ed era vietato frustrare il polso. Non esisteva la tecnologia odierna, ma è dato sapere che i lanci raggiungevano la velocità di circa 75mph.

 

Le regole cambiarono nel 1893 quando il monte fu spostato agli attuali 18,44mt e ai lanciatori era fatto obbligo restare a contatto con la pedana. Bisognava trovare nuovi modi per eliminare i battitori e la soluzione fu di apportare modifiche  al caricamento, che poi ci ha portati allo stile attuale. Ma questo sarebbe un modo troppo semplicistico per descrivere, per esempio, la meccanica di Don Larson che era poco più di un passo e tiro. La sua meccanica era pulita e semplice e resta difficile pensare che venisse accettata dai coach di oggi in quanto mancava di potenza. L’ultimo lancio della gara perfetta di Larson nelle World Series del 1956 fu di una semplicità unica. Non ci fu nessun raccoglimento sulla pedana,  nessun caricamento sulla gamba posteriore e ben poca frustrazione dei fianchi. L’unica risorsa di Larson era la potenza del braccio, mentre la minimizzazione dei movimenti gli permise di focalizzare sulla locazione.  Anni dopo Yogi Berra ebbe a dire che Larson non aveva mai mancato il suo guanto durante tutta la partita.



Ad ogni modo, non trascorse molto tempo prima che lanciatori e coach, ormai diventati parte integrante della squadra, realizzassero che c’era un nesso tra l’alzata della gamba e velocità, dell’enfatizzazione della meccanica, della lunghezza del passo e la maggiore vicinanza al piatto al momento del rilascio.

Questa convinzione creò una varietà di caricamenti personalizzati. Koufax personalizzò il genere “rear back and throw”, il braccio di tiro toccava letteralmente terra nello spostarsi in avanti.

Lo stesso dicasi dell’eletto nella Hall of Fame Marichal che aveva la capacità unica di alzare la gamba oltre la testa, finendo per diventare il più curioso caricamento della storia del baseball.



La meccanica di Marichal era divertente a vedersi, ma senza dubbio doveva essere doloroso.  Questo ci porta a porre la domanda: Era veramente necessario essere così spettacolare per avere successo? La stessa domanda può essere rivolta a Tiant, il quale si trasformava in un cavatappi quando lanciava, rivolgendo completamente la schiena al piatto prima del rilascio.  Ma non ci possono essere dubbi inerente il suo successo: Ha vinto più di 200 partite e ha conseguito il migliore PGL dell’AL nel 1968 e 1972. Con il suo WHIP in carriera di 1,99, è ovvio che il cubano non ha mai messo gli avversari a loro agio, e secondo lui è il motivo per cui il suo poco ortodosso caricamento aveva avuto tanto successo. Lo scopo non era di fare spettacolo, ma per eliminare gli avversari. Le testimonianze ne sono la conferma: Frank Howard (382 HR) disse che quando lanciava Tiant lui vedeva tutto eccetto la pallina; Reggie Jackson, Mr. October, lo definì il Fred Astaire dei lanciatori.



Tiant, come Koufax e Marichal, era dotato di grande velocità di braccio, ma per tutti e tre l’artificioso caricamento fu determinante per il loro successo.  Viene da chiedersi perché nacquero tanti tipi di caricamenti negli anni 60. Potrebbe essere attribuito al fatto che erano cambiate le regole, o perché era diventato uno stile  personale, ma mentre l’alzata di gamba poteva sembrare esagerata, il risultato finale è stato impagabile. I lanciatori dell’epoca erano molti bravi a nascondere la palla, ciò che il battitore riusciva a vedere erano braccia e gambe che svolazzavano dappertutto. Era veramente difficile prevedere il tipo di lancio. A conferma di questa tesi è sufficiente tenere presente questo principio fondamentale della battuta: Il successo è frutto di un perfetto timing e sentirsi a proprio agio e niente fa sentire un battitore scomodo più di un caricamento asimmetrico e di una palla con tanto movimento. Se si accetta la tesi che la macchina lanciapalle è la migliore tecnica  per prendere il tempo, allora è facilmente intuibile perché la schiena di Tiant, la gamba di Marichal e la spalla di Koufax creavano tante difficoltà per chi stava nel box di battuta.


