_________________________________ Il baseball visto da Ken Burns

Nella foto Ken Burns
Nella foto Ken Burns

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su MLB.COM dal titolo: Burns reflects on impact of 'Baseball' after 20 years

Vent’anni orsono il regista Ken Burns girò un documentario che illustrava come il gioco del baseball ha avuto un impatto sul cambiamento sociale.

Il documentario, che Burns definisce una complicata e appassionata lettera d’amore verso il baseball, ha la durata di 18 ore e ricopre la storia fino al 1994. La produzione fu trasmessa in 11 puntate ed è stata la miniserie più vista nella storia della televisione pubblica americana.

“Baseball”, oltre alla sua durata, si distingue dagli altri documentari  per come Burns riesce a connetterlo con la storia d’America, con precisi riferimenti al suo precedente film la “La Guerra di Secessione” .

Ironia della sorte ha voluto che il documentario andasse in onda nell’autunno del 1994, anno in cui il campionato fu sospeso per lo sciopero dei giocatori. In un certo senso il documentario occupò lo spazio nel cuore degli americani riservato alle le World Series.

Quanto segue è una sintesi dell’intervista rilasciata dal registra in occasione del ventennale della prima uscita del documentario in cui Burns ci racconta la sua relazione con il baseball.

Cominciamo col parlare della tua relazione con il baseball. Cosa significa per te il baseball?

Amo il baseball. Quali sono gli elementi che fanno di questo gioco il più bello di tutti? Non c’è tempo.

In quale altro sport la palla viene giocata dalla difesa? Il baseball è un miglioramento evolutivo del cricket, la difesa ha il possesso della palla. In tutti gli altri sport, è la palla che fa punto. Nel baseball è l’uomo che segna tornando alla base di partenza. La palla potrebbe andare in una diversa direzione, infatti, se la palla va in una direzione opposta, diventa più facile segnare.

Baseball richiede velocità, ma nello stesso tempo contempla uno strano senso di pace. Esistono diversi modi  per assistere a una partita di baseball. Potresti tenere lo score annotando tutte le azioni, lancio dopo lancio, battuta dopo battuta, o sedere comodamente in poltrona in pieno relax.

Il ritmo è eccezionale, il segreto sta nella durata. Il lavoro di cui sei più fiero e le relazioni che hanno avuto più significato per te, sono frutto dell’attenzione.

Il baseball premia l’attenzione come la vita premia l’attenzione.  La maggior parte della nostra società dei consumi si basa sulla disattenzione. E’ come la tartaruga e la lepre. Sono orgoglioso di far parte di qualcosa che in molti credono sia troppo lenta perché gli altri dovranno sedersi per riposare, mentre noi proseguiremo lentamente per la nostra strada. E’ il più bel gioco mai inventato.

 

Come ti è venuta l’idea di girare un documentario sul baseball?

Agli inizi degli anni 80 ricordo di essere seduto al bar con un amico parlando del più e del meno quando il discorso cadde sulla reazione del pubblico dopo il film “La Guerra di Secessione”,  e ci chiedemmo come lo  sarebbe stato se avessi parlato del baseball. Cominciai ad elaborare l’idea pensando ad un film di 1ora e mezza o massimo di due ore. Man mano che pensavo, i tempi diventavano sempre più lunghi.


Sei noto per aver trattato argomenti molto delicati come i Parchi Nazionali, il Proibizionismo, la Seconda Guerra Mondiale, e la Guerra di Secessione. Come s’inserisce il baseball in questo contesto?

Il baseball li supera tutti. Io vedo la miniserie di “Baseball” del 1994 e il successivo aggiornamento “Il 10° Inning” come la sequenza di “La Guerra di Secessione”.  Erano in molti a essere dubbiosi, ma come per “La Guerra di Secessione”, anche “Baseball” ci delinea come americani.

Se vuoi capire cosa è successo dopo la Guerra Civile, non puoi prendere migliore esempio che dal baseball. Abbiamo la tendenza di raccontare la storia dell’America tramite la sequenza delle guerre, dei presidenti e dei colonnelli che rappresentano la parte militare. Baseball, che include anche un aspetto politico-militare, ha a che fare con le razze, il lavoro, l’immigrazione, pubblicità, cultura popolare e miti, ha a che fare con eroi, cattivi e stupidi. E’ un ottimo modo per sfuggire da tutte le narrazioni in cui mancano i riferimenti ai presidenti e colonnelli.

Uno dei temi evidenziati in “Baseball”riguarda le razze. Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere nel trattare l’argomento?  

Quando Jackie Robinson mise i piedi per la prima volta su un campo della major league nell’aprile 1947, era il periodo prima dell’integrazione militare, delle mense comuni in Virginia e dei pullman comuni in Atlanta. Fu il primo vero passo verso i diritti civili dell’era post Guerra che segnava un grande momento non solo per il baseball, ma principalmente per gli Stati Uniti.

