_________________________________ Il baseball tra le tecnologie del futuro

di Michele Dodde

Il pregnante articolo di Billy Beane apparso su The Wall Street Journal e tradotto sempre in modo magistrale da Frankie Russo in effetti non è altro che la sintesi di studi sociologici apparsi già a partire dagli anni settanta-ottanta e richiesti da più multinazionali per orientare e dirigere gli investimenti. Ovvero, come si usa negli USA, senza lasciare nulla al caso. Allora testi come “The Coming of Post Industrial Society”, “The Harried Leisure Class”, “Sociology of Sport”, “ The year 2000”, “Brave New World” divennero via via, senza averne alcuna intenzione, ghiotti ed appetitosi best sellers e classici punti di riferimento e la loro lettura, rigorosamente scientifica, anziché far perdere il fascino asettico sugli argomenti, fu ancor più valorizzata dalle dichiarazioni e conferenze di eminenti studiosi.

E’ evidente che quei messaggi dovevano essere analizzati a fini fortemente speculativi e non distorcerne la credibilità. In successione, si ricorderà, furono realizzate due versioni tematiche del tanto discusso film Rollerball che volevano essere una copia di questi processi futuribili. In verità, però, si volle allora semplicemente dare risalto alla lotta dell’unus quisque faber dimenticando volentieri il processo ontologico di quella World Series, cardine e tema finale della nuova genetic engineering che di certo non è da sottovalutare.

 

Le attente ricerche che allora partirono dalla comune base che voleva i tempi in continua e vorticosa trasformazione tecnologica, ideologica ed economica, di fatto hanno imbrigliato l’uomo non solo sul piano competitivo ma anche e soprattutto su quello cooperativo e di conseguenza focalizzato il suo nuovo ambiente, le sue nuove attitudini, le sue future inclinazioni a praticare le discipline sportive o ad interessarsi ad esse.

 

A questo mondo così profeticamente analizzato si giunse e da quanto scritto da H. Edwards: “ Tutti quei giovani che raramente, o meglio mai, hanno conosciuto beni materiali e quelli che si sono sentiti sempre isolati a causa della quotidiana lotta per l’esistenza, hanno comunemente considerato il mondo dello sport come un irraggiungibile olimpo e gli stadi il luogo di sfogo del loro modo di vita volgare ottuso e repressivo. Ebbene se questi concetti dovessero rimanere anche nella cultura di domani, gli sport di oggi sarebbero tristemente destinati al declino dell’attenzione e dell’interesse” e dalle affermazioni del professore dell’Università di Pittsburgh D.N.Campabell: ”I futuri giovani apparterranno ad una generazione sensibilmente rivoluzionaria che rispetterà ed apprezzerà qualsiasi manifestazione sportiva non competitiva”

Foto aerea del Multi Sport Movable Stadium di Honolulu. Quattro sezioni mobili da 7.000 posti, ognuna poteva muoversi con le rotelle in una configurazione di diamante per il baseball,  un ovale per il calcio, e in un triangolo per i concerti
Foto aerea del Multi Sport Movable Stadium di Honolulu. Quattro sezioni mobili da 7.000 posti, ognuna poteva muoversi con le rotelle in una configurazione di diamante per il baseball, un ovale per il calcio, e in un triangolo per i concerti

Se si vuole aggiungere a quella profetizzata ideologia della non competitività e del declino dell’attenzione ed interesse i risultati secondo i quali nell’arco dell’anno si avranno semplicemente 147 giornate lavorative e 218 per il tempo libero, è divenuto dunque necessario lo studio radicale di nuove infrastrutture sportive e di nuove migliorie tese a stimolare l’interesse e l’attenzione.

 

Fu così che ai già noti processi dell’urbanistica nelle diverse forme ed interpretazioni del pieno e del vuoto, dell’io e della solitudine, l’architetto Charles Luckman ebbe buon gioco nel progettare e costruire ad Honolulu il Multi Sport Movable Stadium destando poi meraviglia nel profetizzare migliorie, da lui dette lovely addition, come Sound of Ocean Waver, of Wind, of Singing Birds, of Gurgling Brooks, da aggiungere alle artificiali strutture e tutte degne semplicemente di nota.

 

Il passare degli anni ha configurato in pieno quegli attenti esami ed i responsi hanno confermato che gli sport del futuro si articoleranno in sport ecologici ( ad esempio le classiche maratone, il ciclismo in tutte le sue varietà, la vela) e sport fortemente tecnologici dove per tecnologico non si deve intendere semplicemente l’applicazione dei vari studi per migliorare il rendimento dell’atleta bensì anche l’applicazione vera e propria dei gioielli della tecnica sempre più miniaturizzati quali sensori, audiovisivi e soprattutto gli eccezionali Feel-a-Vision, in via di ultimazione sperimentale, che permetteranno allo spettatore di partecipare dal vivo alla vera e propria opera sportiva, cioè immedesimarsi nell’atleta stesso provando le sue stesse emozioni ed il suo stress fisico.

 

Per questi motivi, mentre il gioco del calcio, nonostante si cerchi di valorizzarlo con nuovi interventi, è destinato ad essere accantonato perché troppo insignificante per un futuro intellettualmente più avanzato e si assisterà alla sparizione degli sport individuali violenti privilegiando invece quelli di squadra per dare un senso creativo al gruppo, le previsioni indicano proprio lo sport del baseball, unica attività sportiva dal taglio educativo e risultante formativa di molte altre discipline sportive, come il futuribile gioco più popolare e seguito nel mondo in quanto le diverse fasi di una gara saranno in grado di appagare le sofisticate esigenze della new revolutionary generation.

Questa affermazione non vuole essere un finale di parte ma evidenziare che la rivoluzione analitica bene illustrata da Billy Beane ha avuto forma ed intuizione a partire da lontano e che gli investimenti profusi stanno ora dando i frutti sperati.

 

Un solo particolare comunque mi preme delineare con la matita blu. Sembrava che il trend evolutivo avesse appagato nel totale ed invece dopo diverse prove è emersa una sorpresa che la si vorrebbe far passare inosservata poiché inaspettata: nonostante gli eccezionali traguardi cui la tecnica miniaturizzata abituerà ed interesserà gli spettatori-,partecipanti (Spectator Partecipation) come ascoltare i conciliaboli nei dug out, i suggerimenti tattici, l’indicazione al lanciatore del tipo di lancio, le decisioni dello staff tecnico e così via, questa non è stata e non sarà mai in grado di sostituire quell’invisibile personaggio che è l’umpire.

 

L’indispensabile Giudice di Gara dunque è destinato, ora e in futuro, a restare sempre per il bene di tutti come l’indistruttibile chiave del successo, dell’affermazione e della godibilità dello spettacolo. D’altra parte la sua presenza è e sarà sempre necessaria come necessario è il sale su una gustosa pietanza.

 

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Commenti: 1
  • #1

    eziocardea@hotmail.it (domenica, 27 luglio 2014 17:08)

    Caro Michele, sei proprio forte! Forse sapevi già tutto quando hai deciso di intraprendere l' "immortale" carriera di Umpire!