________________________________ Torpedo e il baseball

La copertina n° 4 di Torpedo (Gennaio 1991)
La copertina n° 4 di Torpedo (Gennaio 1991)

 di Michele Dodde

Nell’ottobre 1990 l’ACME editrice edita la rivista di fumetti TORPEDO curata da Ferruccio Giromini (Responsabile) e Roberto Dal Pra’ (Direttore Editoriale). Il mensile ha vita corta (11 numeri) ma la copertina del numero 4, gennaio 1991, dà una entusiasmante vitalità al baseball.

Ho già parlato dell’inimitabile stile della matita di Jordi Bernet (Un fumetto...Una storia n.d.r.) quando, sostituendo il fumo di china dell’americano Alex Toth, eredita il personaggio Luca Torelli, a tutti gli effetti un antieroe ma in arte elegantissimo gangster soprannominato Torpedo. Frutto della fervida fantasia di Enrique Abuli, Torpedo cambia movimento ed espressione prendendo il volto di Clint Eastwood e, calato nella fosca atmosfera durante la grande depressione americana che condizionò totalmente la vita negli Stati Uniti ed in particolare quella di New York, affronta con freddo cinismo ma sorridente autoironia situazioni grottesche sempre al di sopra delle righe. 

Nel racconto “Il Centesimo Fuoricampo di Babe Ruth” lo sceneggiatore Oscar Aibar delinea un personaggio che viene sfiorato dalla sicurezza e forte carattere di Torpedo ma è l’ideatore del personaggio, Enrique Abuli, che da par suo riesce a donargli carisma e in fondo una celata simpatia.

 

Così nel citato numero 4 della rivista Torpedo, appare in grande sfarzo e ben otto tavole il racconto “La Partita” dove emerge come gli autori, pur essendo entrambi spagnoli, abbiano appreso quanto sia importante il baseball quale similitudine. Qui il personaggio Torpedo e la sua spalla, lo squinternato Vic Rascal, acerbo pomo di inizio e vero esilarante frutto della fine, vanno ad esprimersi negli atti e nell’azione con la cronaca del tanto atteso incontro Yankees contro Dodgers irradiata dalla radio.

 

Dunque Torpedo e Rascal si recano a riscuotere in un bar dei bassifondi la solita tangente che inaspettatamente non era stata voluta versare e davanti agli indispettiti proprietari si presentano in perfetta tenuta da gioco dei mitici Giants. Va da se poi che seguendo la cronaca dell’incontro, Torpedo e Rascal iniziano a fracassare il locale sino alla resa e pagamento dei “soliti mille”.

 

E’ intuitivo che il racconto non vuole essere moralista ma solo ironico come nel finale quando la coppia, lasciate le divise dei Giants e le mazze e ricomposta con vestiti di elegante fattura, viene intercettata da una pattuglia di Polizia. Ci si aspetta una resa dei conti in specie quando la seria faccia dell’agente di Polizia con tanto di distintivo dichiara senza lasciare dubbi: “Io ho già visto questa faccia da qualche parte!”. “Pensi che sia lui?” gli chiede il secondo agente. E mentre i due hard boiled gangster cautamente cercano sotto la giacca la propria fedele Smith e Wasson ecco sorridente il primo agente indicare proprio Rascal con “Certo che è proprio lui, Mell Ott, seconda base dei Giants! Mi farebbe un autografo?”

 

 

Un finale magistrale con la faccia dello squinternato Rascal pavoneggiarsi senza freni. La magia del fumetto che dona alla realtà i sogni si valorizza in questo racconto dove il disegno di Bernet riesce a cogliere movimenti senza soluzione donando ampio respiro alle azioni in sintonia con il sempre presente svolgimento della gara. E tutto questo per un baseball che, pur non volendo, diventa un affascinante comprimario protagonista.

 

Qui sotto alcune pagine del TORPEDO n° 4 (clicca sulle foto per ingrandire)

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