________________________________ L'enigma della strike zone

Immagine tratta da sportsonearth.com
Immagine tratta da sportsonearth.com

di Frankie Russo

Sunto e traduzione dagli articoli su  Sports on Earth e Sports.Yahoo 

Lo shift difensivo è considerato come il motivo principale della crisi dell’attacco, ma la scorsa stagione la MB su palle messe in gioco è aumentata di due punti. Il problema dell’attacco in questo periodo è che la palla non viene messa in gioco. Il numero degli strike out ha raggiunto un nuovo massimo storico negli ultimi otto anni. Possiamo puntare il dito verso il nuovo approccio in battuta o verso il nuovo modo di utilizzare il bullpen, che non sono fattori da sottovalutare, ma non perdiamo di vista il vero motivo della crisi:

La zona dello strike stesso.

Voci consistenti riportano che MLB sta seriamente considerando di rivedere la zona dello strike per la prima volta dal 1996 quando fu estesa “dalla parte alta del ginocchio alla parte bassa”. Nuovi studi hanno dimostrato che la zona si è ancora di più estesa dopo il 2009, che è coinciso con la diminuzione dei punti segnati che è scesa a 4,07, la più bassa dal 1981, e che il 31 percento della crisi in attacco potrebbe essere attribuito proprio allo strike zone.  E’ qual è il motivo per cui la problematica salta fuori solo adesso?

Tabella (ingrandibile con il mouse) tratta da hardballtimes.com
Tabella (ingrandibile con il mouse) tratta da hardballtimes.com

In parte a causa della tecnologia.

Definita dalla regola, ma applicata dall’uomo, la zona dello strike è stata sempre oggetto d’interpretazione. Grossolanamente, è un rettangolo largo 43,18 cm che si estende dall’ascella alla parte inferiore del ginocchio, ma la teoria e la realtà sono parenti lontani. Siccome sono coinvolti esseri umani, la zona dello strike è più una questione di suggestione che di misure, ed è sempre stato compito del battitore riconoscere quello che, in un determinato giorno, costituisce un ball o uno strike e agire di conseguenza. Dal 2008, e grazie al contributo di PITHF/X, la suggestione di quello che è esattamente uno strike si è considerevolmente estesa da 1.104 cm quadrati a 1.206, cioè circa del 9%.

Ciò è principalmente imputabile ad una crescente attenzione sulla parte alta e bassa della zona. Sin dall’introduzione di QuesTec nel 2001, gli arbitri sono stati invitati a prestare maggiore attenzione alla parte alta della zona. Ma è da tenere conto pure, che il numero crescente di lanciatori che lanciano “sinkers” ha influito sulla percentuale di lanci bassi. La conseguenza, secondo i dati di Hardball Times, è che negli ultimi 5 anni la parte bassa della zona si è estesa quanto il diametro della palla, con il risultato che i battitori girano (e mancano) di più sui lanci bassi.

Le tabelle inserite (ingrandibili con il mouse) sono tratte da hardballtimes.com
Le tabelle inserite (ingrandibili con il mouse) sono tratte da hardballtimes.com

L’ampliamento della zona può essere meglio compreso se si tiene conto di come sono valutati gli arbitri. QuesTec è stato sostituito nel 2009 dal più moderno Zone Evaluation (Z.E.) che traccia i lanci per meglio esaminare le prestazioni degli arbitri nel rispettare la zona. Cosa interessante di questo processo valutativo, è l’integrazione di 5 cm nel sistema che circonda la zona dello strike. A causa di questa correzione, un lancio di 5 cm al di sotto del ginocchio che è chiamato strike, sarà tecnicamente sicuramente sbagliato, ma all’arbitro sarà dato credito per una chiamata corretta secondo il sistema. Questa zona cuscinetto è un’ammissione intrinseca che nessun essere umano ha l’occhio preciso a sufficienza per valutare correttamente la zona dello strike riferendosi a pochi millimetri. E questo ha senso, ma ci trasmette anche il messaggio che, grazie a questo margine, l’arbitro favorisce i lanciatori con più chiamate strike che ball. In sostanza, per il battitore, sapere che la zona dello strike in base alla propria valutazione è 5 cm più larga, più alta o più bassa rispetto alla definizione della regola, lo aiuterebbe a prestare più attenzione ai lanci sui bordi.

Nella foto Miguel Cabrera (Charlie Riedel/Associated Press)
Nella foto Miguel Cabrera (Charlie Riedel/Associated Press)

L’instant replay probabilmente ha ridotto la frequenza delle discussioni tra arbitri e manager, ma in verità ci sono state più espulsioni nel 2014 rispetto al 2013. E questo dipende dal fatto che la zona dello strike è sempre al centro delle contestazioni, reso ancora più evidente dalle presenze di nuovi arbitri al loro debutto, un totale di sette solo nell’Opening Day del 2014.


Il risultato è che abbiamo arbitri che debuttano e crescono nell’era della Z.E., e battitori che sono in un periodo in cui si enfatizza la Media Arrivo in Base (MAB).


L’incremento degli strike out è il conseguente prodotto di questo stato confusionale. I battitori sono lì ad aspettare il loro lancio come non mai, ma l’arbitro chiama sempre molti più strike. Un’altra combinazione che comporta l’aumento degli strike out.

 

In un periodo in cui l’industria del baseball è in fermento nel trovare una soluzione per migliorare l’attacco, a cominciare dall’eliminazione dello shift (non succederà), a finire con obbligare i rilievi a lanciare a più di un battitore (difficilmente succederà), a parere di molti addetti ai lavori, la più rapida, la più facile e perché no, la più tenue maniera di creare più azione, dovrebbe essere quella di restringere la zona dello strike, magari eliminando anche il vantaggio della Z.E. Ed è probabilmente quello che vedremo nel prossimo futuro.

 

Ma da qui nasce un altro potenziale problema: Più azione è uguale a partite più lunghe, che è in contrasto con le priorità del commissario Manfred che invece intende accorciare i tempi. E’ una decisione di non facile soluzione e sarà interessante seguire gli sviluppi e vedere come si troverà il giusto equilibrio tra le due opposte teorie.


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Commenti: 3
  • #1

    Stefano Servidei (mercoledì, 11 marzo 2015 16:57)

    Un altro articolo molto interessante questo.Va a completarsi con gli altri pubblicati nel corso dell inverno.L unica cosa che mai è stata esaminata è l aspetto tecnico.Non una parola. Nel bene o nel male . Possibile che si pensi che i giocatori che arrivano a roster MLB siano tutti tecnicamente perfetti e che le cause dei pochi punti segnati vadano individuate in tutto ma non nella tecnica?

  • #2

    Paolo Castagnini (mercoledì, 11 marzo 2015 19:32)

    Caro Stefano, grazie per il tuo intervento. Non so realmente cosa intendi per "tecnica" ma nel nostro piccolo abbiamo organizzato come tu sai una sezione "articoli tecnici" dove confluiscono tutti gli articoli di questo tipo. E' un argomento molto complesso e impegnativo, ma quando possiamo cerchiamo di pubblicare. C'è anche il problema che poche persone ci aiutano, ma cercheremo in futuro di impegnarci di più. Un caro saluto.

  • #3

    Roberto (mercoledì, 11 marzo 2015 21:21)

    La zona dello strike non è stata estesa ma abbassata. Infatti la zona in alto non è definita dalla linea dell'ascella ma bensì dalla linea mediana tra la spalla (se non sbaglio) è la cintura.