________________________________ HALL OF FAME 2014

Nella foto Maddux, Thomas, Glavine
Nella foto Maddux, Thomas, Glavine

di Frankie Russo

L’elezione nella Hall of Fame è sempre stata e sempre sarà un grande onore, il massimo dei riconoscimenti. Sapere che il tuo nome, la tua targa, è inserita a Cooperstown ti trasmette una emozione unica.

Io ho avuto la fortuna di visitare il museo, è una suggestione indescrivibile. Vedere così da vicino le divise di Babe Ruth, al quale è riservata una stanza. Joe Di Maggio, le statue così perfette da sembrare vere di Babe Ruth e Ted Williams uno accanto all’altro e tutte le targhe di coloro che hanno fatto grande il meraviglioso gioco del baseball, dai giocatori agli arbitri, dai dirigenti di squadra ai funzionari della federazione. 

 

 

L'ingresso del museo di Cooperstown
L'ingresso del museo di Cooperstown

Le vetrine con le tante palline che hanno raccontato la storia del baseball, le mazze che tanti fuori campo hanno realizzato, la sala audio dove è possibile ascoltare le radio cronache del passato. Tutto ti abbraccia e ti trasporta in un mondo di sogni.

 

Ma è stato sempre facile per questi grandi personaggi? Sono nati idoli, o lo sono diventati con l’impegno, con il duro lavoro e con tanti sacrifici? Le esperienze negative sono state di aiuto? Sentiamo una breve sintesi dei racconti direttamente dai personaggi che ieri hanno avuto la loro nomination ufficiale.

TOM GLAVINE (lanciatore degli Atlanta Braves): In molti sono stati coloro che mi hanno chiesto cosa avrei detto nel giorno della mia elezione nella Hall of Fame: “Nulla di ciò che dirò potrà esprimere la gioia che provo per questo onore. Sin dal primo giorno che ho indossato la mia prima divisa, mi sono imposto di rispettare il logo che era sulla casacca, impegnarmi al massimo e rispettare chiunque ne fosse coinvolto nel baseball.” Poi, rivolto a Maddux: “Greg, posso solo apprezzare gli anni che ho giocato al tuo fianco. Mi hai aiutato a crescere come amico e come compagno di squadra e guardandoti lanciare e per i tuoi insegnamenti. Ma ciò che apprezzo di più, è tutto il denaro che mi hai aiutato a vincere giocando a golf contro Smoltzy (John Smoltz, altro lanciatore partente degli Atlanta Braves, ndr).

GREG MADDUX (lanciatore degli Atlanta Braves): Ero molto giovane quando firmai il mio primo contratto. Il primo giorno, durante il pre-game, ero seduto in panchina ed un coach mi invitò più volte a raccogliere le palline. Credeva che fossi il bat boy! Il sopranome rimase per qualche anno, ma poi dimostrai di essere ben altro.  Un’altra volta un coach mi chiese se sapevo veramente quanto fossi bravo, ed io ovviamente risposi di no. “Allora vai là fuori sul monte e cerca di trovare una risposta”. Da allora sono sempre stato alla ricerca di quella risposta.

BOBBY COX (manager degli Atlanta Braves): Da quando sono stato eletto nella Hall of Fame, ho ricevuto molti complimenti per quanto sono bravo, o almeno per quanto lo ero. Ma vi assicuro che non è stato sempre così.

 

Una volta, con Tom Glavine sul monte, in una partita con il risultato stretto e negli ultimi inning, cercai di rendermi conto della situazione di gioco. Vidi corridori in seconda e terza con due eliminati, almeno così vedevo io. Così decisi di fare visita sul monte mentre si avvicinarono anche alcuni interni. “Tommy” dissi. “Il prossimo battitore è molto forte, che dici se gli concediamo la base su ball?” “Skipper”, rispose Glavine, “Questa è l’idea più brillante che hai avuto nell’ultimo mese. Ma dove lo mettiamo?” Allora guardai verso la terza, e vidi che c’era un corridore in terza. Mi girai verso la seconda, e vidi che c’era un corridore in seconda. Mi girai verso la prima, e mi resi conto che le basi erano piene. Così mi rivolsi ai giocatori sul monte e con tono severo dissi: “Guardate, se domani leggo questa storia sui giornali, giuro che ognuno di voi sarà multato di un milione di dollari!”.

TONY LA RUSSA (premessa: la targa di La Russa lo rappresenta senza cappello in quanto ha allenato con successo i Chicago White Sox, Oakland Athletics e St. Louis Cardinals, risultando il primo, dei soli due manager, a vincere le World Series in entrambe le Leghe, 1989 con gli A’s e 1996 con i Cardinals. Per questo motivo ha preferito essere introdotto senza cappello, che generalmente rappresenta la società con la quale ha avuto più successi, ndr).

 

Non avrei mai immaginato di diventare un buon allenatore in quanto sono stato un pessimo giocatore. Quando fui introdotto la prima volta come allenatore di una squadra di successo delle minors, il dirigente disse ai giocatori che se mai avessero sentito dire che un pessimo giocatore può diventare un grande allenatore, allora avevano davanti a loro un grande allenatore. In quel momento fece male sentirmi dire la verità. Poi, dopo 4/5 partite, chiesi al dirigente cosa pensasse del mio lavoro, al che rispose: “Penso che sei stato un giocatore migliore di quello che credevo”.

 

La comunicazione nel baseball è molto importante. Ci fu una partita in cui il mio migliore lanciatore veniva bastonato dagli avversari, le palle erano battute in tutte le direzioni agli esterni. Mentre lui non era rivolto al dug out, mi recai sul monte per la sostituzione, e quando mi vide, alquanto sorpreso disse: “E tu che ci fai qui, non sono mica stanco”. Al che risposi. “Lo so, tu no, ma gli esterni si!”.

JOE TORRE (manager New York Yankees): Non sono stato un bravo giocatore. Giocando per i Mets, un giorno ho battuto in quattro doppi giochi. Ma per questo devo dare merito anche al giocatore che mi precedeva nel line up per aver battuto altrettante valide. Io sono qui grazie ai New York Yankees, e quando mio fratello giocava con i Braves contro gli Yankees nelle World Series del 1957 e 1958, l’ultimo dei miei pensieri era che se mai queste due squadre si sarebbero incontrate di nuovo nelle World Series, io sarei stato il manager degli Yankees. Sono stato licenziato tre volte, e questo è un chiaro segno di fallimento.

 

L’unico modo per imparare e migliorarsi è affrontare e superare questi insuccessi. Rialzarsi. Fare delle disavventure una lezione di vita. Tutti noi dobbiamo rispetto per il baseball. E’ nostro dovere trasmettere questo meraviglioso gioco alle generazioni future, e per noi intendo allenatori e giocatori. Se tutti noi che amiamo il baseball facciamo il nostro dovere, coloro che ci seguono saranno fieri di farne parte nello stesso modo in cui lo siamo stati noi.

 

Nella foto gallery qui sotto Frankie Russo presso il museo Hall Of Fame di Cooperstown

 

 

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