________________________________ Figli di un Dio minore: I Jumbo Jet

Il logo dei Jumbo Jet squadra leccese sorta a fine anni 70
Il logo dei Jumbo Jet squadra leccese sorta a fine anni 70

di Michele Dodde

Dalla diaspora del Cus Lecce sul finire degli anni settanta Mario Cossa, che in gioventù era stato a Caracas dove eclettico peloteros  aveva appreso e giocato a Baseball, unitamente alla consorte Renata, nel capoluogo salentino dette vita e fortuna sino al suo trasferimento a Torino, quale dipendente Fiat, ad un roster cui mi divertii a dare un roboante nome ed a disegnare il logo che caratterizzò la divisa ed i loro borsoni: i Jumbo Jet. 

A snocciolare i loro nomi i ricordi diventano pieni di vita e palpitanti per la grande qualità umana e di aggregazione che il manager, dirigente, scorer, portatore d’acqua e quant'altro che fu Mario Cossa riuscì a trasmettere a tutti questi giovani: il ricevitore Renna, il prima base Cossa (figlio), il seconda base Paternello, il terza base Selleri, lo shortstop Monaco, gli esterni Celeste, Napolitano, Vellico e sul monte ad alternarsi D’Aurelio, Esposito, Fracasso, Scardino, Longo.

 

Erano fortemente appassionati: le trasferte si realizzavano con stanati e panini (leggi commento a fine articolo) ed ognuno pagava la sua quota, ma soprattutto colpiva la loro coesione ed una sera scrivemmo in comunione il loro inno ironico e scanzonato ma pieno di contenuti ora tutti da meditare. E si cantava:

 

C’è a Lecce una squadra di ragazzi

che credono siano tutti pazzi,

c’è a Lecce una squadra di ragazzi

che credono siano tutti pazzi e forse lo son davvero.

 

Sul cuscino della prima c’è un lungo guanto

che acchiappa tutto quanto,

sul cuscino della prima c’è un lungo guanto

che acchiappa tutto quanto ma la pallina quella no.

 

Abbiamo una seconda che deve fare il doppio

però gli manca l’occhio,

abbiamo una seconda che deve fare il doppio

però gli manca l’occhio e la pallina perderà.

 

Seduto sul cuscino il terza base aspetta

cantando questa strofetta,

sul cuscino il terza base aspetta

cantando questa strofetta e la pallina se ne va.

 

C’è poi un interbase per far da copertura

ma ha la testa dura,

C’è poi un interbase per far da copertura

ma ha la testa dura e la copertura non la fa.

 

In fondo al campo ci son gli esterni

che sono armati di lanterne,

in fondo al campo ci son gli esterni

che armati di lanterne la pallina cercheran.

 

Sul monte infine lancia il pitcher ma sbaglia il catcher

rompe la mazza il battitore

e poi corre con furore ma in base non ci va.

 

Finora abbiam scherzato e fatto i burloni

ma i Jumbo Jet sono campioni,

finora abbiam scherzato e fatto i burloni

ma i Jumbo Jet campioni la partita vinceran.

 

 

Correvano gli anni fine settanta, nel Salento si giocava a baseball con sette squadre: Libertas Taranto, Fiamma Maglie, Choppers Galatina, 5Elle Matino e Junior Matino, Uisp Lecce e Jumbo Jet Fiat Allis Lecce.

 

Ora malinconicamente non ci sono più parole. 

 

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Commenti: 3
  • #1

    Paolo Castagnini (domenica, 14 settembre 2014 10:57)

    Inserendo questo articolo mi sono bloccato per un attimo nella parola "stanati" e conoscendo la meticolosità con cui scrive Michele ho scartato che potesse essere un errore di battitura. Una ricerca su internet naturalmente mi ha portato alla definizione "participio passato maschile plurale di stanare".

    Ovviamente la definizione non mi ha convinto perché questi "stanati" con i panini non hanno niente a che vedere.

    Ho approfondito ulteriormente e ho capito di avere ragione dopo aver trovato questa definizione che la rimetto per chi non è Leccese:

    L’estate, nel Salento, è sinonimo di “stanato”. La traduzione è molto semplice: tegame o teglia da forno in acciaio. Ovviamente può essere anche in altro materiale o usa e getta ma il concetto resta invariato. Anche perché lo stanato ha bisogno sempre, per essere infornato, di un complemento di specificazione. Ossia uno stanato di parmigiana, uno stanato di pasta al forno, uno stanato di cannelloni, uno stanato di melanzane ripiene, uno stanato di focaccia, uno stanato di pizza di patate. Lo stanato da solo non esiste, è come dire "bottiglia". Di cosa: di acqua? di birra? di vino? di succo di frutta? di olio extravergine d'oliva?

  • #2

    eziocardea@hotmail.it (lunedì, 15 settembre 2014 10:07)

    Caro Paolo,
    internet non aiuta mai quanto una visita sul posto! Ed è proprio quello che ho fatto io che venerdì scorso sono stato ospite con mia moglie proprio da Michele! La sua gentilissima consorte ci ha preparato uno “stanato” di patate farcito di ogni ben di Dio, meglio conosciuto come “gateau”, che parlava con gli angeli! Mi vergogno un po’ a confessare che, con l’aiuto dell’ottimo “rosso-rosato” prodotto dallo stesso Michele, più di mezza teglia me la sono fatta fuori io da solo! E poi non ho rinunciato neanche a quant'altro è stato “stanato” da quel forno, compresi certi spiedini di bracioline …
    Anche noi milanesi ai primordi del baseball, negli anni cinquanta, mica mangiavamo ai ristoranti: purtroppo però in Lombardia non erano esperti in "stanati", e i piatti tipici (trippa, risotti, etc) non si prestavano certo ad essere consumati durante le trasferte. Ci arrangiavamo con i soliti panini al salame e qualche volta con la famosa cotoletta alla milanese: ma la fame era tale che gustavamo quelle cose proprio come i fantastici "stanati" evocati da Michele!


  • #3

    Paolo Castagnini (lunedì, 15 settembre 2014 14:07)

    Che invidia Ezio!!!