Nella foto Jon Lester (da Cubsinsider)
Nella foto Jon Lester (da Cubsinsider)

Ultimamente la tecnologia ha incoraggiato il cambiamento della filosofia di lancio, e grazie all’analisi della biomeccanica,  è stato trovato la chiave per incrementare la velocità (rotazione dei fianchi a 600 gradi per secondo). I lanciatori hanno anche trovato la posizione ideale del braccio al momento che il piede anteriore tocca terra, cioè con il gomito all’altezza della spalla e l’arco tra i tricipiti e gabbia toracica a 90 gradi. In poche parole, ciò significa che i lanciatori si sforzano a tenere le braccia in alto evitando di aprire la spalla superiore troppo presto. Il tutto si traduce nell’enfatizzare un deliberato lento caricamento che assicura l’equilibrio del corpo fino al momento del rilascio. Non è più necessario eseguire un caricamento con le mani sopra la testa ed esagerate alzate della gamba. Lo stile di lancio oggi è semplice e pulito.

 

 

Naturalmente c’è sempre l’eccezione alla regola. Tim Lincecum per esempio, si sarebbe trovato a suo agio negli anni 60 considerati i suoi movimenti violenti ed indomiti durante il caricamento. Anche la sua testa si mette di traverso nella prima parte del caricamento. Lincecum, che ha vinto due CY Young Awards consecutivi nel 2008 e2009, ha avuto tanto successo grazie alla sua straordinaria estensione che era di circa 2,29mt, cioè il 129% della sua altezza. Per avere un termine di paragone basti pensare che la maggior parte dei lanciatori fanno un passo pari al 77-87% della loro altezza.



Kershaw è un’altra superstar che lancia fuori dalle regole alzando le mani completamente sopra la testa prima di iniziare il caricamento, quel tanto necessario per ingannare il battitore e creare velocità che risultano essere le chiavi del suo successo.

Molti lanciatori giapponesi ottengono buoni risultati nelle majors proprio perché hanno un caricamento al di fuori del normale. Sfortunatamente, tutto ciò che riesce a vedere un pitching coach, lo riesce a vedere anche il battitore.

 

Ai giovani s’insegnano i fondamentali, una meccanica basata sulla semplicità per evitare infortuni, e allo stesso tempo ci chiediamo cosa li differenzia l’uno dall’altro. Non è solo una questione di velocità, è il modo in cui riescono ad ingannare il battitore. Randy Johnson ha avuto tanto successo non tanto per la sua velocità, ma perché il suo rilascio basso a ¾ non faceva sentire i battitori a loro agio. Se a Randy fosse stato imposto di lanciare da sopra e lanciare una curva da 12-6 (orologio figurativo, ndr), non sarebbe mai stato lo stesso.

 

Seppure con ogni probabilità non vedremo più un altro Marichal, Warren Spahn oppure un Orlando Hernandez, che portava il ginocchio fino alla tempia, questo non significa che i lanciatori di oggi non possono creare uno stile proprio rifacendosi ai grandi del passato.

 

Frankie Russo

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Commenti: 3
  • #1

    Federico (sabato, 24 ottobre 2015 16:29)

    Quali sono le fonti di queste "brillanti" conclusioni sul successo di uno o dell'altro lanciatore?

  • #2

    Paolo Castagnini (sabato, 24 ottobre 2015 19:02)

    Federico non so a cosa tu ti riferisca, ma ad inizio articolo c'è la fonte da cui è stato tratto l'articolo.

  • #3

    Frankie (domenica, 25 ottobre 2015 17:40)

    Ulteriori ricerche al merito: S. Koufax eletto nella HOF nel 1972. W 165-L 87-ERA 2,76-IP 2324,1-SO 2396-WHIP 1,11; J. Marichal eletto nella HOF nel 1983. W 243-L 142-ERA 2,89-IP 3507-SO 2303-WHIP 1,10; L. Tiant. W 229 L 179-ERA 3,30-IP 3486,1-SO 2416-WHIP 1,20. Scusate se è poco!