________________________________ Niente critiche per gara 7

Nella foto Bruce Bochy (San Francisco)  e Ned Yost (Kansas City)
Nella foto Bruce Bochy (San Francisco) e Ned Yost (Kansas City)

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su SPORTSONEARTH dal titolo: NO SECOND - GUESSING IN GAME 7

Qualche discussione durante le World Series c’è stata, se i manager siano stati o meno oggetto di troppe critiche. Come riportato nell’articolo di ieri, Jim Cample ritiene di si, specialmente nei confronti di Ned Yost o di Mike Matheny in modo esagerato, in definitiva sono i giocatori che vanno in campo, non i manager. Cample si domanda del perché criticare una decisione del manager anche quando risulta quella vincente. Di diverso avviso è Joe Sheehan, il quale sostiene che non è il risultato della decisione che importa, in quanto è sotto gli occhi di tutti, ma il motivo che ha portato a prendere una certa decisione. Se il manager dei Royals Ned Yost prende una decisione avventata anche se poi funziona, non vuol dire che comunque non sia stata una decisione insensata.

Queste conclusioni sono come pensare ad alta voce ovviamente, in quanto è evidente che i manager prendono in considerazione le critiche solo quando rispondono ai giornalisti. A tale proposito Mike Matheny è rimasto alquanto sorpreso per le critiche mosse nei suoi confronti per l’utilizzo di Michael Watcha in gara 5 delle NLCS. Nel corso della gara la mentalità è proiettata verso le decisioni da prendere e andare avanti, non esistono motivi per non guardare avanti, tutti devono solo seguire.

 

E da qui sorge la rilevanza del risultato immediato. Caple sostiene che qualsiasi decisione presa e che ha successo, è una decisione giusta. Sheenan sostiene che una decisione, anche se ha successo, può essere stata una decisione sbagliata. Il fascino della discussione è che non esiste una risposta inequivocabile. L’evolversi delle situazioni è imprevedibile nel baseball come lo è nella vita. Nessuna meraviglia, quindi, se i manager non si mettono in discussione: Vivere nel dubbio è come vivere nelle tenebre.

 

Ciò che è stato affascinante in gara 6 delle World Series, è che è stata caratterizzata da molte decisioni che hanno portato a nessuno risultato immediato, specialmente considerato che alla fine del secondo inning la partita poteva considerarsi conclusa a favore dei Roylas. Dopo che Jake Peavy ha avuto un inizio da incubo - probabilmente uno dei peggiori che si potrà mai assistere nelle World Series concedendo sei valide, cinque punti guadagnati e sette su undici battitori arrivati in base – e dopo che Buster Posey ha battuto in un doppio gioco con basi piene all’inizio del terzo, la partita ha smesso di avere interesse e l'interesse era esclusivamente proiettato a come gestire la gara per prepararsi al giorno successivo. Questo ha richiesto una serie di decisioni da parte di Bruce Bochy che hanno portato a nessun risultato immediato… ma potrebbe determinare se può vincerà o perdere il titolo.

 

Naturalmente per Yost è stato tutto più facile. Non solo era la sua squadra che aveva un grosso vantaggio, ma aveva sul monte Yordano Ventura (con la scritta sul cappellino RIP O.T. # 18, in memoria di Oscar Tavares, esterno prospetto dei Cardinals, morto in un incidente stradale a soli 22 anni) che ha lanciato sette inning senza concedere punti dominando la scena. A Yost non restavano che due cose da fare: Vincere la partita ed evitare di cadere nella trappola di utilizzare il suo potente trio del bullpen Herrera-Davis-Holland.

Era indispensabile per Yost vincere gara 6, ma è altrettanto importante vincere gara 7. Non poteva permettere una rimonta dei Giants e stare lontano dai tre, specialmente Herrera che è stato sottoposto ad extra lavoro, non è stato facile. Ogni rilievo utilizzato in gara 6, non sarebbe stato disponibile in gara 7. Ma Ventura, poi Frasor (che comunque non avrebbe lanciato in gara 7), e Collins (che aveva bisogno di riguadagnare fiducia), hanno tolto le castagne dalla padella per il loro manager. Il compito di Yost era di non sbagliare l’utilizzo dei giocatori in panchina.

