________________________________ Perché amare il baseball

I protagonisti della finale della 59th National High School Rubber Baseball Tournament in Giappone durata 4 giorni e 50 inning giocati.
I protagonisti della finale della 59th National High School Rubber Baseball Tournament in Giappone durata 4 giorni e 50 inning giocati.

di Michele Dodde

Dopo l’inimitabile lettera di Babe Ruth ad un ragazzo che non si interessava del gioco del baseball, ora divenuta un significativo cimelio per quel profondo“misurare l’autentico valore di un uomo, quanto a fegato, prontezza, velocità ed intelligenza” ma soprattutto per “sentirsi orgogliosi d’averci qualcosa a che fare”, ecco il discorso del coach Dave Belisle ai suoi Cumberland American a far tremare i polsi per la sua incisività da racchiudere immensamente nei cuori da “In alto con la testa” per finire con “Andiamo. E’ ora di andare”. Un messaggio sublimale di intenso valore che rimuove i dubbi e le perplessità sulla necessità di far conoscere sempre più ai giovani il gioco del baseball.

Ma allora ecco riaffiorare anche dall’archivio di Tuttobaseball il sermone del reverendo David R. Van Dyke quando rivolse la parola ai partecipanti delle “Senior Babe Ruth World Series 1999” durante i preliminari dell’apertura dei giochi. “Io amo il Baseball” esordì, e questo amore, evidenziato durante il sermone, era scaturito da una profonda riflessione su una sua personale interpretazione di parallelismo tra il baseball e la vita di Fede. “Certo – proseguì – sono assolutamente convinto che Abner Doubleday (il presunto carismatico rifinitore del moderno regolamento a seguire una corrente di pensiero, ndr) non aveva alcuna intenzione di fare una trattazione teologica sulla vita quando delineò il gioco, tuttavia alcuni accenni equivalenti sono molto significativi. Il primo è che sia il baseball che la vita di Fede sono il cammino particolare in un grande viaggio, il secondo è che entrambi concedono sempre una ulteriore possibilità e terzo che mai nulla è finito fino a quando non è finita.”

 

In effetti, per gli esegeti convinti, una partita di baseball può essere paragonata ad un grande viaggio sino alla meta finale pur non avendo limite di tempo, mentre il gioco svolto dai giocatori può essere pensato come un fantasioso ed enigmatico cammino. Il grande viaggio così ha inizio con il primo lancio nella prima parte del primo inning e va avanti sino al terzo out della seconda parte del nono inning. Il cammino invece, ha carattere personale perché interessa solo un giocatore alla volta, comincia e finisce allo stesso punto di origine, la temuta casa base, ma solo dopo aver superato e/o conquistato in progressione la prima base, poi la seconda ed infine la terza fra strike outs e basi su ball, valide e battute di sacrificio, pick-off e doppi giochi, basi rubate e scelte della difesa, errori ed incredibili perfezioni nelle assistenze. E questo cammino, cosiddetto del libero arbitrio e che il battitore-corridore effettua, diventa cruciale poiché portarlo a termine dipenderà dalla personale e sentita determinazione, disponibilità e consapevolezza che comunque tutto ciò che dopo il primo lancio della partita potrà accadere nei successivi nove inning è destinato a produrre esperienze di momenti bellissimi come di pesanti frustrazioni sino a quell'ultimo out quando il grande viaggio avrà fine.

 

Anche la vita di Fede è il personale cammino all'interno di quel  grande viaggio che è la vita – andò a precisare il reverendo – e la Fede è la progressione lungo una vita di impegno in espansione”. Il grande viaggio poi vale anche per quelli che hanno avuto esperienze di una improvvisa e drammatica conversione poiché questa conversione non è la fine di una ricerca ma l’inizio della crescita e della ricerca di Dio passando attraverso una vita di preghiera, di studio, di servizio, di associazionismo. E come lo score di un giocatore riporta la sua prestazione tra presenze alla battuta, valide, punti provocati e/o battuti a casa ed errori, così il resoconto del grande viaggio della vita evidenzia quanto di buono un individuo abbia compiuto ed i suoi errori. Ed è la Fede ad accompagnare e che non cancella esattamente gli errori ma, credendo, darà sempre ulteriori possibilità per rimediare ad essi. E con Dio nulla è finito fino a quando non è finita. Così come nel baseball, trattando la palla, non importeranno le giocate buone e/o gli errori commessi inning dopo inning durante la partita poiché “esserci” vorrà significare di avere sempre la possibilità di un grande ritorno, di un ultimo “big inning”. E mai dire che è finita fino a quando non è finita.

 

 

Sono spunti per avviare una profonda meditazione personale e dare avvio a significativi insegnamenti etici e morali da non sottovalutare. E personalmente sono convinto che questa è la profonda filosofia che dovrebbe accompagnare gli interventi promozionali unitamente ai guanti, destinati a divenire l’emblematica coperta di Linus, caschetti, battute, lanci con la palla. E poi soprattutto rimarcare il tema delle opportunità che dal gioco diventeranno cimeli di vita per ritornare infine al gioco sempre in un continuo crescendo. E’ questa la prospettiva di un nuovo mondo sportivo destinato a rispondere sempre in modo positivo all'iniziale giovanile curiosità a tutto beneficio della conoscenza e pratica di una disciplina sportiva che noi sappiamo essere atipica ma fortemente appagante.

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N.d.r. Ho ricevuto questo articolo di Michele Dodde nello stesso momento in cui un amico mi segnalava la fine di questa incredibile partita di finale delle High School Giapponesi e ho pensato che niente più di questo può essere l'esempio calzante al quale si riferisce l'amico Michele.

Il filmato riprende gli ultimi 18 minuti di una partita durata 4 giorni iniziata il 28 Agosto e terminata Domenica 31 Agosto 2014 rimasta sullo zero a zero per 49 inning (alla sera veniva sospesa e ricominciava il giorno successivo) 50 Inning disputati. Il lanciatore partente della Chukyo High School Taiga Matsui (squadra che ha vinto 3-0) ha incredibilmente lanciato 709 lanci subendo 26 valide ma nessun punto. Il partente della Sotoku High School Jukiya Ishioka 689 lanci e 22 valide subite.

 

Per quanto sia assolutamente deprecabile una simile gestione dei lanciatori, non si può non ammettere che "il baseball è come il cammino della vita" e "non è finita finché non è finita" citato nell'articolo calzi a pennello in questa interminabile sfida.

Se non avete tempo di vedere tutti i 18 minuti spostate il cursore fino al 15° e guardate anche con che disciplina tipica Giapponese queste due squadre chiudano l'incredibile gara.

Paolo Castagnini

 

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Commenti: 1
  • #1

    andrea@studiogral.com (giovedì, 04 settembre 2014 12:54)

    leggilo, bellissimo!!!