________________________________ Criticare i manager

Nella foto Ned Yost manager dei Kansas City Royals (AP Photo/Matt Slocum)
Nella foto Ned Yost manager dei Kansas City Royals (AP Photo/Matt Slocum)

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su ESPN dal titolo: Time to back off on manager bashing

Criticare il manager per ogni decisione presa è ormai fuori moda.

Certo, è divertente criticare il manager il giorno dopo, ma a un certo punto bisogna pure porre un limite alle critiche discriminate. E’ possibile avere una moratoria per le critiche verso ogni mossa del manager, specialmente per quelle che alla fine risultano essere le decisioni giuste?

Molti hanno criticato Bruce Bochy per non aver utilizzato un PH per il lanciatore Yusmeiro Petit con due eliminati e corridore in prima nel corso del quarto inning di gara quattro. E’ legittimo porsi qualche domanda – i Giants erano in svantaggio e Petit aveva realizzato solo cinque valide in 103 turni alla battuta – ma probabilmente era troppo presto, e Bochy sapeva anche che avrebbe avuto bisogno di Petit per mantenere il risultato stretto. Basta guardare a cosa è successo ai Royals quando i rilievi sono entrati troppo presto compromettendo poi la partita. La cosa strana è che le critiche sono continuate anche dopo che Petit ha battuto una valida. Molti sostengono che Bochy comunque avrebbe dovuto utilizzare il PH Michael Morse, come se fosse una assoluta certezza che Morse avrebbe battuto per extra basi facendo entrare il punto.

 

Ovviamente ci sono state anche delle critiche nei confronti Ned Yost, e quando mai non ce ne sarebbero? Se magari fosse stato il caso di evitare al partente Jason Vargas di iniziare il quinto inning – d’altronde, chi si aspetta che il partente riesce a eliminare i battitori del lineup dovendoli affrontare per la terza volta in gara? (sarcasmo, ndr) – o forse se magari ha lasciato i rilievi in partita per troppo tempo, o addirittura se avesse dovuto utilizzare da subito l’imbattibile trio di rilievi. Qualsiasi altra decisione. Perché alla fine, è sempre colpa del manager.

 

“Ti porranno sempre quel tipo di domande” afferma Bochy riferendosi alle critiche. “Sai, avresti potuto fare questo, avresti potuto fare quello e così via.  Ormai fa parte del gioco, ora più che mai. E’ comprensibile, i tifosi sono più addentrati nel gioco oggi giorno.”

 

Ed è una sacrosanta verità, i tifosi sono maggiormente coinvolti, ed è naturale esprimere un’opinione. Ma dobbiamo anche credere di più nelle decisioni dei tecnici. Indipendentemente da tutte le nuove statistiche, dobbiamo essere consapevoli che i manager probabilmente conoscono i loro giocatori più di noi e quale sarà il loro rendimento in certe situazioni. Ancora più importante, spesso il risultato non dipende dalla decisione del manager, ma piuttosto di come rendono i giocatori che sono stati chiamati a subentrare.

 

“In gare con risultato stretto, i manager possono fare una mossa che potrebbe invertire l’andamento della gara” sostiene il lanciatore Jake Peavy dei Giants.  “Detto ciò,la maggior parte delle volte il risultato dipende da coloro che sono in uniforme e giocano tra le linee di foul. Il manager ha una grossa responsabilità di preparare i propri giocatori e conquistare la loro fiducia. I giocatori devono credere in lui. Ed è semplicemente così che funziona, soprattutto quando è uno che ha avuto successo.”

 

Andiamo a vedere Brandon Finnegan. In gara tre è diventato il primo giocatore nella storia a lanciare nelle College World Series e nelle ML World Series nello stesso anno. Ha eliminato due importanti battitori nel settimo inning. Yost lo ha utilizzato di nuovo in gara 4, ma senza ottenere lo stesso risultato. Finnegan ha concesso cinque punti ed è finita in una grossa sconfitta. Ma chi è responsabile per quei punti: Yost o Finnegan? O forse Sandoval che ha battuto due punti a casa battendo dal lato più debole, il destro, così come aveva fatto l’inning precedente contro l’altro mancino Danny Duffy?

 

“E’ un bravo battitore, “ha detto Yost riferendosi a Sandoval. “Cos’altro si può dire? Pensavo che la situazione fosse sotto controllo. Tutti conosciamo le sue statistiche quando batte da destra o da sinistra. E’ stato semplicemente bravo a battere la palla con le basi piene.”

 

Ecco, questo è il punto. Yost conosceva le statistiche, ha preso una decisione seguendo le statistiche. Ha lasciato sul monte un mancino che aveva lanciato molto bene il giorno precedente. Sandoval ha vinto la sfida, Finnegan ha perso. Questa è competizione. Questo è sport. Questo è baseball. E come Yost ha detto: “Stasera non ha funzionato. Sai, purtroppo non sempre funziona.”

 

Ha ragione. Le statistiche non sono la Bibbia. I giocatori sono umani, non dei robot. A volte le decisioni del manager vanno nel verso giusto, altre volte no. E nella maggiore parte dei casi, sono i giocatori che decidono. 

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