 

Un altro argomento di cui hai fatto cenno è stata l’immigrazione.

Il baseball fu inventato da impiegati inglesi a Manhattan. I primi grandi giocatori furono gli irlandesi, poi i tedeschi e i centro europei, poi i sud europei, poi gli ebrei, più tardi gli afro-americani e adesso ispanici e giapponesi. Mi sapresti dire la parabola dell’immigrazione in America attraverso questa evoluzione?

Saranno stati utili i temi trattati per attirare l’attenzione di chi non è necessariamente un appassionato di baseball?

E’ stato molto importante perché le signore mi chiedevano su cosa stavo lavorando dopo “La Guerra di Secessione”, e io  rispondevo: “Sul baseball”. “A mio marito e mio figlio piacerà molto”. E io di rimando: Allora ti è piaciuta “La Guerra di Successione”, ti piacciono i film di guerra?” “No, era una storia emozionante!” “Allora sto lavorando per te. Sono sicuro che piacerà a tuo marito e a tuo figlio, ma  sto lavorando specialmente per te.”

Sapevo in partenza che mi sarebbero state rivolte critiche perché non avevo menzionato Harmon Killebrew e non avevo raccontato di questo o di quello, e va bene così. Ma non era mia intenzione fare una enciclopedia, volevo solo raccontare una bella storia.

Nel 2010 hai proseguito con “Il 10° Inning”. Cosa ti ha spinto?

Col passare del tempo abbiamo notato che gli eventi ci sorpassavano, eventi positivi come il dominio degli Atlanta Braves, le incredibili battute di Barry Bonds, il periodo di Joe Torre con gli Yankees. Le prestazioni di Cal Ripken Jr dopo lo sciopero e l’estate favolosa caratterizzata dai fuori campo di McGwire e Sosa.

Ricordo ancora la fenomenale giocata di Derek Jeter quando lasciò la posizione di interbase per posizionarsi in territorio foul e prendere un tiro sbagliato dall’esterno destro per poi eliminare Jeremy Giambi al piatto. Se fosse scivolato sarebbe arrivato salvo, ma rimase sorpreso come la palla fosse arrivata a casa. O guardare Ichiro eliminare un corridore in terza con un tiro così preciso che un telecronista commentò: “Questa giocata andrebbe incorniciata e messa al fianco del Mona Lisa al Museo del Louvre.”


Sia nella serie originale che in “Il 10° Inning”, hai raccontato le storie attraverso la viva voce dei diretti interessati, compresi giocatori, telecronisti, storici e tifosi. Quali personaggi e storie ti hanno più colpito?

Senza alcun dubbio Ted Williams. Ci sono voluti anni per ottenere l’intervista e finalmente ha acconsentito, ma ci dissero pure che poteva cambiare idea all’ultimo momento. Williams era il più grande giocatore di baseball di sempre e grandissimo pescatore con la “mosca” quindi, pensai bene di portargli una “mosca” rara.

Iniziai la conversazione con : “Mr. Williams, non mi è dato di sapere molto della pesca con la mosca, ma ho pensato che avresti apprezzato questa, è un pezzo raro.”

Williams, dopo averla osservato, la buttò alle sue spalle e disse: “Va bene, la proverò.” Ero ansioso di fare domande, le avevo memorizzate tutte . Man mano che si procedeva ero sempre più entusiasta, era il meglio che avessi mai visto di Williams.

Avevo terminato tutte le domande principali e mi accingevo a porre delle domande secondarie. “Mi disse: “Hai ottenuto già quello che volevi,” spinse via il microfono, si alzò e andò via.

 

La mitologia intorno a lui racconta che quando vide una stella del cinema esclamò : “Voglio diventare il più grande battitore di sempre.” “Raccontami la storia”, chiesi.

 

“ Ero in San Diego e vidi questa stella del cinema e pensai – Soldi, Soldi, Soldi! Voglio diventare il più grande battitore di sempre.”

Pensai: “Oh mio Dio, è una persona veramente onesta!”

(N.d.r. - Williams si ritirò in Florida e la sua villa distava dalla strada che appena si vedeva. Immensa era la folla di curiosi e appassionati che sostavano nella speranza di vederlo, di poterlo fotografare oppure vederlo. Ma fuori al cancello era appeso un avviso: DON’T EVEN THINK ABOUT  IT! [Non ci pensare nemmeno]).

Molti credono che Buck O’Neil esagerò a mettersi al centro dell’attenzione raccontando le sue storie vissute nella Negro League con tanta  gioiosità e affascinante personalità. Come l’avete trovato?

