_________________________________ Al Kaline: Talento, Abilità e Persistenza - 1^

Al Kaline
Al Kaline

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su joeposnanski.com dal titolo: Al Kaline

Cominciamo dalla fine. Al Kaline non ha mai battuto 30 fuori campo in una stagione. Solo tre volte ha battuto a casa più di 100 punti e solo due volte ha segnato 100 punti. Non ha mai rubato più di 20 basi in una stagione, non è mai stato in testa alla classifica come migliore battitore o per più valide realizzate dopo l’età di 21 anni, non ha avuto una media battuta in carriera superiore a 300 e non ha battuto 400 fuori campo.

Ma che significato vogliamo veramente dare ai numeri?

Da ragazzino, ciò che ammiravo più di ogni altra cosa era il talento, credo perché era il talento che io desideravo più di ogni altra cosa

Immaginavo i giocatori di baseball come quegli studenti che riescono ad ottenere il massimo dei voti con il minimo sforzo.

 

Sognavo il braccio potente di Ellis Valentine, l’inimitabile corta sventolata di Bob Horner, la velocità sfolgorante di Willie Wilson, la palla veloce di J.R. Rischardson, la magnifica sventolata di Darryl Strawberry. Nulla al mondo sembrava essere meglio del talento puro ed infinito,  nulla sembrava essere più importante.

 

Crescendo, la mia ammirazione fu attratta dall’abilità, credo perché cominciai a capire che raramente il talento si trasformava in successo.


La prima spiegazione era che il talento andasse sprecato … ma come spesso accade, le cose sono un po’ più complesse. 

A volte il talento è veramente sprecato, a volte il talento non è vero talento. In passato i Royals avevano un giocatore di nome Alexis Gomez che sembrava incredibilmente talentuoso. Era veloce, un braccio potente, grande coordinazione occhio-mani, sventolata aggressiva, e batteva tanti fuori campo … in allenamento. Oltre a questo, aveva una buona attitudine, lavorava duro e aveva una voglia disperata di migliorare.


Sapete come è finita? E’ rimasto a giocare nelle minors per 15 anni giocando solo 89 partite nelle majors,  e non per il semplice fatto che avesse sprecato il suo talento. Era perché, nonostante tutte le sue abilità, non aveva IL TALENTO. Non aveva l’abilità di battere con costanza, e nemmeno questo era colpa sua; spesso ciò che crediamo essere talento è semplicemente il limite della nostra visione e immaginazione.


Molti possono saltare in alto, ma non significa che possono giocare a pallacanestro. Molti possono correre veloci, ma non significa che sono dei buoni rubatori di basi.


Abilità è la capacità di fare qualcosa bene, ed è ciò che veramente conta. La maestria nel lanciare di Maddux, la concentrazione di Pujols, il modo naturale con cui Andrew Jones giocava all’esterno, erano le chiavi del loro successo

E adesso? Ora che mi avvicino ai cinquanta, sono attratto da qualcos’altro.

Persistenza, credo che la persistenza sia la chiave di tutto.

E persistenza, ancor più del suo grande talento, ancor più delle sua abilità, è stata alla base del successo di Al Kaline.

 

Nicholas Kaline voleva che suo figlio diventasse un giocatore di baseball, quanti genitori non lo desiderano? Al Kaline è nato a Baltimore nel periodo della Grande Depressione. Nicholas era un commerciante di scope, ma lo faceva con la mentalità di uno sportivo. Iniziò ad insegnare la palla curva al figlio quando aveva ancora 8 anni, il ragazzo imparava subito. Era il primo segno del destino.

 

Quando arrivò al liceo, avendo a disposizione un numero abbondante di lanciatori, il coach spostò Al all’esterno centro. Il giovane cominciò subito a battere, ma ancor di più, CAPIVA la battuta.


Prima della partita il coach gli insegnò in che modo battere la palla come gli veniva lanciata, e fu impressionante come Kaline, al suo primo turno in battuta, su un lancio esterno, mandò la palla profondo  a destra.  Era il secondo segno del destino.

Sandy Koufax
Sandy Koufax

Come il suo coetaneo Sandy Koufax, Kaline non spese un singolo giorno nelle minors.

 

Kaline era un bambino prodigio. All’epoca esisteva una vergognosa regola che obbligava qualsiasi giocatore che avesse firmato un contratto per oltre 6.000$ di rimanere nel roster delle majors per due anni. Potete immaginare una cosa più devastante per un giovane prospetto?

 

Kaline firmò il suo primo contratto per 15.000$. Spese la maggior parte del primo anno come pinch-runner, era veloce, all’inizio lo chiamavano “Il Levriero di Baltimore”.

(NDR: quando Kaline si presentò per la prima volta ai cancelli del mitico Tiger Stadium a seguito della sua prima convocazione, gli uscieri non volevano farlo entrare pensando che fosse un ragazzino che voleva entrare senza pagare!).

 

Ma Kaline, a differenza di molti bambini prodigio, divenne titolare l’anno successivo. Aveva 19 anni. Finì terzo nelle votazioni per Rookie dell’anno dietro a Bob Grim e un terza base di nome Jim Finigan  (quell’anno Grim vinse 20 partite per gli Yankees e un totale di 41 in tutta la carriera; Finigan batté 302 quell’anno e terminò la carriera a 247).  Ma tutti parlavano del talento del giovane Kaline.

 

Nel 1954, a 20 anni, Kaline giocò la sua migliore stagione … e che probabilmente è stata la migliore stagione di un ventenne prima della venuta di Alex Rodriguez e Mike Trout. Kaline realizzò 340/421/546, si classificò primo in MB, valide e totale basi conquistate. Segnò 121 punti e ne portò a casa 102. Il suo modo di giocare all’esterno destro lasciava gli avversari stupefatti.

Ted Williams
Ted Williams

“Ha fatto delle prese che non riesco ancora a credere” fu il complimento del grande Casey Stengal manager degli Yankees.


“E’ straordinario” ebbe a dire il suo compagno di squadra Ned Garvin. “Nessuno si aspetterebbe da un giovane appena uscito dal liceo giocare a questi livelli.”


“Il ragazzo non mancherà al grande appuntamento” sostenne Joe DiMaggio.


“E’ il migliore battitore destro della lega,” affermò Ted Williams.

(NDR: nella prima trasferta dei Tigers a cui Kaline fece parte, un coach chiese a Ted Williams di dare un’occhiata alla giovane promessa. Williams portò Kaline nella gabbia e dopo aver visto una dozzina di sventolate lo congedò. Più tardi parlò con il coach: “Il ragazzo farà carriera!” fu il responso).

 

E’ vero, all’inizio fu il talento a metterlo in evidenza. Poi fu l’abilità. Come battitore, Ted Williams ebbe un grande impatto sul giovane Kaline, una breve conversazione  con Williams gli insegnò una lezione che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera.


“Aspetta il tuo lancio e poi gira forte,” rispondeva Kaline a tutti i ragazzi che gli chiedevano consigli. Poteva sembrare quasi un insulto per i  giovani al solo scopo di mostrare la sua spavalderia, ma era questa semplicità che aveva reso Kaline (e Williams) grandi battitori.


Se riesci ad evitare di sventolare i lanci che non ti piacciono, e invece riesci a fare buon contatto sui lanci che ti piacciono, è veramente tutto quello che basta. Spesso si cade nella tentazione di complicare le cose. Solo i battitori con grandi abilità riescono a superare le difficoltà.


Fine della prima parte


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