 

Bochy, invece, doveva affrontare molte, importanti e difficili decisioni. Una volta evidente che Peavy non sarebbe durato a lungo, cosa abbastanza prevedibile e sostenuto da molti, Bochy doveva prendere una decisione che sarebbe facile da prendere nel corso della stagione, ma raramente si presenta nella postseason: Quanto rischiare per vincere questa partita? La risposta non era molto ovvia, specialmente dopo che era stato costretto a sostituire Peavy nel secondo inning già in svantaggio 0-2, e forse poteva essere stato il caso di sostituirlo prima, ma sorvoliamo.

L’elemento scatenante è quanto successo dopo. Petit stesso ha concesso altri tre punti e in meno che si dica i Royals erano in vantaggio 7-0. A questo punto era una partita che Bochy non poteva e non voleva vincere, ma era necessario gestire il crollo. Quindi Bochy ha rivolto la sua attenzione al bullpen chiedendosi chi erano i rilievi che comunque non avrebbe utilizzato in gara 7, e di conseguenza sarebbero stati coloro che avrebbero dovuto lanciare oggi. Pertanto, tre inning da Jean Machi, due da Strickland (che ha concesso un altro fuori campo), e uno dal partente Vogelsong che poteva lanciare in gara 7 solo se fosse andato oltre i 40 inning!

 

Bochy ha tirato fuori molto presto Petit prima che si stancasse e ha resistito a far entrare Lincecum e Lopez o chiunque altro potesse servire in gara 7. Machi e Strickland hanno concesso tre punti rendendo una rimonta ancora più impensabile, ma non aveva importanza. Avrebbero potuto anche concedere 13 punti, sarebbero comunque rimasti a lanciare. Il risultato ha permesso anche di sostituire Posey, Sandoval, Crawford e Ishikawa per evitare infortuni.

 

Potrebbero sembrare decisioni ovvie, ma è un’arte sapere fin quando combattere e quando abbandonare. Queste mosse non hanno pagato un dividendo immediato a Bochy, ai Giants, e probabilmente potrebbero finire per essere del tutto inutili. Non figureranno nelle statistiche e non saranno nemmeno oggetto di critiche. Ma una volta che inizia gara 7, i Giants avranno le loro migliori opportunità per vincere indipendentemente dal disastro di gara 6. L’incubo sarebbe potuto essere anche peggio, Bochy ha fatto in maniera di perdere una sola partita, non due. Si gioca alla pari.

 

Com’era nella speranza di molti, si giocherà gara 7, ed è la sesta volta che si verifica dal 1987. E’ stranamente giusto che questa postseason si concluderà disputando il massimo della gare nelle World Series. E’ stata una posteseason esaltante, risultati stretti, rimonte, fuori campo all’ultimo inning e grandi prestazioni individuali con una unica eccezione: Nessuna serie è andata fino in fondo. Le LDS sono finite con due serie vinte  a zero e due 3-1; le LCS con una vinta a zero e due 4-1. Le World Series sono state l’unica serie finita con almeno due vittorie per contendente, adesso è anche l’unica in cui entrambe le squadre hanno tre vittorie. Gara 7 rappresenterà la prima partita decisiva sin dalle serie dello scorso anno quando i Tigers sconfissero gli A’s nell’ALDS. E’ particolarmente strano in quanto, ad eccezione di gara tre quando i Royals hanno vinto per 3-2 all’AT&T Park, non ci sono stati risultati stretti. Ogni altra partita è stata vinta con un margine di cinque o più punti, un primato per le World Series. Come per dire: E’ andata così, nonostante una sola gara con pochi punti, restano tipicamente due squadre che non segnano molto.

 

Ormai è tutto pronto. Entrambi i manager sono sopravissuti a gara 6 con le loro squadre essenzialmente intatte. Si gioca a carte scoperte anche se tutto è stato preparato già in gara 6. Potemmo vedere chiunque in gara 7 e qualsiasi cosa, è tutto preparato. A questo punto un’apparizione di Madison Bumgarner sembra scontata. Le possibilità sono infinite. Domani sarà tutto risolto. I contendenti sono pronti. E voi?

 

 

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