(N.d.r. - Buck O’Neil spese la sua carriera nella Negro League con i Kansas City Monarchs come giocatore e manager. A fine carriera divenne uno scout e fu il primo coach Afro-Americano della MLB. Continuò a propagandare i grandi giocatori della Negro League e le loro gesta e fu uno dei fondatori del Negro League museo in Kansas City)

Prima delle registrazioni, una mia collaboratrice si recò alla Negro Convention di Cooperstown nel 1991 o 1992. Al suo ritorno mi disse che c’erano molti che meritavano di essere intervistati, ma uno era al di sopra di tutti e il suo nome era Buck O’Neil.

Ebbi il grande onore di fare un discorso al suo funerale e dissi: “La nostra tradizione religiosa dice che l’uomo è stato creato a somiglianza e immagine di Dio, ma esiste poco nel comportamento umano che possa affermare questa teoria, ad eccezione di Buck.”

Altre importanti interviste?

Quella con Mickey Mantle fu fantastica e divertente. Era sollevato, stava morendo ma non era ancora nella fase terminale.

Anche l’intervista di Bob Costas che raccontava del padre fu toccante.  Il settimo inning era pieno zeppo di episodi e quindi gli editori volevano eliminare l’episodio. Stavo mostrando l’intervista a degli amici quando uno mi disse: “Sai, mio padre non ha mai detto che mi voleva bene, ma mi portava spesso allo stadio. Quando ho ascoltato Costas parlare del padre che lo portava allo stadio, ho capito che era anche il modo di mio padre per dirmi mi che voleva bene.” Così decisi che l’intervista doveva esserci.


Che ruolo ha avuto il baseball nella tua infanzia e nella tua famiglia?

E’ curioso. Molti raccontano del padre che li portava a vedere le partite e di ricordarsi dell’erba verde, ma mia madre stava morendo di cancro e mio padre aveva altro da fare. Non c’era tempo per giocare con mio padre e la possibilità di andare allo stadio era inesistente. Capii più tardi che il baseball mi aveva salvato da una vera triste situazione.

Oggi il baseball è un impegno per tutta la famiglia. Ho due bambine che amano il baseball e vanno spesso a vedere i Red Sox. Altre due figlie vivono a Brooklyn e sono tifose dei Red Sox. Abbiamo visto le World Series insieme. Usavo portare le due ragazze più grandi sul campo dove giocavo da bambino e le raccontavo le mie grandi giocate. Loro erano contente al solo immaginarmi sul campo.

Com’è il baseball oggi, regge il passo con gli altri sport?

Il baseball non mai stato meglio,la competizione ha raggiunto un livello veramente apprezzabile


Cosa pensi dell’instant replay, pensi che possa cambiare radicalmente il baseball?

Credo che continuerà nella sua evoluzione a piccoli passi. I cambiamenti sono come camminare su un precipizio, bisogna sempre prestare la massima attenzione. Credo sia stato un passo importante e anche le altre innovazioni sembrano interessanti. Pare si stia muovendo nel verso giusto.

Come tifoso dei Red Sox, la postseason dello scorso anno sarà stata esaltante per te.

Sono stato alla prima e ultima partita, la prima volta che i Red Sox vincevano le World Series in casa negli ultimi 95 anni. Una esperienza indimenticabile. Prima della partita ero a una cena di onorificenza con il Presidente degli Stati Uniti e il Governatore del Massachusetts. Indossavo il vestito con sotto la maglietta rossa dei Red Sox, mi avvicinai al Governatore e gli dissi: “Non è questa la cosa più importante che ho da fare stasera,” e lui mi rispose: “Nemmeno io!”


Potranno i tifosi sperare di vedere un altro film girato d Ken Burns che tratta il baseball?

Stiamo preparando un documentario su Jackie Robinson che uscirà nel 2016. Voglio che sia più vicino possibile alla realtà, gli eroi non sono mai perfetti. Preferisco ritrarre un'immagine complicata di Jackie che non si limita ad un solo anno. Cominceremo dalla sua nascita e finiremo con la sua morte avvenuta all’età di 53 anni. Tratteremo della tragica morte del figlio che è indicibile. La figlia Sharon ce ne ha parlato. Lei era a casa quando lo sceriffo andò a casa per dare la notizia. Una scena da guadare con il fazzoletto in mano.

 

Una domanda ovvia: Vedremo l’11° inning?

Forse a metà degli anni 20. Spero si verifichino momenti che mi ispirino ad arrivare all’11° inning. Qualcosa dovrà pur succedere. Certo, se i Cubs vincono le World Series, noi ci saremo.

 

Ultima domanda: Hai impiegato 18 ore per spiegarci la magnitudine del mondo del baseball. Come lo sintetizzeresti in una parola sola?

Casa.


E' possibile vedere alcuni episodi di "Baseball" di Ken Burns su Youtube

Qui sotto il 10° episodio del 10° inning

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