_________________________________ La filosofia del baseball

di Michele Dodde

Questo articolo prende spunto da un interessante stimolo nato dalla mente vulcanica di Franco Ludovisi: Che cos'è per Baseball On The Road la "Filosofia del Baseball"?

Durante la frequentazione delle scuole medie superiori, l’allora Liceo Scientifico, uno dei testi che maggiormente “pesava” nel nostro bagaglio scolastico era quel tomo sulla Storia della Filosofia, divulgata del gettonato Eustachio Paolo La Manna, filosofo italiano tra i più studiati, e  divenuto poi  per i più la classica zeppa da porre sotto un tavolino per metterlo in equilibrio. In effetti i cosiddetti “anziani” delle ultime classi andavano sovente a ripetere in modo scanzonato che la Filosofia era quella indefinita cosa con la conoscenza della quale o senza la quale uno restava sempre tale e quale e dunque veniva quasi d’ufficio azzerata la sua importanza. E però anche come zeppa la Storia della Filosofia, o la Filosofia stessa, era necessaria per riordinare un equilibrio.

Dunque la Filosofia, dal greco Philosophia il cui significato è “amore della sapienza”, viene citata come un’attività spirituale che interpreta e definisce i metodi e le regole del conoscere e dell’agire umano e pertanto diventa una incontrovertibile disciplina che evidenzia la sua finalità nello studio dei momenti di un’ampia attività speculativa seguendo principi e schemi metodologici fortemente determinati. 


Ma come nasce allora il concetto della Filosofia del baseball? Nasce perché la stessa Filosofia nasce in simbiosi con ogni attività umana e dunque va da sè che chi opera nel baseball (softball), o ne è un semplice appassionato, diventa a sua insaputa un filosofo della disciplina così piena di contenuti e valori

Nella foto Babe Ruth parla con alcuni ragazzi
Nella foto Babe Ruth parla con alcuni ragazzi

Senza andare a scomodare l’ideologia esoterica che indusse Alexander Cartwrigth ed i suoi fratelli massoni a delineare un regolamento del gioco, che in realtà individuava ciò che è lecito dall’illecito da sanzionare, sembra opportuno andare a leggere e poi rileggere quella lettera di Babe Ruth a Jimmy per individuare il primo aspetto etico filosofico del baseball che è in sintesi il viatico di una vita: “ Per giocare a baseball occorre essere veri uomini  .….  Non puoi permetterti mai né distrazioni né rilassamenti  .….  Non è mai esistito un gioco più adatto del baseball per misurare l’autentico valore di un uomo  ..…  E’ come in una famiglia, in un gruppo di fratelli che lavorano insieme per raggiungere la stessa meta”.

Sono tutti inviti a momenti di riflessione, oggi si direbbero perle di saggezza, ma è pur vero che dal contenuto globale di questa lettera si evincono tutti i prodromi, attraverso il gioco, della ricerca di una filosofia di vita individuale e collettiva che segna poi invariabilmente tutti i nostri passi.


Come innescare allora la Filosofia nell’indirizzo che si intende dare alla formazione dei Tecnici di baseball (softball) in generale? Non c’è un modo plateale poiché personalmente mi piace delineare inequivocabilmente una chiara distinzione tra tecnico e manager.

Nella foto un tecnico con i suoi ragazzi
Nella foto un tecnico con i suoi ragazzi

Il tecnico è colui che dovrà sempre essere il maestro per eccellenza, colui che nell’applicarsi delle rigide regole sa che deve essere continuamente un esempio, un motivatore capace di trasmettere in modo chiaro e senza distonie i fondamentali del gioco valorizzando le aspettative e lo stile dei giocatori,  poi deve essere preciso nella pianificazione del lavoro proprio ed altrui stabilendo così le linee direttrici della disciplina ed infine deve dimostrare un’alta capacità di saper ascoltare e di comunicare senza equivoci alcuno al fine di formare il giocatore. E questo giocatore, che inizialmente avrà incominciato a giocare esclusivamente per divertimento, sentirà in se ulteriori motivazioni di crescita che non saranno altro che l’acquisita scelta filosofica del gioco che passa così dal divertimento all’agonismo puro attagliandosi ai principi formativi del maestro.

Nella foto Tony La Russa
Nella foto Tony La Russa

Il manager invece è colui che dovrà sempre essere capace di gestire il parco giocatori a sua disposizione, compito difficilissimo e che necessita di innate qualità personali che possano trasmettere tranquillità e serenità anche nelle difficili prese decisionali continuando ad essere, lavorando molto sulla comunicazione, sempre trasparente anche nei feedback negativi. Non dunque si richiede al manager un curriculum di grande ex giocatore ma solo quello di essere un leader carismatico che sappia coniugare una dotta conoscenza del gioco all’impiego oculato del giocatore.


Il tecnico dunque, nel suo insegnamento, profonde una filosofia individuale che appaga il giocatore in tutte le sue sfaccettature, il manager invece, attraverso le sue scelte, applica la globale filosofia del gioco perché investe del concetto l’intero gruppo. E non è poco se anche il grande Babe, prima di entrare nel box di battuta, andava a chiedere sempre al proprio manager quale battuta avrebbe dovuto fare.


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Commenti: 3
  • #1

    franco ludovisi (sabato, 29 novembre 2014 17:54)

    Caro Michele,
    innanzitutto grazie per il tuo intervento.
    Se ho ben capito la “filosofia del baseball” può quindi venire indicata anche come “amore della sapienza del baseball stesso”.

    Praticamente la parola filosofia, nel nostro ambito, potrebbe essere sostituita con la parola FINALITA’, cioè l’obiettivo a cui si tende: individuale o globale a seconda dei casi, finalizzata alla crescita dell’individuo.
    Se è così mi piace e preferirei sentire parlare di finalità piuttosto che di filosofia.

  • #2

    Michele Dodde (domenica, 30 novembre 2014 16:26)

    Caro Franco,
    in senso strettamente nominalista usare la parola FINALITA' come sinonimo può essere accettata e forse costituisce un target credibile e veritiero. Tuttavia proprio quell'"amore della sapienza del baseball stesso" , che spazia in diversi campi e settori tangenziali e paralleli, invita alla considerazione ontologica della parola Filosofia cui ci si deve attenere per dare un senso logico a tutto il nostro mondo del baseball e non solo.

  • #3

    Ezio Cardea (venerdì, 05 dicembre 2014 12:20)

    Carissimi amici,
    come sempre il livello dei vostri interventi è alto e sono essi stessi "filosofia".
    Non oso intromettermi e quindi mi limito ad un'osservazione che non è filosofica ma pratica.
    Mi riferisco all'annotazione di Michele sui diversi requisiti richiesti dalle figure di tecnico e di manager: a mio avviso nemmeno per il "tecnico" è necessario un curriculum di grande giocatore.
    Basta pensare ad un personaggio che è stato di fondamentale importanza per il baseball italiano e che tutti, almeno della nostra generazione, hanno conosciuto: Max Ott.
    Non mi pare abbia avuto un gran trascorso come giocatore, tuttavia era un gran conoscitore e diffusore dei "fondamentali" e delle tecniche di allenamento.
    Detto questo, sono perfettamente d'accordo sulla fondamentale differenza dei due ruoli e delle rispettive peculiarità. Tuttavia entrambe le figure devono avere in comune una caratteristica: sia il tecnico che il manager devono saper comunicare ovvero sapersi mettere in sintonia con l'atleta. Senza questa capacità, la loro bravura otterrà risultati inadeguati al loro valore.
    Un carissimo saluto e, date le incombenti festività, i migliori auguri!